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Piove
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Titolo:
Piove |
Autore:
Silverwings |
Contatto:
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Racconto
n° 1419 |
Altri
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Mi capita spesso, specie quando fuori piove, come ora, di ripensare a lei. Sarà perché il giorno in cui rimasi per la prima volta imprigionato tra le sue gambe fuori diluviava. Era un giorno di aprile, il primo di aprile, tanto che quando lei mi chiese, con la sua erre moscia, di dormire con lei, pensavo ad un bel pesce, sapientemente preparato dai miei amici. Ma non era così. Quel letto era troppo grande, era ad una piazza, ma sembrava molto più grande, troppo spazio tra la mia e la sua bocca. Fu mentre mi balenò quel pensiero che lei iniziò a parlare, a far della parola uno strumento di eccitazione, capì in quel momento che sarei rimasto prigioniero delle donne per tutta la vita e la cosa non mi dispiaceva affatto. “Se ti avvicini un po’ prometto che non ti mangio” disse lei sorridendo. Mi spostai leggermente dalla sua parte, ma di pochi centimetri. “Perché continui a guardarmi le labbra? Non capisco se lo fai perché desideri baciarmi o per immaginare che sensazione proveresti se le usassi insieme alla mia lingua sul tuo corpo.” “Io…” tentai di dire, ma mi chiuse la bocca con un dito poggiandolo sulle mie di labbra, le percorse da un lato all’altro, poi lo portò sulla sua bocca assaggiandolo con la punta della lingua. “Non hai mai toccato una tetta vero?” mi disse. Io assunsi un’aria risentita come se fossi un pioniere del tatto mammario, ma invece aveva ragione. “Allora? Vuoi toccare le mie? Puoi farlo ma non mettere la mano sotto il maglione, non ti sei ancora meritato tanto.” Protesi la mano e le toccai il seno sinistro, non era molto grosso ma era sodo, lo afferrai un po’ meglio e strinsi di più. “Vieni qui” disse lei portando la mia testa sul suo collo “senti il mio odore.” L’annusai più che potei, tanto che nella stanza sembrava si fosse messa in moto un’aspirapolvere. Mi eccitai e eccitarsi significa perdere parte della lucidità. Lei montai sopra e le sollevai la maglia. “Ti avevo detto che non potevi” disse lei ma sospirò violentemente quando mi tuffai col viso sul suo seno nudo. “Basta così!” disse e mi spinse con entrambe le braccia talmente forte che rotolai giù dal letto. “Ma sei pazza mi vuoi uccidere?” le chiesi mentre rideva. “Allora erano buone?” disse afferrandosi i seni ancora nudi. “Si erano buone” risposi corrucciato. Il suo sorriso scomparve, divenne seria, mi guardò ancora seduto per terra. Prese dal suo comodino una bottiglietta d’acqua e ne mise un po’ in bocca. Scelse proprio il momento in cui mi stavo sollevando in piedi per farne fuoriuscire un po’ dalle labbra. L’acqua iniziava a percorrere il suo petto, le passò tra i seni e le bagnò i jeans. “Prendi un po’ d’acqua” mi disse “voglio bere dalla tua bocca.” Dopo quella frase la mia erezione era al massimo, mi faceva persino male imprigionato com’era nei pantaloni. Mi misi un po’ d’acqua in bocca, lei si alzò e mi bacio con la lingua, mentre il liquido fuoriusciva, stavolta bagnando la mia camicia. “Togli questa” mi disse sbottonandomi. Percorse il mio petto ancora umido, con la lingua arrivò al bordo dei pantaloni. Li slacciò e cercò con la mano il pene che fuoriuscì dai boxer. Lo fissò per qualche istante, poi prese ancora dell’acqua in bocca e iniziò a leccarmi, fino a quando lo infilò tra le sue labbra muovendo la lingua. La presi per i capelli e in quel momento non avrei voluto altro che venire, l’acqua fresca, contrastava con il calore della sua bocca e le due sensazioni insieme provocavano una reazione di piacere incontrollabile. Ad un tratto smise, si alzò di colpo, mi diede uno schiaffetto in faccia e disse: “Non mi piacciono i ragazzi troppo passivi” e si girò dandomi le spalle. Tra la rabbia per quel suo sarcasmo e l’interruzione del piacere che mi stava dando, ottenne proprio quello che voleva. La presi per le spalle e la feci sdraiare sul pavimento, le sbottonai i jeans e glieli tolsi, con una mano le presi le mutandine rosa e gliele feci scivolare dalle gambe, mi buttai su di lei cercando disperatamente l’ingresso al piacere, ma fallii un paio di tentativi. “Ma dove cazz?” Finalmente ce la feci, le diedi un colpo violento entrando tanto che lei sussultò ed ebbi paura di averle fatto male. “Continua ti prego” invece disse. Feci come mi chiese, la colpì in modo selvaggio sia per la foga sia perché lo voleva, durai anche più di quanto credessi e per la prima volta vidi una donna venire. Inizò a gridare “continua non ti fermare”. Poi inarcò la schiena e tese le gambe attorno alla mia vita, per tutto il tempo mi guardò negli occhi. Venni anch’io dentro di lei. Rimasi disteso respirando intensamente, era stato veramente piacevole, ma non mi bastava. La guardai qualche secondo negli occhi poi mi alzai, presi la bottiglietta e dissi: “Ancora un po’ d’acqua?” Lei mi guardò ridendo. “D’accordo, ma questa volta bevi tu dalla mia bocca.”
Che bei ricordi, non li dimenticherò mai, ma adesso non piove più, fuori è uscito il sole, basta ricordare, è ora di vivere, di vivere adesso.
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