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Il bar
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Titolo:
Il bar |
Autore:
Rossorainbow |
Contatto:
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Racconto
n° 1439 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Il fumo della sigaretta risaliva lentamente verso l'altro creando con le sue spire delle forme morbide a cui davo, di volta in volta, un significato. Ero steso sul mio letto a ripensare ad episodi della mia vita... tra cui questo. Era stata una giornata strana quella appena trascorsa, dalla noia dell'ufficio semivuoto per le vacanze d'estate, ai miei sguardi indirizzati attraverso la finestra alla terrazza di fronte, dove un rinomato bar aveva allestito con tavoli ed ombrelloni una specie di oasi nel deserto. Guardavo la ragazza che serviva ai tavoli, un abitino corto con un grembiulino bianco ancor più corto, avevo la sensazione che i clienti, maschi soprattutto, continuassero a ordinare solo per avere il piacere di averla accanto. Era ben fatta, alta, con un seno prorompente e due cosce che urlavano, quando si muoveva tra i tavoli gli sguardi erano posati tutti sul suo fondo schiena, era un amplesso visivo che allertava i miei sensi già tesi perchè ero in astinenza forzata da una settimana visto che la mia lei era partita per le vacanze prima di me. Sdraiato sul mio letto alle undici di sera fumavo e ripensavo a quella ragazza e alle fantasie che quel giorno si erano sedute insieme agli avventori del bar. L'indomani mattina, verso le 12 decisi di andare a prendere un aperitivo in quella terrazza, mi accomodai ad un tavolo un po' defilato dagli altri e lontano dalla porta perchè volevo guardarla per tutto il tempo che mi era possibile. Quando lei venne a prendere la mia ordinazione restai un po' in silenzio prima di sbloccare i miei pensieri, perchè da vicino era ancora più sensuale, aveva una targhetta con il suo nome, Laura, e la chiamai per nome direttamente chiedendo a lei di portarmi qualcosa di buono e di fresco. Le incollai gli occhi addosso mentre si allontanava ed ebbi un'erezione improvvisa, era diventato così duro che mi faceva quasi male ma la mia preoccupazione maggiore fu quella di risolvere prima che lei tornasse, non potevo farmi trovare messo così. Purtroppo il servizio era fin troppo efficiente e ritornò da me dopo alcuni minuti, mi sfiorò quel tanto per non farmi capire nulla mentre mi serviva e le dissi sottovoce: "sei unica...". Lei sorrise, mi scrutò un po' con i suoi occhi verdi e rispose tranquillamente dicendomi: "anche tu non sei male", e ritornò verso il bar. Aveva qualcosa di strano, non ero riuscito ad identificare cosa, ma ero certo che qualcosa di strano c'era. Mi attardai centellinando il mio drink e alla fine verso le 13 mi alzai per tornarmene sconsolato e solo nel mio ufficio; passando dalla cassa le dissi che l'avevo notata il giorno prima guardandola dalla finestra del mio ufficio che le indicai chiaramente. Lei osservò la finestra come se volesse localizzare e mettere in memoria bene il posto e mi chiese fino a che ora mi sarei trattenuto in ufficio. La cosa mi sorprese un pò e le risposi di getto: "fino alle 6 ma se ho un buon motivo posso anche attardarmi". Lei rispose che aveva una pausa dalle 5 alle 6 e la discussione finì lì. Me ne tornai in ufficio cercando di dare una spiegazione a quella domanda improvvisa, mi misi davanti alla finestra e continuai ad osservarla nei suoi via vai ai tavoli e notavo che spesso guardava nella mia direzione, lanciandomi ogni tanto un sorriso. Verso le 5 meno un quarto di quel caldissimo pomeriggio la vidi entrare dentro il bar e non ne uscì più. Pensai tra me e me che stava facendo la sua pausa e mi stavo spostando dalla finestra quando sentii suonare il campanello. Le sensazioni che in quell'attimo mi colsero erano così tante e così diverse e così forti che impiegai un pò a rispondere al videocitofono dove mi apparve lei. "Ciao!" le dissi dal citofono. "Ah! Ci sei allora" rispose lei "stavo per andare via!" "No, no, sono qui, prendi l'ascensore di sinistra e sali al quarto piano", le dissi dando per scontato che sarebbe salita. "Ok" rispose ed entrò. In quei pochi minuti che trascorsero dalla sua assenza in video all'aprire delle porte dell'ascensore, avevo il respiro corto, le tempie che pulsavano e un'eccitazione mostruosa e dicevo tra me e me "stai calmo, non rovinare tutto!" L'accolsi davanti alla porta del mio ufficio, lei si avvicinò ed entrando mi sfiorò le guance con le labbra, "eccomi qui" disse " stupito?", "no" risposi io "contento!" Si mise davanti alla finestra ed osservava la terrazza dove, fino a pochi minuti, prima aveva servito ai tavoli. "E' una bella vista da qui" mi disse "vedi proprio tutto quello che succede" "Veramente di quello che succede non mi importa molto, io guardo te e basta" le risposi. Restò davanti alla finestra, appoggiò le mani al basso davanzale chinandosi in avanti e abbassò lentamente le sottili spalline del vestito... guardavo le sue movenze, la sua schiena nuda, intravvedevo le forme del suo seno, mi accostai a lei da dietro e le mie mani si chiusero a coppa su di esso lasciando uscire i capezzoli durissimi dalle dita schiuse, li stringevo mentre mi strusciavo su di lei e le baciavo la nuca e la schiena. Ero eccitatissimo, duro da far male, la sua mano cercò la mia cerniera, l'aprì e la spinse dentro cercandomi, mi impugnò e lo tirò fuori accarezzandolo, avevo la cappella gonfia e calda. Si girò, si sedette sul davanzale e cominciò a sfiorarlo con le labbra, la lingua lenta sull'asta, scivolava e risaliva, indugiava sulla fessura, leccava la corona, lo imboccava spingendolo in gola e lo rilasciava sempre più teso e bagnato. Dolcissima tortura che andò avanti per qualche minuto, ero senza fiato, ero senza testa, ero completamente preso in balia della sua bocca con una voglia di prenderla che superava ogni immaginazione. Lei era veramente bella, era perfetta, una donna da scopare per ore e ore e ore, come dice Liga, fin quando ce n'è fin quando fa male... Si alzò, si mise davanti a me e mi cominciò a baciare mentre si spogliava completamente, facendo cadere a terra tutto quello che le restava addosso. Prese la mia mano e la portò tra le su cosce leggermente aperte... Ebbi un sussulto, aveva un cazzo tra le gambe! Duro e teso come il mio, la sua mano decisa me lo fece impugnare e cominciò a farla andare su e giù mentre non staccava le sue labbra dalle mie. Io ero preso in un vortice di sensazioni, riuscìì a vincere la prima, netta, di scostarmi e mandarla via, ma ero troppo eccitato e lei/lui era così bella che l'immaginavo donna completa e, piano piano, la cosa non mi diede fastidio più di tanto. Si chinò a leccarmi i capezzoli, scivolò sul mio stomaco e lo riprese lentamente in bocca ridandomi sensazioni incredibili, accentuate, adesso, da quello che avevo scoperto. Lo bagnò tutto, scivolava tra le sue labbra, si staccò e si mise carponi appoggiando le mani al davanzale. "Ti voglio adesso" mi disse con voce roca. La montai e lo spinsi dentro con colpi decisi e potenti, era stretta, mi accoglieva e ansimava e mentre godeva si masturbava. Le mie mani strinsero il seno quasi facendole male, sentivo salire il mio piacere e sentivo lei tremare, i nostri fiati sempre più corti, le gambe che cominciavano a tremare, le ultime spinte in un orgasmo congiunto con il piacere che scivolava dentro e bagnava le sue mani. Restammo un po' così, in silenzio, lei si rivestì. "Si è fatto tardi" disse "devo tornare al lavoro." Mi baciò di nuovo sulla bocca e se ne andò. Restai un bel pò seduto sulla mia sedia ad osservarla tra i tavoli, (per me era comunque una donna), e conclusi che non mi era spiaciuto affatto quello che era accaduto. Tornai qualche altra volta al bar ma lei non tornò più nel mio ufficio finchè un giorno non seppi che si era licenziata. Non la vidi mai più. Mi manca.
Rossorainbow
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