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La Partenza
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Titolo:
La Partenza |
Autore:
Granchio |
Contatto:
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Racconto
n° 1440 |
Altri
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“Stasera preparo le valige e domani riparto, mi spiace”. E’ quello che ho appena letto sul mio cellulare, un sms di quelli che ti fan riflettere. Ti chiamo, voglio sapere i motivi: “Ciao che succede?” “Nulla di che, ma mi annoio a star sola in albergo, e tu rientri sempre tardi. Alla fine abbiamo avuto solo poco tempo per noi!” Rifletto. “Senti, sei sicura di ciò?” “Si” “Facciamo così, io stasera arrivo prima, e voglio finalmente mettere in pratica quello che ci siam sempre detti al telefono, se non sarai soddisfatta, domani parti ok?” “Ok.” Basta, stasera esco prima. Sono le 17, saluto i colleghi, fingo un mal di testa e via, metropolitana, hotel. Sono in stanza finalmente, ti chiamo al cellulare: “Vieni qui subito, sono arrivato!” Dopo pochi istanti entri dalla porta lasciata appositamente aperta, indossi una vestaglia di raso bianca, senza calze, niente intimo, un paio di sandali. Ti osservo, ti ordino il silenzio con un gesto. “Ora sei mia, se non ti piacerà, sei liberissima di andartene domani.” Abbassi la testa e ti sdrai nel letto. Mi avvicino, dio quanto sei bella, mi sei sempre piaciuta, cosi minuta ma ben fatta, leggerissima, un corpo con cui giocare, da tenere con una mano. “Chiudi gli occhi” ti ordino, le mie dita ora scostano la vestaglia, la sollevano. Ti osservo il pube liscio, lo hai rasato oggi come piace a me, è stupendo vederlo, osservare le labbra rosa. Ti apro le gambe, le labbra si schiudono da sole e il mio indice si insinua, sei bagnata. Lo tolgo e te lo porgo sulla bocca, lo succhi avidamente. Mi sposto e cerco nel sacchetto riposto ieri sul comodino le candele e un accendino. Senti i rumori, vedo che apri leggermente gli occhi. “Tienili chiusi, se li apri, la porta è quella.” Li richiudi. Mi avvicino, accendo la candela, il rumore dell’accendino, la rotella che gira sfregando la pietrina, so che ti fan trasalire, lo faccio un paio di volte apposta. Vedi la luce delle candela ora, la appoggio per un istante sul comodino e ti sfilo la vestaglia. Non posso però non fermarmi sulla tua fessura, è li aperta a me. Infilo l’indice, sei bagnatissima, il medio e poi l’anulare scorrono come se nulla fosse, sei davvero bagnata, il mio sesso è gonfio, mi eccita da morire sentirti bagnata. Estraggo le dita, ti prendo tra pollice e indice il clitoride e stringo... stringo... un gemito, lascio la presa e ti osservo. Riappoggio l’indice nella fessura, sei ancora più bagnata di prima. Riprendo la candela e mi avvicino. “Non farmi male” sussurri. “Zitta”, mi avvicino di più. “Ti prego non farmi male.” “Hai finito di rompere?” ti dico con tono tra il serio e il gioco. Una goccia di cera sul petto, un’altra sul seno, due sui capezzoli. Ti muovi, sussulti, ma non parli, non ti mordi neanche la lingua. La tua fessura inizia a colare umori, vedo il lenzuolo inumidirsi. Un’altra goccia sul ventre, sull’ombelico, mi fermo. So che ti aspetti che scenda, te l’ho sempre detto a parole che lo avrei fatto. Ma voglio giocare, non sei abituata al dolore, ti piace di più l’attesa, l’adrenalina, la tensione. Poso la candela senza farmi sentire, e ti salgo sopra. Ti aspetti la cera calda sulle labbra, sul clitoride, hai paura, lo vedo da come stringi gli occhi e ti mordi le labbra. D’improvviso il mio membro si insinua in te, senza fatica, un colpo deciso, e poi spinte sempre più forti. Capisci allora che è ora di godere entrambi. Apri gli occhi mi guardi, sei felice. Ci giriamo, mi sali sopra e inizi a cavalcarmi. Le mie mani affondano nei tuoi glutei. Schiaffi decisi ma non forti li scuotono. Ti muovi veloce. D’improvviso un sussulto ci coglie entrambi. Un orgasmo simultaneo ci pervade, ci scuote. Istanti lentissimi di puro godimento, occhi che si guardano vogliosi e felici. Un abbraccio. Tu sei al mio fianco ora, mi massaggi il petto glabro, con la tua aria da santarellina mi guardi: “Domani non parto più…"
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