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L'asta
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Titolo: L'asta
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 1443
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Che se ne dica pure, ma ciò che mi accadde il giorno 27 giugno 2005 è da memoriale, indimenticabile e irripetibile.
Livio Santandrea, mestro delle elementari, amante delle bocce e dell'atletica leggera, mi sorrise al Caffè Merlino dove di solito facevo la mia colazione a base di arancia e caffè nero bollente.
Vestita di un abito sottile e impalpabile, profumata di bucato fresco e truccata appena apparivo una pallida Maddalena piena di grazia, nelle mie buffe scarpette da ballerina, occhi di uomini incollati su ogni parte del mio corpo palpitante di desiderio carnale.
Lui non era alla mia altezza era così: sciatto, impavido, bianco come un cencio, con un corpo ricurvo da far rabbrividire Dario Argento.
Eppure, nel quartiere tra le donne dopo i quaranta era famoso per la sua 'asta magica'... un pene ricurvo e dotato di un circonferenza paragonabile alla canna di bambù oppure ad un ramo di sequoia.
Esigente sotto quegli occhiali spessi un dito, per niente eccitante, ma bastò un cordiale, due parole dette con un sospiro, una mano liquida su un fianco... per ritrovarmi completamente lavata della sua bava, del suo alito animale, sbranata dai suoi denti giallo tabacco e penetrata da quel dirompente martello pneumatico.
L'asta, un mito una leggenda, diventata realtà, 45 minuti in balia di un animale selvaggio, che grugnisce, insaziabile, lastricata contro un muro, bastonata dal suo ansimare, frustata da quell'asta indescrivibile, tendente a destra che sfregava nel mio intimo con ingordigia, umiliandola fino allo sfinimento.
Ero distrutta, osannata ed ho quasi avuto una visione religiosa al suo distaccamento, ma potete immaginare la gioia e l'incendio dentro di me... avevo letteralmente ridotto in brandelli il mio ronzino e con solleciata gratitudine uscii dalla sua presa ancora bagnata del suo seme... con una voglia matta di un altro caffè amaro e bollente.