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La prova
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Titolo: La prova
Autore: FiloSofia
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Racconto n° 1447
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Mi chiami e mi dici di indossare un vestito intero nero senza biancheria intima.
E scarpe.
Dal taccho alto.
Senza calze.

Vieni a prendermi senza darmi spiegazioni.

Arriviamo davanti ad una casa sconosciuta (tu sai che tra i nostri accordi esiste il fatto che non puoi "prestarmi" a fini sessuali), quindi ti guardo interrogativa, ma tu mi tranquillizzi.

Lui è uno che non conosco. Non l'ho mai visto tra le tue conoscenze.
Non è bello nel vero senso del termine, è più che altro particolare ma è molto alto, snello.
La sua fisicità è molto prepotente.
Ha un'espressione poco accogliente, mi guarda come se gli facessi quasi ribrezzo eppure nonostante lo sguardo, mi dice che "vado bene" .
Entriamo in una stanza...

Su un sedia addossata ad una delle pareti, c'è una ragazza, con i polsi legati alla spalliera della sedia e gli occhi bendati.
Ha un vestitino corto a fiori, sembra una ragazzina, ma è una donna, lo si capisce dalle curve del corpo.
Sembra carina, ma non l'ho guardata molto a dire il vero.

Tu siedi su un'altra sedia sempre contro la pareta, ma opposta a quella della ragazza.

Al centro della camera c'è una poltrona grande, di quelle in pelle, con i braccioli ai lati... è orientata in modo tale che tu la veda lateralmente.

Lui si siede e mi ordina di avvicinarmi. Lo faccio.
Mi dice di stendermi sul tappeto davanti a lui e di poggiarei i piedi, senza togliere le scarpe, sui due braccioli, uno per lato, e di tirare su il vestito fino alla vita, in modo tale da essere esposta ai suoi occhi.
Mi prende per le caviglie e mi tira verso di sè e praticamente le sue scarpe sono sotto i miei glutei... ed io resto lì, aperta ed indifesa...

Mi dice che se oserò guardarti, mi farà male.
Ma se sarò brava, non mi succederà niente.
Ho la tentazione di girarmi di lato per guardarti ma poi la paura mi frena.

Lui mi guarda insistentemente tra le gambe, non fa niente, è immobile. Mi guarda solo.
Restare così per me è difficilissimo, vorrei coprirmi ed alzarmi ma non posso farlo perchè Tu decidi per me... e se hai deciso così, così sarà.

Lui alza lo sguardo lentamente per arrivare al mio viso e mi ordina di guardarlo. La mia vergogna è indescrivibile; vorrei chiudere gli occhi ma non devo e così lui comincia un gioco perverso ed oltraggioso,
alterna sguardi lascivi tra le mie gambe, a sguardi quasi derisori al mio viso.
Sento le guance in fiamme e il cuore che accellera i battiti...
e nonostante il desiderio di volermene andare, sento che sono eccitata.
Non so se tu ne sia contento e ti sia accorto della mia intensa emozione, quindi mi giro verso di te, quasi a cercare approvazione, che non trovo.

Lui si alza di colpo, si avvicina, mi prende per i capelli e mi tira uno schiaffo fortissimo sul viso dicendo che non avrei dovuto girarmi, ero stata avvertita prima.
Torna a sedersi, ricomincia a guardarmi e mi chiede di dirgli cosa vorrei che mi facesse in quel momento; io non so se rispondere per paura di farti arrabbiare, o se non rispondere e fare arrabbiare Lui. Ti intervenieni e mi ordini di chiedergli ciò che voglio mi faccia.

Allora gli dico che vorrei mi toccasse; prima piano e poi più forte.

Lui non si muove e continua solo a guardarmi.
Ora la mia umiliazione è fortissima, gli ho confessato il mio bisogno di lui, e questo non ha sortito alcun effetto se non quello di farmi sentire ancora più "nuda" ai suoi occhi.

Ad un certo punto, Tu e Lui vi alzate ed uscite dalla stanza.

Io resto trepidante in attesa di cosa succederà. Spero che Lui torni presto, che Tu torni presto... sono certa che mi darete tutto il piacere che cerco e fantastico su cosa potreste farmi, e non me ne importa più niente del fatto che avevo posto tra i miei limiti quello di non essere prestata. Io quello che voglio ora è solo avere le Sue mani addosso, che frugano e prendono e usano.

Resto in attesa.
Passa tempo, un sacco di tempo, o almeno a me sembra tanto.

Finalmente rientrate.

Lui dice:
- Rivestiti, puoi andare. -

Io sono attonita.
Ho il corpo bruciante e pronto ad essere posseduto in qualsiasi modo, e Lui mi dice di rivestirmi...

Mi alzo e resto a testa bassa per la grande vergogna.
Lui mi si avvicina, mi da un bacio a fior di labbra e mi dice che sono stata brava.

Usciamo, pretendendo che non ti faccia domande e ordinandomi di salire in macchina.
Lo faccio, ma tu non entri con me.
Mi dici di non muovermi, e ti vedo tornare in quella casa.

Passano ore, forse due, tre. Io piango, ma non ho il coraggio di suonare alla porta, e resto lì, ed aspetto.

Finalmente ti vedo arrivare.
Sali, mi dici di non piangere, che non risponderai ad alcuna domanda e riparti.

E non ne farò domande. Significherebbe perderti.
E non ho ancora la forza per saperlo fare.

Metti in moto.
E' ora di tornare a casa.