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La casa sulla spiaggia
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Titolo: La casa sulla spiaggia
Autore: Sax
Contatto:
Racconto n° 1457
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Ero in treno, seduto di fronte a lei e ci guardavamo negli occhi senza dirci nulla. Poi finalmente dopo la fermata d’Oristano rimanemmo da soli ed iniziammo a conversare.
Lei aveva qualcosa di indefinito nei suoi occhi neri e quando mi disse che studiava matematica all’università di Cagliari, mi diventò più interessante, per la mia adorazione verso questa materia così affascinante.
Chiacchierammo fine alla fine del viaggio e quando arrivammo ad Olbia, ci salutammo dandoci un vago appuntamento senza fissare né orario né luogo.
Il giorno dopo, di tarda mattina, camminavo per la piccola piazzetta dove c’è il mercato del pesce, vicino alla posta. Cercavo ansiosamente quella ragazza del giorno prima fra la gente e fortunatamente la incontrai, non credo per puro caso.
Dopo i soliti convenevoli la invitai a fare un bagno pomeridiano a Porto Rotondo e lei accettò; così nel primo pomeriggio ci vedemmo e con la mia piccola Citroen partimmo spediti.
La spiaggia era mediamente affollata e il cielo sopra era lievemente nuvoloso. Ci piazzammo sugli asciugamani sdraiandoci completamente sul quel tappeto naturale fatto di sassi lisci e rotondi.
Iniziavo a conoscere meglio quella ragazza dal viso di suora dolce che tanta sensualità sprigionava dai suoi occhi misteriosi. Facevamo finta di godere il bagno di quel pomeriggio e scambiavamo parole, di tanto in tanto.
Il tempo passava e la gente incominciava ad andare via. Lei non manifestava grande interesse nelle conversazioni e si comportava con sufficienza, io preso dalla noia pensavo già di andare via.
Feci un ultimo tentativo per meglio capire il suo interesse verso di me e così accostai maggiormente il mio asciugamano al suo. Non disse niente.
Eravamo più vicini e ci sfioravamo con le braccia.
Mi guardai un po' intorno, di qua e di là, vidi solo poche persone.
Mi avvicinai a lei fissandola negli occhi, mi venne incontro sulla mia bocca e incominciammo a baciarci
Profondamente. Ci tenevamo incollati in un crescendo continuo di eccitazione.
Stavamo aspettando proprio questa intesa che finalmente avevamo trovato. Un’intesa tutta da sviluppare.
La presenza delle persone rimaste sulla spiaggia frenava il nostro istinto incontenibile e non potevamo continuare all’infinito in quel modo.
La smettemmo per un attimo ma l’attrazione fra di noi era forte e prevalse. Replicammo ancora con baci umidi e profondi e lunghi e mi sentivo sciogliere in corpo dall’eccitamento.
Mi ricordai della casa di Marinella che disponevo in quel periodo, distante solo qualche chilometro da lì. Senza esitare le proposi di andarci insieme, per continuare indisturbati il nostro irruente dialogo dei sensi.
Accettò senza fare domande inutili e ci andammo di corsa con la mia Dyane.
Riprendemmo subito il nostro discorso spogliandoci velocemente di quel poco che avevamo addosso e dopo svariati e vellutati strusciamenti arrivò il momento di infilarglielo nella sua figa umida ma lei con destrezza lo prese in mano e se lo mise in bocca avidamente. Sentivo la sua calda lingua strusciare sotto il glande mio e la sua gola calda. Le palpavo la fica che sentivo pulsare, le infilavo il dito nel buco e le strofinavo il clito cercando di farla godere come io stavo godendo. Era tanto eccitata e generosa che voleva farmi scoppiare, così fu che ebbi un orgasmo esplosivo ed incontenibile.
Dopo mi disse che evitava di prenderlo in vagina perchè aveva una gran paura di rimanere incinta e che il padre in quel caso l’avrebbe uccisa.
Disse anche che non permetteva a nessuno di entrare dentro di lei da quella parte ma in alternativa le piaceva farsi sodomizzare.
Mi invitò con occhi ammiccanti ad entrare nella sua porta di dietro, per un secondo atto. Non mi feci pregare e dopo aver assaporato i suoi capezzoli di vino rosa ci disponemmo su un letto nudo che era li, per gustarci vicendevolmente i nostri sessi. Sentii ancora la sua bocca di velluto, il suo sublime caldo e umido piacere. La mia bocca ed il mio sguardo fra le sue cosce.
Mi trasmetteva quella sua avidità, così presi a giocare mordicchiandole la fica e digitando sul suo clito.
Quando eravamo cotti abbastanza, arrivò il momento di cambiare. Puntai al suo culo infilandole il mio cazzo duro e dritto nel suo anello sotto la coda. Entravo piano e con piacere stellare, sentivo la sua pelle stringermi la base della cappella. Spingevo di piu fino ad arrivare in fondo, la sentivo affannare ma riceveva con piacere, dandomi un portento di gioia, fino a farmi esploder ancora, dentro di lei, fino alla fine.
Eravamo felici di questa nostra avventura appena iniziata e ci piaceva fare sesso insieme. La scoprii anche divertente nelle conversazioni, sebbene fossimo entrambi di poche parole.
Da allora iniziammo a vederci il piu’ possibile ma era lei che conduceva il gioco.