I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Letti
Biblioteca
Titolo: Letti
Autore: Veronica
Contatto:
Racconto n° 146
Altri racconti dello stesso Autore:
Mi portò nella sua casa al mare, dalle pareti bianche.
Mi diede uno schiaffo, la mascella mi doleva.
Odiavo i suoi momenti d’ira, in cui diveniva duro come trasfigurato: un altro uomo. Una furia così l’avevo vista solo una volta, sul molo: il mare si era alzato sotto la spinta del vento; grosse ondate s’infrangevano sulla banchina e schiaffeggiavano le barche.
Vedevo lui e vedevo la tempesta, stavolta abbattersi su di me, con tutta la sua potenza.

Lui era uno che la tempesta se la porta dentro, sempre con sé. Cosa lo scatenava? Non so. So soltanto che dopo era di nuovo calmo e dolce: uno squarcio di luce aveva penetrato le nuvole. Il suo volto disteso, lo sguardo limpido. Era allora che mi accarezzava e mi prendeva come per scusarsi: fare l’amore non poteva essere più coinvolgente, intenso.
Aveva chiuso le tende, la stanza era scura, le pale del ventilatore si muovevano piano, l’aria era ferma, densa.
Lui mi volgeva le spalle,non parlava, era come se potessi sentire i suoi pensieri agitarsi nella sua mente. Ricordi del passato, attimi da dimenticare, altre donne di cui essere segretamente gelosa, ed emozioni che non avrei mai condiviso con lui, così chiuso e rinserrato in sé stesso.
Lentamente si tolse l’orologio, era come un rituale forse: si scaricava. Io guardavo la sua nuca: perché non riuscivo ad odiarlo? Ma lo temevo. Temevo che potesse infuriarsi di nuovo o che potesse prendermi con violenza.
Si girò e pose il suo sguardo, torvo e dolce insieme, su di me, facendolo scivolare sulle curve del mio corpo, che s’intravedevano dalla camicia trasparente. Quegli occhi scuri e profondi…
Le lenzuola erano fresche per cui immergersi sotto il peso del suo corpo non mi dispiaceva affatto.
La forza smorzata tutta la sua rabbia la poneva nell’amplesso, mi accarezzava: le sue mani erano ovunque, forti. Le labbra le affondava, sul collo sul seno, e sul ventre, la lingua si muoveva sapiente come un pennello di un artista sensibile, nell’ombellico il mio posto recondito, segreto, ma non a lui. Io rabbrividivo al tatto, mi sentivo passiva lasciva, ancora scossa dalle sue urla di un momento prima. Ero come paralizzata, soggiogata dalla sua forza e da un’intima paura. Non potevo ribellarmi. Mi sembrava di sentire la sua energia passare attraverso la pelle e raggiungermi, diffondersi in ogni orifizio, ogni cellula o meandro della mia mente. In quel momento, avvertivo il suo essere, come il suo corpo su di me.
Lui si muoveva ritmicamente, lo sentivo entrare nel profondo: le sue dita sembravano incunearsi nella mia pelle, come inglobarsi.
Non parlava, affondava i denti nella carne, mi stringeva. Ero in suo potere, sempre più soggiogata dalla sua forza, dalla paura. Non protestavo.
Lui era accanto a me, su di me: si muoveva… si muoveva impetuoso. Le pareti, il soffitto tutto mi sembrò tingersi di rosso e che le pale si muovessero vorticosamente. La testa mi girava.
Poi, si placò. Alla fine solo il rumore del ventilatore ed i nostri respiri si udivano.
Io mi alzai, andai i bagno. Guardai il mio volto, i miei capelli scomposti . cominciai a riempire la vasca: l’acqua fresca mi conciliò i pensieri.
Scorreva placidamente, con un suono monotono. Alzai lo sguardo e mi lasciai cadere lentamente, feci scivolare la testa nell’acqua fin quasi a immergerne il viso. Restai così, ad osservare pezzi d’intonaco che si staccavano dal soffitto: mentre io mi allontanavo da lui. Non più sua emanazione. Mio solo pensiero.
Nei miei occhi: “le valigie, pronte. Lui che dormiva. La porta, aperta. E fuori, la casa pallida, dalle pareti bianche, che giaceva silente sulla spiaggia. Poi, l’ auto, e le ruote che andavano; lontano.”
L’acqua raggiunse le labbra dischiuse e mi penetrò nella bocca. Mi risvegliai, mi risollevai e chiusi il rubinetto. Sotto al soffitto l’intonaco sospeso, in bilico come sempre. Lui, nell’altra stanza, dormiva.