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Puoi guardare ma non toccare l’Aurora
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Titolo: Puoi guardare ma non toccare l’Aurora
Autore: Celeste
Contatto:
Racconto n° 1477
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Andavo in quell’ufficio da un po’ perché ci lavorava il mio migliore amico. Avevo conosciuto le precedenti segretarie, delle ragazze carine ma anonime, così rimasi folgorato quando vidi per la prima volta Aurora. Vestita in pantaloni e camicia, non faceva assolutamente niente per farsi notare, ma le sue forme così procaci non potevano non catturare la mia attenzione.
Ricordo che, appena entrato vidi la sua chioma di capelli biondi, lunghi e lucidi che le ricadevano sulle spalle e si appoggiavano leggeri su il più bel seno che avessi mai visto. La sua camicetta celeste aveva i primi bottoni aperti e quando mi avvicinai alla scrivania, fu più forte di me la tentazione di sbirciare; vidi il canale e i due seni, così pieni, che sentii una gran voglia di assaggiarli.
Mi costrinsi a distogliere lo sguardo e mi presentai con il mio solito modo di fare spiritoso. Lei alzò i suoi occhi verdi su di me, mi porse la mano e rispose alla mia battuta con altrettanta simpatia. Sembrava non avermi assolutamente notato e io fui ricevuto dal mio amico. Quando entrai nel suo ufficio gli chiesi:
- Da quanto tempo è che mi tieni nascosta quella bellezza? –
- Chi, Aurora? Lavora per noi da solo una settimana, ma non ha niente di speciale secondo me, a parte le più grosse tette della zona! –
Proprio in quel momento sentimmo bussare.
- Vi ho portato i caffè – disse Aurora, sfoderando un sorriso bellissimo – ve li appoggio qua. –
In quel momento si chinò leggermente di fianco a me e potei sentire il suo profumo; sapeva di fresco e di pulito, ma anche di donna e di sensualità e scorsi le due rotondità che si comprimevano sotto la sua camicetta. La voglia mi stordì e senza rendermene conto mi passai la lingua sulle labbra. Lei mi vide e mi fece un sorriso tra malizioso e compiaciuto, poi uscì.
La volevo, in quell’attimo un brivido mi aveva percorso e nella mia mente già m’immaginavo il gusto di prenderla sopra la scrivania, strapparle via quell’insulsa camicia e mettere il naso e la lingua tra i seni e poi baciala e leccarla e lentamente cercarle i capezzoli.
- Ehi, conosco quello sguardo! Lasciala perdere che sei pure sposato!-
Era il mio amico che mi riportava alla realtà con una pacca sulla spalla. Me ne andai ma anche i giorni successivi continuai a pensarla, finché mi ritrovai a masturbarmi pensando a lei.
- Ok! Domani torni da Enrico, la rivedi e ti levi questa fissazione! – dissi a me stesso.
Il giorno dopo quindi mi ripresentai nel suo ufficio e lei era sempre lì alla scrivania. Portava una maglia leggerissima, semi trasparente e una lunga gonna rossa. Notai che era anche più sensuale della prima volta. Lei mi guardò con una sfumatura birichina e mi disse:
- Enrico non c’è, però se vuole può aspettarlo nel suo ufficio. Non tarderà molto. -
Io accettai volentieri e per restringere un po’ la distanza tra noi due le proposi di darci del tu.
Lei mi sorrise e annuì. Entrai nell’ufficio del mio amico e mi accorsi che avevo le tempie che pulsavano. Quella donna mi faceva impazzire dalla voglia di toccarla!
Ad un tratto si aprì la porta e lei entrò. Io la guardai sorpreso:
- Pensavo fossi Enrico -, dissi per smorzare un po’ l’atmosfera elettrica che si era creata nell’attimo stesso in cui aveva chiuso la porta dietro di se.
- Non è vero… è me che aspettavi. -
Sorrideva e in quel momento vidi che la maglia aveva dei piccoli bottoni e che lei li stava slacciando. – Non vedi l’ora di vederle vero? L’ho capito da come le guardavi. -
Annuii, ma non dissi una parola. Ero come ipnotizzato, non vedevo l’ora che togliesse quella maglia!
- Facciamo un gioco: tu non puoi toccarmi, fino a che non te lo dico io, ok? –
Feci di nuovo segno di sì.
- Non preoccuparti, abbiamo tutto il tempo, gli altri hanno una riunione fuori sede, torneranno questa sera. -
Sorrise sorniona e cospiratrice, smise di sbottonarsi lasciandomi ancora con il desiderio profondo di vederla nuda.
Mi si avvicinò, mi fece alzare e mi sfilò la maglia. Cominciò a leccarmi un orecchio e ha succhiarmi il lobo. Io sentivo il suo odore che mi penetrava le narici facendomi impazzire di desiderio.
Si tolse finalmente la maglia e io guardai avidamente quei due seni così pieni e morbidi che avevo davanti. Erano anche più belli di come me li ero immaginati sodi e alti con i capezzoli duri come chiodi… mi sentivo ardere, ma il gioco continuava e lei dopo essersi lasciata osservare e deliziandosi della mia espressione vogliosa si avvicinò nuovamente e sfregò i suoi capezzoli sul mio petto e nel frattempo si sfilava la gonna.
Si staccò da me e si girò fino a che non vidi il suo culo… ero così concentrato sul petto da non aver notato che aveva anche un fondoschiena da urlo. Tondo e sodo, insomma avevo davanti una donna veramente bella e desiderabile.
- Che bel culo che hai -, le dissi quasi sussurrando. Lei sorrise e mi denudò trovandosi davanti tutta la potenza del mio desiderio mostrato dalla piena erezione.
Lo bacio e lo leccò strappandomi gemiti di piacere intenso. Stavo per scoppiare in un orgasmo quando finalmente mi disse: - Ok, ora puoi fare di me ciò che vuoi. –
Non me lo feci dire due volte e la distesi sulla scrivania.
Prima assaporai i suoi seni meravigliosi, baciandoli, toccandoli e pizzicandoli, poi scesi fino al ventre e lì mi soffermai a toccarla e leccarla a lungo come lei aveva fatto con me.
Soffrivo perché volevo affondarmi in quelle dolcissime carni per sfamare la mia voglia urlante, ma volevo ritardare quel momento per continuare a gustarla.
Quando sentii che anche lei stava per raggiungere l’apice del piacere, mi fermai e mi sollevai da lei. La guardai e vidi nei suoi magnifici occhi verdi la richiesta muta di soddisfarla e così non resistetti più; la feci girare in modo da poter guardare quel magnifico culo mentre venivo e la penetrai.
Era fradicia e bastarono poche ma possenti spinte per farci raggiungere un orgasmo violento e liberatore.
Restammo a lungo immobili, io sopra di lei, con le mani sopra i suoi seni e i suoi capelli color miele che mi solleticavano il viso, fino a quando il respiro non fu più affannato dalla passione. Dopo quella volta ce ne furono altre e fu sempre un gioco diverso.