|
|
|
Novizia
|
|
|
Titolo:
Novizia |
Autore:
Granchio e M. |
Contatto:
|
Racconto
n° 1480 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Era tempo che ci si doveva vedere. Quella settimana complice anche l’ennesima trasferta, si era finalmente riusciti a combinare un incontro. L’appuntamento era per le 16 al bar della piazza. C’eravamo visti solo in foto, qualche gioco al telefono, qualche mail erotica, ma nulla di più. Lei era nuova, non conosceva quasi nulla di sadomaso, di sottomissioni, di costrizioni cerebrali ecc. ma voleva provare. Alle quindici e trenta ero già seduto, in un angolo del locale, seminascosto, ma potevo comunque vedere chi entrava. Finalmente entrò, si appoggiò al bancone ed ordinò da bere qualcosa. Mi alzai e mi portai alle sue spalle. Avevo scelto apposta quel bar, non aveva la specchiera dietro al bancone. Mi avvicinai al suo orecchio e le sussurrai con voce flebile ma decisa di recarsi senza voltarsi alla toilette. Eseguì l’ordine, la osservavo mentre procedeva ancheggiando, vestita con una gonna fino al ginocchio senza calze sotto e una camicetta di seta. Dopo qualche istante la raggiunsi. Quando entrai lei cercò di abbracciarmi e baciarmi, ma la presi per un braccio e la feci voltare faccia al muro. “Fai silenzio, e non ti muovere” son state le uniche parole. La mia mano iniziò a cercare il suo ventre, poi scese più giù a controllare. Umida. Un dito appena insinuato e subito ritratto. Le dissi di seguirmi e pagato il conto ci recammo in albergo. Il silenzio contribuiva ad aumentare l’eccitazione. Entrati in stanza non dissi niente, la osservai solamente spogliarsi, e rimanere in slip La bendai e la portai in ingresso. Al muro vi erano i consueti appendiabiti a muro, ideali per legare una persona con le braccia in alto. Lo feci. Il suo viso mostrava eccitazione mista a paura. D’altra parte non aveva mai subito nulla ed era sia curiosa che timorosa di quello che poteva succedere. La mia bocca si appoggiò ai suoi seni, ai suoi capezzoli. Un bacio dolce, e poi i capezzoli presi tra i denti, una leggera pressione per vedere le sue reazioni. Una smorfia sul suo viso. Ripresi i suoi seni tra le mani, stringendoli a coppa, e poi osservai il suo pube celato dagli slip. Facevano capolino da dietro i bordi alcuni peli, segno evidente della sua inesperienza. Mi recai quindi in bagno e preso l’occorrente per la rasatura tornai da lei. Mi avvicinai e le ordinai di non muoversi. Le sfilai gli slip e iniziai ad insaponarla. Vedevo sul suo viso l’espressione stranita mista a gioia, forse per il solletico, che si alternava alla curiosità. Iniziai a rasarla e dopo pochi minuti avevo tolto tutto. Mi riavvicinai di nuovo a lei e le feci sentire il mio respiro sul viso, sul collo, sulle spalle. Le allargai le gambe, ora stava completamente inerme di fronte a me, le mani legate sopra la testa, le gambe divaricate, il sesso offerto. Mi riavvicinai a lei, e nel farlo notai che la sua fessura iniziava ad aprirsi. Le mie dita scorrevano sul suo ventre con movimenti lenti, ogni volta scendendo sempre più in basso, fino a raggiungere il bottone del piacere. E poi più giù ancora, ed è lì che la vidi spostarsi leggermente di lato, come a non volere essere violata. Lentamente iniziai ad infilare un dito dentro ma non riuscii a farlo per più di un istante. Vergine. Era ancora Vergine. Capii in quel momento quanta fiducia lei avesse riposto in me, suo master e amante, non si era mai concessa a nessun altro e aveva scelto me. Ritrassi il dito e mi avvicinai alla sua bocca. Appoggiai le labbra e la baciai dolcemente. La slegai e la condussi sul letto. Rimasi a guardarla per qualche minuto, volevo farla trepidare. Poi mi sdraiai accanto a lei il mio viso accanto al suo. Una sua parola: “Fammi tua”. Osservai ancora a lungo il suo corpo, soffermandomi in particolare sulla zona genitale. Appoggiai un dito al clitoride e iniziai a muoverlo, dapprima lentamente poi più velocemente. La sentivo gemere, poi il dito curioso s’insinuò nel solco nudo, era palese la sua eccitazione, la sua fessura era bagnata, il dito lentamente entrò e ritrovò la strada sbarrata. Sentii che lei si muoveva di nuovo, ma stavolta erano spinte di bacino. Cercava di spingere il dito più all’interno, voleva farsi violare. Lo estrassi e mi misi in ginocchio in mezzo alle sue gambe. Le presi nuovamente un capezzolo tra le dita e iniziai a giocarci tirandolo e stringendolo. Contemporaneamente con l’altra mano presi il suo clitoride tra il pollice e l’indice e iniziai a fare la stessa cosa. Lei si contorceva, ma sentivo tramite le mie dita che era sempre più fradicia di umori. D’improvviso smisi, mi sdraiai sopra di lei e le puntai l’inizio dell’asta sulle grandi labbra facendole aprire piano piano. Lo sfregai più volte onde lubrificarlo e dopo poco iniziai a spingermi dentro. Mi fermai quasi subito, volevo farle sentire bene quella nuova sensazione mai provata prima. Lei inarcò nuovamente la schiena, lo voleva. Indietreggiai leggermente e… una spinta decisa. Un gemito di dolore, le lacrime. Le tolsi la benda, e la guardai negli occhi per farle capire che se voleva poteva profferire parola. “Voglio godere” mi disse. Ricominciai a spingere, colpi decisi sempre più forti, sempre più lunghi e penetranti, il lenzuolo leggermente sporco. Sentii lei che si univa sempre più, la sensazione dimenticata delle pareti strette, mai violate prima riaffiorava dai miei ricordi mentre continuavo a scoparla con foga. I suoi gemiti aumentarono d’improvviso, stava per venire. Continuai cosi ancora per qualche istante e poi lei venne... Un orgasmo fatto di dibattimenti, dita che stringevano le lenzuola e gemiti. Il suo viso è rimasto sorridente da allora…
Cogli l’attimo prima che appassisca… Dedicato a te, che non ho mai incontrato...
|
|
|
|