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La Tempesta
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Titolo: La Tempesta
Autore: WithorWithoutyou
Contatto:
Racconto n° 1489
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All'improvviso mentre mi racconti della tua mattinata io mi alzo e mi giro su un fianco, tu nemmeno te ne accorgi. Sei preso a descrivermi il bosco. Piano... pianissimo ti accarezzo la pancia, quasi non ti tocco. E' solo un movimento dell'aria quello che ti fa scoprire che mi sono mossa.
Ti fermi, mi guardi. Nemmeno ti guardo e continuo ad accarezzarti la pancia, il torace e la mia mano scivola su di te. Ricominci a parlare ma ricominci balbettando un po'. La tua mente sta chiedendo cosa deve fare, cosa dire, domandare? fermarsi.
Ora racconti della pila di cose da stirare. E la mia mano ti alliscia la maglia, e poi gioca con la parte infilata nei jeans. Ti fermi un'istante. Combattuto se andare avanti con il tuo quasi monolgo o dirmi qualcosa.
Io ti guardo con i miei occhi bluviola seri, indagatori.
C'è qualcosa che non va?
Nulla, a parte le cose da stirare e non c'ho voglia.
Approfitto della pausa del tuo monologo per sfilare la t-shirt dai jeans. Un breve respiro si mette tra le tue parole. Sto zitta e il mio silenzio è una richiesta tacita di farti continuare a parlare. Voglio solo ascoltare. La mia mente è impegnata ad accarezzarti e formulare una frase adesso non mi va.
Le mie dita si infilano lungo l'allacciatura dei jeans. Non puoi non accorgerti adesso delle mie intenzioni. Una pausa. Adesso non parli e si sente solo il frusciare della mia mano sulla tua coscia. Solo rumore di tessuto. Mi chiami piano. Sembra ti manchi il fiato ma io so che non è per quello. No non ancora, è presto per farti mancare il fiato. Hai paura, dici il mio nome perché' hai paura e lo ripeti spesso proprio per avere la conferma che io sia ancora lì. Ad ascoltarti.
Si? Dimmi.
Ancora il mio nome. Sorrido. Mi chiami pronunciando il mio nome per esteso e non con il solito nomignolo.
Dimmi.
Cosa stai facendo?
Ma che razza di domanda, penso.
Ti sto accarezzando ovunque, mi sembra evidente. Secondo te? Non dovresti.
Lo so.
"Puoi mandarmi via", ti dico con un tono di sfida e la mia mano ti sta accarezzando l'interno coscia e dal ginocchio è salita fino al'inguine nel momento esatto in cui pronunciavo l'ultima lettera.
Quattro lettere. In quattro lettere ti ho toccato tutta la gamba. Ma sulla "o" di lo so sono ancora tra la coscia e l'inguine. Il tuo sesso lo sento appena tra la trama del cotone. Ma lo vedo. Ora preme un po' contro le tasche. Scomodi i jeans penso. SShhhh, per una volta raccontami una fiaba tu. Ma così è difficile.
Sei distratto?
No.
Mmmm vuoi fare il duro.
Eddai tante volte io ti ho raccontato all'improvviso dal nulla una fiaba, fallo tu per una volta.
Va bene.
Adori le sfide. Sei un bambino per queste cose. Sei tutto intento a trovare l'incipit della fiaba, parli, rimangi le parole, correggi ed io ho sbottonato i jeans.
Non ti sei quasi accorto tanto sono stata abile e delicata. Mi congratulo con me stessa. Ma la mia mano tiepida sulla tua pelle non puoi non sentirla.
Mi fermo. Ti guardo. Okay, tu capisci dallo sguardo che forse è il caso di proseguire. Tu la fiaba. Io la mia carezza liscia liscia fino all'insenatura dei boxer. La fiaba parla del mare e di una barca. Una tempesta sta montando. Rido tra me e me. Certo caro, una tempesta, stanne sicuro. Le mie intenzioni non sono solo belliche ma oltremodo decise. Ecco il mio porto. Ed ecco la mia nave. L'afferro.
Tu sobbalzi. Ma meno forte di quanto mi aspettassi. Ah! penso, quante donne ti hanno sorpreso... cosi' tante che nemmeno sobbalzi più.
Ma io mai. E per questo il tuo sobbalzo. Continui la storia. Parlando dell'equipaggio. La mia mano accarezza il tuo sesso che ora non può rimanere impassibile come il narrastorie. Vorrei dirti che la tua storia fa acqua da tutte le parti ma sono buona e mi voglio dedicare solo a te. Alla tua personale tempesta che tra un po' vivrai. Non puoi non dirmi nulla ora. Ma non sai cosa dirmi e non sai perchè dirmelo e quindi ecco ancora il mio nome. E' solo il tono che è diverso. Non solo interrogativo ma anche un po' meno severo di prima. Mmm sapevo che prima o poi avresti ceduto penso anche se sei ancora piuttosto severo. Serro le mie mani in maniera decisa e ferma e ti sfido dicendoti che la fiaba non mi sembrava finita.
Hai ragione. Manca la tempesta. Si sussurro e le mie labbra sono già poggiate sulla punta del tuo glande. Tremi piano. Lecco piano. Parli piano. Racconti del vento che soffia e io ti sto baciando. Le onde sono sempre più alte e la mia mano scivola giù verso l'attacatura. Il mare si agita e le tue vene pulsano sotto la mia lingua. Ogni tanto tra il vento e l'acqua e le onde il mio nome.
Io non parlo, la mia lingua è impegnata a raccontarti un'altra storia. Una goccia di te mi bagna le labbra. Ti assaporo e mi piace e con avidità metto le mie labbra intorno al centro del tuo piacere.
E' la tempesta. La nave si scuote. Il tuo pene freme. La nave non può resistere alla tempesta. So che cederai e dirai ancora il mio nome ma in un altro modo. I porti sono lontani. Non così tanto, penso io. Conosco un posto dove la tua nave potrebbe gettare l'ancora e oscillare su e giù senza paure.
Ecco ancora il mio nome. Già la mia mano si muove sul tuo sesso e segue e anticipa i movimenti della mia lingua. Riecco il mio nome e mi accarezzi i capelli piano. La tua carezza voleva distogliermi, ma invece si ferma come a tenere la mia testa su di te.
Ora mescoli alla fiaba parole per me sola. La punta della mia lingua segna la strada verso le tue labbra. Gioca a lungo vicino all'ombellico, poi disegna piccoli cerchi e sale sul petto. La mia mano è sempre sul tuo sesso. Si muove lentamente ma movimenti lunghi, affondi regolari. Pulsa la mia mano. Mi richiami per nome e mi dici che non avrei dovuto scatenare tutto ciò. Ti fisso negli occhi. Ok si insomma però non avresti dovuto, lo sai.
No, non lo so ed ero stanca di aspettare te e le tue paure. Ora la tua mano cerca pezzi della mia pelle frugando sotto la camicia... trova il seno. Un gemito. Mio o tuo? I chiodini dico. O lo hai detto tu? Li stringi dolcemente ed io stringo te. Sei nelle mie mani e lo sai. La carezza diviene lenta e mi baci i lobi delle orecchie. Cominci a stuzzicarmeli e succhiarli ma io non voglio. Sono già eccitata. Voglio stuzzicarti io. E in un attimo sono di nuovo sul tuo glande. E ancora una goccia di te ne imperla la punta. Con la lingua la tocco. Lo tocco e tu tremi. Io mi poggio su di te e do il via alla tempesta.