|
|
|
Night
|
|
|
Titolo:
Night |
Autore:
Emma |
Contatto:
|
Racconto
n° 1503 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Fino ad una cert’ora è un normalissimo night: si chiacchiera seduti sui divanetti rotondi; si ascolta musica, si balla nel piccolo spazio circolare sotto il palco dei musicisti, si sta bene, senza stress, in un ambiente rilassato e poco rumoroso. Poi, arrivati all’ora giusta, cambia tutto. La cantante, il tastierista ed i saxofonista se ne vanno. La pista da ballo si libera. Le luci si smorzano ancor più, lasciando solo uno spazio illuminato di una fioca luce rossa al centro della pista da ballo e riducendo la gente tutto attorno praticamente nel buio più completo: un buio rossastro da camera oscura fotografica. Un paio di robusti camerieri srotolano sulla pista illuminata un enorme materassino bianco, di quelli che si usano nelle palestre di judo, grande tanto da occuparla quasi per intero. Un paio di ragazze e di ragazzi, gli animatori della serata, fanno il giro dei tavolini, distribuendo grandi ceste di vimini. Poi parte la musica registrata, discreta, e tutto è predisposto per la seconda parte della serata, quella che tutti aspettano. Finita la distribuzione dei cesti, i quattro animatori raggiungono il centro del tatami e, a turno, iniziano lo strip. Anche loro si sono tenuti una cesta, e via via i vestiti finiscono lì. Prima una ragazza, con gli altri tre seduti all’indiana al margine del materassino. Poi l’altra ragazza. Quando anche questa è nuda, si alza di nuovo anche la prima: si abbracciano, si sbaciucchiano, si rotolano, si aggrovigliano, si mettono le dita dentro a vicenda. Poi coinvolgono anche i maschietti. Li svestono, abbracciandoli, baciandoli e scambiandoseli. Inevitabilmente poi giocano coi loro sessi, che chiaramente sono eccitati e di dimensioni xxl. Infine, esauriti tutti i possibili preliminari, le ragazze si coricano ed i ragazzi salgono loro sopra e iniziano a fare l’amore, cambiando ogni tanto posizione e cambiando ragazza. Inutile dire che, a questo punto, tutti gli spettatori sono più che eccitati. E sono anche tutti nudi, o sulla strada per esserlo. Perché le ceste distribuite prima servono proprio a questo: raccogliere i vestiti di chi occupa ciascun tavolino, per evitare poi di doverli cercare nel buio chissà dove. Stefy era già nuda completamente prima ancora che la prima delle spogliarelliste lo fosse. In un attimo si era tolta tutto ed aveva già iniziato a togliere roba anche a Fabio e ad ammucchiare nella cesta. Del resto, era dall’inizio della sera che i nostri amici si preparavano a questo momento e non vedevano l’ora che giungesse. Anzi, era da giorni che ci stressavano con questa storia. Nella nostra zona c’è buio, ma non tanto da non poter vedere cosa fanno gli amici al nostro tavolino. E neppure è tanto buio da non poter intravedere cosa succede nei nostri immediati paraggi: tanti tavolini, con tutt’attorno dei divanetti rotondi da quattro o sei posti, con gli schienali imbottiti a formare delle specie di sépare. Ma dei sépare bassi, oltre i quali è possibile vedere ed essere visti, almeno dai posti più vicini. Alla nostra destra una coppia abbracciata: lei con la camicetta sbottonata e i capelli scarruffati, lui a torso nudo, o forse nudo del tutto, perché in basso non si vede. Dall’altra parte una compagnia più numerosa e rumorosa di ragazze con le tette al vento e le mani, si direbbe, impegnate sotto a manipolare dove potete immaginare i loro amici più o meno ancora semivestiti.
Stefy e Fabio non vedono l’ora di buttarsi nella mischia al centro della pista, sul materassino, ma non osano fare i primi. Aspettano e sono premiati. Si alza per prima una coppia coraggiosa dall’altra parte della sala, nudi come li ha fatti mamma, e si avvicinano ai quattro che stanno dando spettacolo. Questi si accorgono di loro ed una delle animatrici interrompe l’accoppiamento, si alza e va ad accoglierli. Li prende per mano e li porta in mezzo. Bacia la ragazza, per passarla subito poi al suo compagno animatore, che la bacia a sua volta e, senza troppi complimenti, la stende e inizia fare l’amore con lei. La ragazza del night adesso può occuparsi del maschio: lo riempie di coccole, quindi inizia a sua volta ad accoppiarsi con lei.
E’ a questo punto che Stefy decide che è ora di lanciarsi. Si alza, trascina per mano Fabio tra i tavolini ed anche loro vengono accolti allo stesso modo sul tatami. Qualche coccola e Fabio infilza la spogliarellista mora, mentre Stefy finisce col rotolare per terra abbracciata allo spogliarellista più robusto, quello che, fino ad un attimo prima, si stava appunto lavorando la spogliarellista mora. Immediatamente è tutto un susseguirsi di gente che via via trova il coraggio di buttarsi nella mischia. Si avvicinano e, in un modo o nell’altro, finiscono col trovare qualcuno o qualcuna di quelli già sul tatami che interrompe quello che sta facendo e si occupa di loro. Nel giro di qualche minuto le coppie in gioco sono almeno una quindicina. Coppie che si formano e subito si sciolgono e si ricompongono in altro modo. Qualcuno gattona qui e là. Qualcun altro rotola sulla schiena per raggiungere chi ha a fianco. Qualcuno scavalca. Cominciano a formarsi gruppi di tre, quattro corpi, in grovigli sempre meno definibili. Grovigli nei quali ormai Stefy e Fabio non sono più distinguibili. Marco ed io preferiamo goderci lo spettacolo e rimandare a più tardi il mostro ingresso in campo. Intanto però ci mettiamo a nostro agio. Ne approfitto per liberarmi delle scarpe, del vestito, del reggiseno e del perizoma. Mi dedico poi alla patta di Marco, restituendo la meritata libertà alla gioia della sua vita, e dandogli qualche energica scollata. Poi via via lo libero dalla camicia, dalle scarpe, dalle calze, dai pantaloni ed anche delle ormai inutili mutande a mezz’asta. Anche la coppia alla nostra destra si sta dando da fare. Devono ormai essere completamente nudi anche loro, ma non sembrano intenzionati buttarsi nel mucchio. La ragazza è seduta sulle ginocchia del ragazzo, di schiena e si direbbe che stiano facendo l’amore così. Forse sono di quelli che non si buttano e sono qui solo per questo. Alla sinistra, dove erano in sei, intanto c’è agitazione. Dei maschietti non c’è più traccia: probabilmente sono già schizzati al bordo della pista o saranno già nel mucchio. Una delle ragazze non vuole invece saperne di alzarsi. Le altre due, in piedi e già nude, cercano di strascinarla su e le dicono di non fare la sciocca.
Noi intanto osserviamo. Non abbiamo voglia di buttarci subito nella ressa dei più infoiati e rischiare di essere travolti e di prenderci gomitate o ginocchiate in faccia. Ci sarà tempo anche per noi. Cerchiamo con lo sguardo di rintracciare nel mucchio i nostri amici, ma ormai il groviglio li rende del tutto indistinguibili, fino a che, soddisfatte le loro voglie, vediamo prima Fabio e poi Stefy sgattaiolare dal groviglio e fermarsi seduti ai margini, ormai solo intenti a tenere coccole private ed a guardare gli altri. Anche altri, poco alla volta, fanno come loro: si sciolgono dal groviglio e si mettono al margine. Ormai la scena è quella di molti seduti per terra, tutto attorno, a guardare, e di poche coppie che stanno ancora facendo l’amore, al centro, in modo più tranquillo, con meno scavalcamenti, meno grovigli selvaggi, e con più calma. Nessuno di chi ha già dato torna al tavolino: dal bordo del ring lo spettacolo è decisamente migliore.
Ci decidiamo ad entrare in gioco quando vediamo alzarsi qualche tavolino dietro a noi e passarci al fianco una coppia che fino ad allora non avevamo notato. Lei ha i capelli lunghi, scuri, raccolti a coda di cavallo: entrambi, nel loro genere, hanno una schiena ed un sedere da oscar. Li vediamo esitare al margine del tatami e in un attimo li raggiungiamo e, come per caso, siamo abbracciati al loro fianco. In viso la ragazza è ancor più carina. E’ giovanissima e sembra avere l’aria un po’ persa, indecisa tra la voglia ed il timore di buttarsi.
Tocca a me rompere il ghiaccio e lo faccio con lei, naturalmente. - Ciao, io sono Emma. Mi risponde in francese. Mi dice che lei è Corinne e mi dice anche altre cose che non capisco. Ha un sorriso dolcissimo ed una bella voce da ragazzina. Le faccio cenno che non capisco, ma la prendo per mano e lei mi lascia fare, continuando a sorriderci. Coi dentini si morde il labbro inferiore: deve essere eccitatissima. Le dico che è molto bella e che anche il suo ragazzo è molto bello. Non capisce forse le parole, però l’intenzione la coglie, sorride e non molla la mia mano. E’ inutile cercare di comunicare ancora a parole. Con la mano libera, le accarezzo un fianco e lei sembra gradire. Anche il suo ragazzo sembra gradire e approvare, e, abbracciato da dietro, incollato alla sua schiena, le dà un tenero bacio sui capelli. Provo a risalire con la mano fino toccare la mano che il suo ragazzo le tiene sull’ombelico e poi a sfiorarle un seno. Sorride ancora, con una specie di brividino, ed allora mi avvicino del tutto, e la bacio: prima su una guancia e poi sulle labbra. Non sembra troppo abituata a coccole di questo tipo, ma neppure si sottrae, ed io ne approfitto per baciarla un po’ più a fondo, cercandole la lingua. Risponde bene e si decide anche a mettermi le mani dietro la schiena e ad abbracciarmi. Scosto un po’ il viso e cerco un bacio anche dal suo ragazzo, in quello che ormai è un abbraccio a tre, con Marco un passo indietro, chiaramente con me, ma, per il momento, in attesa che la conoscenza si compia. Ancora un bacio a lei, uno a lui ed è ora di coinvolgere anche Marco, prendendolo per mano e tirandolo avanti. L’abbraccio ora diventa a quattro, con noi ragazze in prima linea e i maschietti appiccicati dietro, a far da retroguardia e ad impedirci, se caso, di retrocedere. Quando mi scosto a lato per baciare ancora lui, Corinne ne approfitta per sporgersi sulla mia spalla e baciare Marco.
Ormai l’intesa c’è: è chiaro che abbiamo voglia di fare l’amore insieme ed è ora di lanciarsi in questioni più serie. Mi sciolgo dall’abbraccio di Marco, prendo per mano Corinne e la guido sul tatami, aggirando le schiene di quelli stravaccati al bordo a guardare. Ci troviamo un angolo spazioso, ci corichiamo e riprendo a baciarla da sdraiate, cercando con la mano di raggiungerla tra le cosce. La gente intorno guarda, ma è abolita, non mi interessa per nulla che almeno cento occhi ci scrutino. Non mi interessa neppure di cercare tra la gente attorno se ci sono ancora anche Stefy e Fabio. Siamo ormai sufficientemente pochi in attività sul tatami che nessuno dei nostri vicini è abbastanza vicino da intromettersi e da disturbarci. Possiamo procedere con tranquillità. Per qualche minuto ci siamo solo noi due, i nostri corpi che si strusciano, i nostri visi che si toccano, le nostre bocche che si succhiano, i respiri che si mescolano, le mani che si intrufolano e accarezzano. Poi arrivano anche Marco e il suo ragazzo a esigere la loro parte. Si coricano con noi. Anche loro entrano nell’abbraccio, che si fa più grande, per accoglierli. Anche le loro bocche succhiano, anche le loro mani frugano, anche i loro corpi strusciano. In una sensazione di pelle che vuole altra pelle, di calore che si diffonde, di occhi che non vedono più, di mente che non vuole più ragionare, né sapere di chi è la mano che fruga, la bocca che bacia, il profumo che si inala, il sesso eretto che si ha nella mano; con la mente che vuole ormai solo annullarsi in un piacere grande come noi quattro tutti assieme. E alla fine, penetrata da Marco, penetrata dall’altro, baciata e accarezzata da Corinne, penetrata ancora da Marco, ancora dall’altro, riaccarezzata da Corinne, e via all’infinito… alla fine il piacere esplode. E solo dopo ricompare la luce rossa che rischiara il centro della pista, ricompare il materassino sotto la mia schiena indolenzita, ricompaiono gli altri seduti attorno, e, tra loro, compaiono anche Stefy e Fabio, che sorridono e alzano il pollice per congratularsi.
Sbaraccata la festa, riaccese le luci, recuperati i vestiti nel cesto e reinfilati alla bella e meglio, salutati con un cenno i nostri amici francesi, intenti anche loro a rivestirsi vicino al loro tavolo, recuperata l’uscita e l’aria aperta e l’auto e le parole consuete in auto e la via di casa, solo un rimpianto mi resta: non so niente del ragazzo di Corinne; non so neppure come si chiama.
|
|
|
|