I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Carne o pesce?
Biblioteca
Titolo: Carne o pesce?
Autore: Goldensword
Contatto:
Racconto n° 1516
Altri racconti dello stesso Autore:
La città scorreva via fra la leggera nebbia e i muri dei palazzi antichi avvolti nel buio della sera.
Mi scivolava addosso, ornata delle solite luci ed ombre che emergono a malapena dalla opaca umidità decadente che ammantava il centro storico a quell’ora della sera.
Leggere sagome di persone mi passavano accanto sfiorandomi appena, persone di cui percepivo solo l’ombra e la direzione. Poche auto, pochi mezzi in movimento nel centro storico. Pochi i negozi ancora aperti, orario di chiusura e le vetrate si spegnevano quasi all’unisono in un unico sbadiglio lattiginoso e umido di pacata sonnolenza.
I portici, la strada lastricata di pietre antiche, mi conducevano in uno di quei portoni ove la luce e la vita della città sembrava cercasse scampo all’oblio delle sera del tardo autunno. In uno di quei posti dove la gente cominciava a smaltire una giornata di lavoro, illudendosi di vivere in modo diverso prima dell’alba grigia e livida del giorno dopo.
Locande, osterie, taverne e bar. Da tutti gli uffici del centro storico defluivamo a quell’ora fino a quelle mete per l’aperitivo. A volte era l’unico pasto per alcuni di noi che avevano il frigo di casa pieno solo di alcolici e scatolette di tonno.
Dalla porta in vetro innestata in un vecchio palazzo si vedeva un’ambiente immerso in una luce calda, virata al rosso. Gli arredamenti in legno esaltavano questa sensazione di calore che ti avvolgeva appena oltrepassavi la soglia. I rumori di fondo cambiavano immediatamente, da echi lontani della strada a voci umane che ridevano e parlavano con le bocche piene e i calici vuoti.
-Ciao come va? Come è andata oggi? Che fine ha fatto Antonio?-
I soliti amici, colleghi, compagni di bevute. Solite domande e battute sulle donne e sul lavoro. Solito bicchiere di bianco, alcamo o donna fugata, o comunque un vino bianco fermo, più decongestionante per il cervello di un frizzante e poi perché a quell’ora della sera non mi sentivo mai da frizzante.
Seduti al bancone in legno, perché non c’era posto nei tavoli, tutti in fila sopra gli sgabelli fra gli odori del cibo e l’aroma del vino che pulisce il palato e l’anima in modo delicato ma deciso.
-Ciao Francesca!-
-Ciao Luca, come stai?-
Quella sera mi trovai seduto accanto a Francesca, una amica di vecchia data di mia sorella.
-Tua sorella come sta?-
-Bene, bene, E tu? Come mai qui?-
-Sono venuta con degli amici che lavorano qui vicino… è un poco che non ci vediamo, cosa fai di bello?-
Di bello, mi chiedeva cosa facevo di bello. Di bello poco, ma quella sera forse per l’effetto del vino o perché quel sorriso era troppo vicino per lasciarlo andare via cercai di credere che fosse così.
Francesca, era proprio tanto che non la vedevo. Non ci siamo mai parlati troppo.
-Allora ti sei sposata, convivi?-
-Niente di tutto ciò, ma sono andata a vivere da sola.-
-E come va?-
-Bene bene, l’appartamento non è molto grande ma ci vivo veramente bene. -
-E’ da molto che stai li?-
-Sono due mesi domani.-
-Allora bisogna festeggiare, prendiamo qualcosa da bere, offro io! -
Di solito non faccio mai il secondo giro se non mangio dopo. Lo stomaco, se riceve il secondo bicchiere di buon vino, si illude di ricevere anche un buon pasto e la delusione può essere fatale. Ma quella sera ero disposto a rischiare.
Era carina. Lo sapevo. Ma non avevo mai fatto caso alle fossette laterali che ballavano ai lati del viso quando sorrideva. Ballavano sopra quella bocca grande e decisa, con labbra non molto carnose ma belle anche senza il rossetto.
-Cosa beviamo?-
-Allora, due bicchier. di traminer.-
-Mi piace qui… C’è un atmosfera rilassata ed amichevole, sai dove lavoro io non c’è niente di simile attorno, al massimo un bar che alle sette chiude.-
-Noi veniamo sempre qui, siamo sempre i soliti, quelli che a casa non li aspetta nessuno.-
-Ma tu sei ancora single? -
-Sono tornato single, ma ti dirò che a parte alcuni dettagli adesso sto meglio. -
-E’ andata via lei?-
-Sì, di venerdì… Ecco il vino, Allora alla tua casa!-
-Alla mia casa!-
Quella bocca estremamente larga riesce a gestire con maestria il vino che dal calice passa alle labbra con naturalezza, e con altrettanta naturalezza, Francesca socchiudeva gli occhi quando il vino raggiungeva la lingua e il palato.
Occhi grandi e castani. Non li avevo mai guardati da così vicino. Non avevo mai notato un interesse particolare nel loro sguardo. Solo una volta, un pomeriggio di tanti anni fa, mi era sembrato di scorgere una luce particolare che mi guardava. Una luce che passava attraverso uno spiraglio di una porta che poi si è subito richiusa. Stavo notando solo ora che la sua era una bellezza che emergeva a piccoli particolari. Le sue labbra quando vi appoggiava il bicchiere o rideva, le sue dita quando si portava le tartine alla bocca, i suoi capelli che scendevano sulle spalle arricciati in modo leggermente disordinato come una bionda cascata selvaggia, tutti particolari che erano sintomo di una bellezza malcelata e di una sensualità pronta ad esplodere.
-Ho anche imparato a cucinare da quando vivo sola!-
-Ma tu non eri quella che mangiava solo cose precotte o già pronte?-
-Si e vero, ma poi mi sono stancata e mi sono messa a cucinare, sai che mi piace molto? Tutte le sere che ho tempo, sperimento una ricetta nuova.-
-E ti vengono bene?-
-Devo dire di si.-
-Io sono rimasto indietro in quel settore… Da quando se n’è andata, nel mio frigo ci sono solo bottiglie di vino o birra e scatolette di tonno, quando è festa qualche affettato.-
-Non mangi niente?-
-A pranzo mangio in mensa e la sera spesso dopo l’aperitivo non mangio più niente… Poi mangiare da solo mi mette molta tristezza… Anche il frigo si intristisce.-
-Come fai a dirlo che il frigo soffre?-
-Cambia rumore quando mi vede seduto al tavolo. Anche se non so se quella vibrazione diversa sia un pianto o una risata! -
I suoi occhi castani mi sembravano sempre più grandi, sempre più aperti, sempre più vicini ai miei. I miei amici se ne erano andati già da un pezzo e lo stesso i suoi. Stava seduta su quello sgabello con la schiena dritta e le gambe incrociate, ma sembrava che stesse comoda e rilassata.
Stavo morendo dalla voglia di passarle una mano tra i capelli e baciarle quel bellissimo collo bianco e lungo che spariva in una camicia leggermente aperta sul petto.
-Io invece di vini e liquori non ho mai capito niente.-
-Invece li io sono abbastanza bravo, anche se sono più un alcolizzato che un intenditore.-
Francesca si portò una tartina alla bocca, lentamente le labbra si aprirono ed accolsero il cibo con delicatezza in una calda presa. La lingua dopo un attimo si affacciò oltre le labbra e raccolse la salsa che leggermente si era posata sul margine destro.
La vidi diventare rossa e tossire.
-Troppo piccante questa!-
Si piegò sul bancone e bevve dal calice. Gli occhi erano rossi e le labbra semiaperte cercavano sollievo. Attorno ad esse, lungo il margine destro, era rimasto qualcosa che la lingua non arrivava a prendere.
-Aspetta che sei sporca in viso.-
Allungai una mano, un dito, un tovagliolo.
-Dove -
Non risposi a quegli occhi castani lucidi. Toccai con il tovagliolo il bordo delle labbra e raccolsi la salsa. Nell’attimo in cui toccai la pelle la guardai negli occhi. La voglia era quella di assaggiare quelle labbra, di toccarle.
-Ora sei a posto.-
-Grazie, il piccante mi piace ma questo è da inferno.-
-Allora mi dicevi che cucini, cosa fai meglio carne o pesce?-
-Mi muovo bene su entrambi, sono gli abbinamenti con i vini un problema.-
-Per quello sono abbastanza bravo.-
-Allora potremmo fare così: domani sera vieni a mangiare da me, tu porti il vino io faccio da mangiare.-
-Si può fare, carne o pesce? -
-Pesce!-
Eravamo usciti dal locale. L’umido mi aveva già azzannato al collo ed io avevo alzato il bavero del giubbotto. La strada era illuminata da una luce che cercava di imitare l’arancione ma non riusciva ad imitare i caldi riflessi di quel colore. Poca gente, in lontananza solo rumori di auto e quelli che uscivano dalla porta del locale alle nostre spalle.
La accompagnai all’auto e ci salutammo con un bacio sulle guance con cui entrambi valutammo la distanza dalle labbra. La guardai andare via, voltando indietro lo sguardo, mentre camminavo in avanti verso la strada. La vidi voltare la testa indietro in cerca di me.
La guardai nuovamente mentre attraversavo la strada, stranamente illuminata da una luce differente da quella di prima.
C’era anche più gente radunata sul margine della strada. Forse si è sentito male qualcuno, pensai, ed andai oltre. Non mi interessava, per la testa avevo altri pensieri.

L’ascensore sapeva leggermente di chiuso. Mi guardai allo specchio con la luce indecisa del neon. Non avevo pensata ad altro che alla serata per tutto il giorno. Le bottiglie di vino nel sacchetto tintinnavano leggermente.
-Ciao.-
-Ciao.-
Mi baciò leggermente sulle guance.
-Entra ed apri il vino.–
La gonna svolazzava leggermente sopra alle scarpe nere con il tacco.
Aprii il vino e riempii due flute. Lei portò a tavola una ciotola.
-Per antipasto insalata di polipo, ti piace il polipo?-
-Si, anche se è afrodisiaco.–
-Non crederai ai cibi afrodisiaci? Su ora tocca a te. -
-Bosco Eliceo bianco. Vino frizzante secco, di altro è inutile dire, il vino parla meglio al palato e all’anima più che al cervello.-
-Buono!-
Anche l’insalata di polipo era ottima. La bottiglia e il polipo scivolarono negli stomaci rapidamente, mentre le parole si facevano più dense e gli sguardi più precisi. Indossava una camicia poco scollata che lasciava intravedere leggermente le forme del seno, piccolo ma lasciato libero di svolazzare dentro la camicia rosso scuro.
-Ed ora un assaggio di minestra, tagliolini al salmone.–
-Donna fugata bianco. –
Anche questo abbinamento risultò positivo. Non si tirava indietro con il bere, la sentivo sempre più vicine e le nostre mani si incrociarono più volte attorno ai bicchieri.
-Ultima portata, cernia al forno con le patate!-
-Ultima bottiglia di vino, Est est est.-
La cernia finì, come finì anche il sorbetto.
Sazio la guardavo dall’altra parte del tavolo mentre stava con la testa leggermente reclinata all’indietro. Avevo solo voglia di baciarle il collo e scendere giù sul petto, fino a liberare dalla prigionia quei piccoli seni. I suoi capelli sembravano totalmente fuori controllo, li immaginavo ricoprire il mio petto o poterli tenere stretti in mano.
-Sono piena, ma quanto abbiamo bevuto?-
Mosse le bottiglie, una finita e due a tre quarti.
Poi ci guardammo fisso negli occhi, a lungo. Lei sorrise leggermente. Le toccai una mano, lei intrecciò le sue dita con le mie. Poi con l’altra fece finta di piantarmi una forchetta nella mia mano prigioniera, ma io non la ritrassi e continuai a guardarla dritto negli occhi, a fondo.
-Ottimo pranzo, veramente ottimo.-
-Grazie, anche se la cernia era troppo salata.-
-Forse hai ragione… Ora ci vuole un digestivo.–
-Prendo il limoncello che hai portato dal freezer.-
-Lascia, faccio io.-
Mi alzai e quando mi girai lei era in piedi dietro me, mi girai e lei era davanti a me, dentro me con i suoi occhi.
Feci per spostarmi e lasciarla passare, ma lei mi bloccò e mi baciò spingendomi indietro. Sentì il caldo delle sue labbra sulle mie, le sentii aprirsi e assaggiarmi chiedendo di essere a loro volta assaggiate.
-Vai di la, nella credenza ci sono i bicchieri, scegli quelli più adatti ed aspettami li. -
Non risposi nemmeno, eseguii e basta.
Aspettai un poco con i bicchieri in mano.
-Puoi venire un attimo di qua?-
Mi precipitai in cucina con in bicchieri in mano.
Lei era nuda, aveva addosso solo il grembiule da cucina e le scarpe coi tacchi a spillo. Il nodo del grembiule sventolava sul sedere.
Mi avvicinai e cominciai a baciarla da dietro sul collo mentre mi svestivo. Lei faceva finta di niente mentre io le slacciavo il grembiule.
La baciavo sulla schiena, salendo e risalendo, mentre con le dita le accarezzavo i capezzoli già duri e dritti.
Arrivato a baciarle il sedere, lei si girò e prese dal frigo li vicino la panna spray, me la diede ridendo, poi si girò.
Le cosparsi la schiena con la panna, dal collo fino al sedere, poi la leccai tutta in senso inverso e quando giunsi sul collo le appoggiai il mio apice di passione sulla schiena, facendolo scivolare poi in senso inverso fino alla congiunzione delle natiche. Feci il percorso inverso, con la lingua, mentre lei tratteneva il respiro.
All’altezza del sedere le aprii le gambe e la sospinsi più in alto, appoggiata sempre al lavandino. La mia lingua si diresse, spingendo un poco di panna, fino al suo sorriso già umido.
Lei, sempre girata di schiena, si teneva con le braccia sul lavandino, gemeva ora più forte mentre la leccavo fuori e dentro. All’improvviso mi alzai, le bloccai le braccia e la presi da dietro alzandola leggermente. Lei gemette e si aggrappò più forte alle mie mani.
Spinsi avanti il bacino e la tirai dalle spalle in dietro. Si sganciò da me come una furia, si girò e calò la sua testa fra le mie gambe. Mi assaggiò profondamente tirando la pelle avanti e indietro. Poi la alzai e la baciai mentre la appoggiavo sulla cucina. Le leccai i capezzoli pronti ad esplodere e poi la presi dal davanti. Lei gemeva leggermente e cominciai a muovermi con un movimento secco e violento. Lei sbatteva con il sedere sulla credenza che rumoreggiava mentre continuavo a baciarla sul collo.
L’infinito si avvicinò sempre di più per entrambi e si apri in una luce bianca.
Una luce bianca e forte, sempre più intensa che fece sparire tutto.
-Dottore, venga ha aperto gli occhi.-
-Cosa…?-
Una lampadina puntata dritta sugli occhi mi accecava.
-Si ricorda come si chiama?-
-Luca… ma…-
-Si ricorda cosa è successo? -
-No… cosa?-
-E’ stato investito da un motorino ed è svenuto.-
-Cosa mi sono fatto?-
-Qualche contusione ed un leggero trauma cranico. Signorina se vuol venire ha ripreso conoscenza.-
-Luca, Guarda avanti quando attraversi la strada! Cos’è, non vuoi assaggiare la mia cernia al forno domani sera? -
-Si Francesca, ma…-
-Cosa?-
-Non esagerare con il sale!-