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Ritratto dal vero
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Titolo: Ritratto dal vero
Autore: Caterina
Contatto:
Racconto n° 1521
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La ragazzina aveva iniziato ad andare nello studio per guadagnare qualche soldo, sostituendo una vicina di casa che si occupava delle pulizie.
Le prime volte non lo vide: entrava con le chiavi che le avevano date, eseguiva quanto le era stato detto e se n’andava chiudendo bene la porta.
Subiva il fascino sottile di quella mansarda completamente rivestita di legno, dove due grandi lucernari illuminavano i pochi pezzi d’arredamento e la moltitudine d’enormi tele dai colori violenti appoggiate alle pareti.
I soggetti dei quadri contrastavano con l’austerità dell’ambiente: erano quasi tutti ritratti femminili, in prevalenza nudi, che si potevano definire vivaci sia nel colore sia nelle pose delle modelle.
A volte si soffermava ad osservarli e provava uno strano disagio nel guardare un seno o un pube cosi ostentatamente esposti, quasi offerti con provocazione allo sguardo dello spettatore.
La turbavano talmente che distoglieva l’attenzione per volgerla allo studio di una composizione classica, non ancora finita, che rappresentava tre giovani ragazze con lunghe tuniche bianche ritratte in un giardino dall’atmosfera rarefatta.
Questo la tranquillizzava, terminava il lavoro e poi tornava a casa, anche se le rimaneva l’ansia di una voglia sconosciuta e segreta di un peccato incompiuto…
Un giorno entrando nello studio lo trovò.
L’uomo era di una bellezza cupa con mani nervose e lunghi occhi scuri e la accolse con un’arrogante indifferenza che la mise in un’agitata soggezione.
Guardandola di sfuggita le disse di entrare, di non fare rumore e non spostare nulla.
Poi continuò a dipingere senza degnarla di uno sguardo, salutandola appena, quando se ne andò.
Per qualche settimana il rituale tra loro fu questo, ma, malgrado la ignorasse, la presenza dell’uomo nella stanza era potente come se irradiasse una luce e un calore che la colpivano e la scaldavano dandole la perenne sensazione che stesse per accadere qualcosa.
Un giorno qualcosa accadde.
Stava pulendo i vetri, quando lui smise di lavorare per osservarla. Avvampando si volse verso il pittore che le disse di restare ferma ed iniziò a girarle intorno, scrutandola con un’attenzione silenziosa che le mandava il sangue in tumulto. Dopo qualche minuto prese dall’armadio una veste di seta bianca e, indicandole il paravento, ordinò d'indossarla e di posare per lui.
Non osò contraddirlo: la prepotente sicurezza dell’ordine aveva scatenato il bisogno di compiacerlo assieme al timore di non essere all’altezza delle sue richieste.
Tornò con la leggera tunica sopra la biancheria e l’uomo si avvicinò, toccando la spallina del reggiseno con disapprovazione.
La ragazza, intimidita da quello sguardo, lo slacciò sfilandolo dalla scollatura, sentendo immediatamente un brivido, quando la stoffa fresca le sfiorò i capezzoli nudi.
Lui guardò in basso e chiese se avesse altro addosso e lei, obbediente, fece scivolare le mutandine sotto la tunica fino alle caviglie, lasciandole cadere a terra.
Dopo averla osservata per un lungo istante volse le spalle avvicinandosi al cavalletto e indicando con un brusco movimento felino l’alto sgabello davanti alla finestra.
Iniziò a preparare i colori sulla tavolozza mentre lei rimaneva appoggiata in bilico, vivendo sulla pelle la carezza del tessuto sottile, che scivolava ad ogni impercettibile movimento facendola rabbrividire e provocando una leggera ma evidente tensione dei capezzoli.
Si stava chiedendo cosa trasparisse attraverso la veste, quando il pittore si avvicinò iniziando a sistemare le pieghe della stoffa. La ragazza tratteneva il respiro al tocco di quelle mani che si muovevano con lenta attenzione sulla seta, ignorando palesemente il corpo nudo che c’era sotto.
Quel tocco sicuro e indifferente le diede una sensazione sconosciuta che partiva alla bocca dello stomaco, si allargava sulla schiena e sfociava nel ventre come un caldo languore.

Guardò l’uomo ritornare al cavalletto sentendosi persa, ma rimase immobile, sperando si avvicinasse ancora e lei. Dopo un tempo infinito lui le indicò con un cenno il paravento, dicendole di andarsene perché la luce era cambiata e tornare il giorno dopo alla stessa ora.
Andò a casa di corsa con i sensi in subbuglio, un affanno che non riusciva a calmare, un’inquietudine che quella notte non la fece addormentare.
Il mattino seguente bussò alla porta del pittore con il cuore in gola. Quando aprì vide che non era solo: c’erano altri due uomini, con cavalletti e tele, che salutarono con una lunga occhiata. Senza dire nulla la ragazza si avviò al paravento uscendo poco dopo con la tunica per mettersi nella posa del giorno precedente.
Per un po’ la guardarono in silenzio e lei sentiva lunghe vampate di vergogna salirle alla gola, poi uno dei due le chiese di sciogliere i capelli che teneva raccolti sulla nuca. Alzando le braccia il tessuto si tese sul petto evidenziando le piccole punte dritte, mentre la massa di capelli soffici le cadeva sulla schiena nuda.
L’altro uomo obbiettò che in quel modo non vedeva la linea della spalla e si avvicinò spostandole le ciocche dal collo e toccando la spallina che cadde scoprendole un seno.
Istintivamente la ragazza si coprì, ma il pittore con voce bassa e ferma disse di restare così e di sollevare le braccia. Anche l’altro uomo le venne accanto ed entrambi sistemavano la veste di modo che aderisse il più possibile al corpo. Sentiva le mani correre calde sulla seta e muoverla sulla pelle liscia, seguendo le tonde lune dei glutei per affondare i nel loro solco, disegnando il triangolo del pube con leggere carezze sugli inguini, infilandosi infine tra le sue cosce da davanti e da dietro mentre anche l’altra spallina scendeva e si trovava presa tra i due uomini completamente nuda dalla cintura in su.
Lo sguardo del pittore la bloccava in quella posizione e le loro bocche iniziarono a posarsi sul collo leccandolo per poi scendere a succhiarle i capezzoli. Un umore denso e caldo bagnò la seta e le dita che si muovevano lungo la fessura affondando e risalendo alla piccola giuntura del clitoride per massaggiarlo fino a farlo gonfiare per obbligarla a spingersi in avanti contro le loro mani.
Senza rendersene conto iniziò a gemere leggermente e il pittore venne ad inginocchiarsi davanti a lei denudandole il pube, allargandole le gambe per appoggiarsele sulle spalle. La teneva sollevata da terra reggendole i glutei con le mani e premeva il viso contro la sua carne bagnata esplorando con la lingua, infilandosi nelle pieghe e stringendo tra le labbra le sue piccole labbra umide.
Sentì un lungo gemito uscirle dal petto e capì di essere sull’orlo di qualcosa che non aveva mai provato. Il pittore si staccò da lei con una luce di trionfo negli occhi e disse agli uomini di tenerla così con le gambe spalancate fino a quando non terminava lo schizzo. Riprese la cartella in mano lavorando velocemente mentre i due uomini non le davano tregua con baci e carezze, tenendola in uno stato d’eccitazione quasi insopportabile, assaltandole i seni e l’inguine senza mai soffermarsi sul suo centro pulsante che aspettava solo una pressione un po’ più forte per esplodere.
La tortura e la delizia erano aumentate dalla vergogna di essere esposta e usata come un oggetto da studiare, di essere in balia della perversa creatività dell’uomo che voleva cogliere e fissare il piacere, un attimo prima che si scatenasse.
Il sudore la copriva come un velo lucido e i suoi occhi guardavano avidi la frenesia degli uomini sul suo corpo. Sentiva da come la stingevano e la succhiavano che anche la loro eccitazione era intensa e desiderò vedere i loro sessi, desiderò sentirli, gustarli come facevano le loro bocche con lei. Non sembrava sua la voce con la quale lo chiese, e, quando la carne calda le sfiorò i fianchi, iniziò a muovere il bacino chiedendo di essere presa.
Il pittore fece un cenno e la sollevarono dallo sgabello per appoggiarla a terra. I loro membri tesi le sfioravano il seno e il viso, il pittore scivolava lento nel solco della vulva senza penetrarla. Avvolse le mani attorno al pene d’entrambi gli uomini e tastò stupita la calda consistenza della pelle, il morbido involucro che sembrava coprire un’anima d’acciaio e scivolava avanti e indietro scoprendo la lucentezza gonfia della punta umida e rotonda.
Con la lingua assaggiò il sapore dell’umore che stillavano, poi avvolse le labbra attorno al glande dell’uomo più vicino, mentre continuava ad accarezzare l’altro.
Il pittore le sollevò i fianchi facendo scivolare il pene tra le piccole labbra dalla stretta fessura al bocciolo gonfio, strappandole piccoli gemiti ogni volta che lo sfregava e allargandola un po’ di più quando sprofondava nella valle rosata. Mani e bocche si muovevano impazzite su di lei, i loro sessi strusciavano sulla faccia e sui seni, le scivolavano in bocca, le riempivano le mani e lui batteva contro di lei sempre più intensamente.
Quando iniziò ad aprire il suo scrigno, il leggero dolore si smarrì in un mare di violente emozioni, che lui alimentava continuando ad accarezzare il centro infuocato del suo sesso, mentre allargava la carne tenera.
Sentì un lago liquido e infuocato partire dal suo sesso e spandersi in tutto il corpo per poi tornare come un’onda violenta a stringere l’asta che la penetrava con colpi profondi, e un piacere selvaggio e sconosciuto come l’urlo che le uscì dalla bocca.