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Colpi di colore
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Titolo:
Colpi di colore |
Autore:
Krinisia |
Contatto:
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Racconto
n° 1533 |
Altri
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COLPI DI COLORE
Un’immensa multicolore tela, in stile informale, proiettava vivide immagini e provocava emozioni e inquietanti sensazioni, filtrate attraverso il fascinoso sguardo di Carmen. A vederla da dietro pareva una vera opera d’arte. Una scultura di fronte ad un dipinto. Una scultura viva, tridimensionale, pulsante, che accentuava i colori brillanti del mastodontico quadro. Fasciata in un raffinato abito rosso ciliegia, era seduta sulla poltroncina in pelle coloniale con le lunghe gambe accavallate. Ai piedi indossava un paio di sandali neri, dal tacco alto e sottile, che esaltavano le esili caviglie, la destra impreziosita da una minuscola farfalla rossa dai contorni neri. Il vestito leggero e avvitato le scivolava sulle ginocchia, e, incrociandosi nella parte superiore, lasciava visibile la profonda linea di demarcazione dei prorompenti seni. I capezzoli scuri s’erigevano alla vista di quella complessa arte pittorica, in cui difficile era scorgervi un disegno compiuto, poiché erano le forme dai mille colori a colpire. Carmen osservava attentamente, rapita. Fantasticava falli, amplessi, orge. I suoi occhi erano scuri, dall’aria vivace e sensuale, la bocca carnosa, colorata di rosso, dalle labbra morbide. I capelli neri corvini, lunghi e ondulati, fluenti sulle spalle. Due gocce di diamante risplendevano sui lobi delle orecchie. La donna si godeva lo spettacolo indisturbata. Pochi visitatori a quell’ora nella sala le permettevano di lasciarsi assorbire dalle opere esposte. In particolare quello specifico quadro la turbava. Scorse una giovane coppia a pochi passi dalla sua postazione. Erano abbracciati. Sembravano felici. L’uomo le cingeva un braccio intorno la vita e la baciava sulla bocca, con passione. Sicuramente se ne sarebbero tornati nella loro casa, e dopo essersi spogliati, avrebbero fatto l’amore. Carmen li vide, nudi, sulla tela. I loro corpi avevano pelle d’avorio, liscia, profumata dei loro umori. Lei lo accarezzava dolcemente sul torace, sul petto, scivolando poi in basso, sul sesso. Afferrava l’asta con le sue mani vogliose ma delicate, lo maneggiava con estrema cura e sentimento, chiudendo gli occhi, ed eccitandosi. Giocherellava con i testicoli, massaggiandoli, premendoli. Poi s’inginocchiava. Portava la bocca aperta e avida all’altezza del fallo e lo fagocitava come un serpente addomesticato. Il pene gli premeva sul palato, quasi a sfiorarle la gola. L’uomo godeva, fino a perdere completamente il controllo di se’. Si liberava di quella forte tensione, svuotandosi, e riempiendo di liquido fecondo la bocca della sua donna. Oppure portava il sesso rigido e duro in mezzo ai suoi seni, con l’aiuto delle mani strofinava il membro fino a farlo ingrossare, finché inondava il suo viso di tiepido seme. Carmen era così eccitata che le sembrò di entrare nel quadro. Sorprese sommessamente i due amanti nei loro giochi amorosi. S’infilò nel loro letto impregnato di odori. Si mise tra i loro corpi con le braccia sopra la testa, e afferrò la spalliera del letto. Mentre i due giovani si scopavano, Carmen era tra di loro, godendo del loro piacere. Il cazzo dell’uomo la strofinava, eccitandola. E poi la penetrò, conducendola all’orgasmo. La donna si era scostata sul fianco del letto e stava ad osservarli. Aveva voglia di toccare e accarezzare le rotondità di Carmen. La sorprese, avvicinandosi al suo viso e la baciò sulla bocca. Il contatto con quelle morbide labbra la incuriosiva. Aprì la bocca e la premette su quella di Carmen, introdusse la lingua fino ad incontrare la sua. Era un contatto delicato, inebriante. Voleva percorrere tutto il suo corpo femminile, come davanti ad uno specchio, ad un’altra se’ stessa. Provava un incontrollabile e inconfessabile desiderio di impossessarsi di quel corpo simile al suo e della sua anima. Voleva raggiungere la sua mente e le sue fantasie, toccarle i seni e leccarle lievemente i capezzoli. Le due donne si masturbarono a vicenda, sicure dei loro gesti, senza esitazioni e pudori. Godettero. Invase da un piacere delicato e profondo, si abbracciarono. L’uomo era estasiato, come se un erotismo tutto nuovo l’avesse illuminato e mutato nel profondo. Sempre seduta davanti alla tela, Carmen era completamente assorbita da quelle immagini. Il suo sguardo era trasognato, quasi allucinato. Il suo perizoma scostato, e molto bagnata in mezzo alle gambe. Non s’accorse quasi della presenza di un affascinante uomo accanto a lei. “Ottimo dipinto, non è vero?” Carmen trasalì dal suo sogno ad occhi aperti. “Fantastico, ti fa viaggiare con la fantasia” rispose lei d’impulso. “Ha ragione, l’arte è sogno, realtà che nasce dalla passione”, affermò con determinazione il visitatore sconosciuto. “Sembra un vero intenditore… è per caso un artista?” chiese Carmen, molto incuriosita dalla toccante affermazione. “Sono pittore. Mi chiamo Lucas, e lei? Carmen si presentò educatamente. Si sentiva ammirata con interesse. Quasi subito gli sguardi presero il posto delle parole. Le mani di lui sfiorarono le ginocchia di lei. La ragazza sentì un brivido lungo la schiena e uno più pungente, tra le gambe. Il suo eros colorato dalle precedenti fantasie si riaccese di colpo. Lucas avvicinò le labbra all’orecchio della donna: “Ho una voglia pazza di te.” I suoi occhi neri come il carbone la desideravano ardentemente. La prese per mano e la condusse fuori della Galleria. Percorsero vie affollate di gente distratta, all’imbrunire. Un chiarore lunare dipingeva i loro profili. Affrettavano i loro passi con il desiderio reciproco di fondere i loro corpi in un erotico amplesso. Si fermarono di fronte ad un capannone. Dentro era enorme. Tele, cornici, statue, tubetti di colore e pennelli erano disseminati ovunque. L’uomo si avvicinò a Carmen e le sfilò il vestito color ciliegia. Le infilò la lingua in bocca togliendole il respiro. Accarezzò con la mano il suo pube, seguendo il profilo dell’inguine, poi introdusse un dito sotto il perizoma. Aprì la sua farfalla e la penetrò con passione. Carmen gemette, quasi singhiozzando. Il suo corpo era l’immagine della lussuria. Sbottonò con ansia la candida camicia di Lucas e la gettò sul pavimento. Gli tastò con vigore l’uccello e gli abbassò i pantaloni. Afferrò i suoi glutei sodi e muscolosi. Si accorse che era nudo. Si ritrovarono in mezzo alla sala, vicino ad un tavolo pieno di barattoli, attrezzi, bozzetti di quadri. In pochi attimi ogni oggetto sparì dal ripiano. Un drappo bianco venne steso dal pittore per imprimervi i loro corpi avvinghiati. Non erano chiari come la luna, e nemmeno come l’avorio. Le loro nudità si colorarono del verde smeraldo, del rosso vermiglione, del blu cobalto, come meravigliosi quadri d’autore. Sulla loro pelle sbocciavano fiori, s’infrangevano onde, si coglievano frutti maturi. Carmen era distesa supina sul tavolo e Lucas le disegnava arabeschi dorati sui seni, intorno ai capezzoli, che si rizzavano al contatto delle sue dita d’artista. Lentamente scendeva sul suo addome, sui fianchi, intorno all’ombelico. Faceva gocciolare il colore diluito nell’acqua gelida sul suo corpo accaldato e fremente, provocandole fitte di intenso piacere. Poi la leccò in mezzo alle cosce, e, addentrandosi nella zona del piacere, premette la punta del suo fallo su tutta la vulva irrorata di umore dolce e salmastro. Ma non volle penetrarla subito. Desiderava osservarla tremante sulla tavola, coi seni gonfi e arrossati, il ventre palpitante, il pube in trepidazione. La guardava sorridendo. D’un tratto, si fece serio, e affogò nei suoi occhi profondi. Nel suo sguardo vedeva l’eros farsi sottile e poi, all’improvviso, saltar fuori come una pantera selvaggia. Notava scintille di passione che gli facevano rizzare il sesso senza che Carmen nemmeno lo sfiorasse. Ad un certo punto l’uomo s’alzò. Estrasse da un cassetto un pezzo di stoffa e bendò quei meravigliosi occhi. Si diresse verso la piccola dispensa sopra la finestra. Prese un grappolo d’uva dorata. Sgranò i chicchi grandi e succosi e tornò da Carmen, che giaceva immobile, in attesa. Udiva l’eco dei suoi passi sul pavimento. Lo sentiva avvicinarsi e ricominciava a tremare. Lucas le afferrò dolcemente le caviglie e le sfilò i sandali che ancora indossava. Divaricò le sue gambe con entrambe le mani, sfiorandole la parte interna, risalendo verso il pube. Infilò alcuni chicchi d’uva uno ad uno tra le sue labbra lisce e gonfie. La donna fu pervasa da un’insolita sensazione. Assaporava l’entrata dei quei rotondi corpi estranei lasciandosi andare a sensazioni sconosciute. Appoggiando le labbra all’inizio della fessura Lucas estrasse i piccoli frutti. Aiutandosi con la lingua li faceva scivolare nella sua bocca e li divorava, completamente inebriato da quel nuovo gusto dolciastro. Poi ricominciò a premere il suo membro sul sesso di Carmen, fino a farlo scivolare dentro. Diede alcuni rapidi colpi, sostenendosi sul tavolo, posando i palmi delle mani accanto al volto di lei. Stremato, s’accasciò sul suo corpo. S’arrestò per alcuni istanti, abbandonato al contatto di ogni punto della sua pelle. Carmen gli disse con voce flebile: “Mi hai fatto godere da matti, ma non sono ancora sazia di te”. Allora Lucas le tolse la benda dagli occhi e rotolando su di lei, afferrandole le mani, la mise sopra di se’. Lei si sedette sul suo fallo a riposo e lo frizionò con la sua fica calda. Risalì il suo torace fino ad arrivare alla bocca e si fece passare la lingua sul bocciolo del suo tulipano rosso, che per lo sfregamento deciso e sapiente, s’aprì lasciando fuoriuscire il nettare odoroso. La lingua proseguiva verso il confine dell’ano e lo percorreva lungo tutto il profilo interno, mentre un dito s’insinuava dentro, tra i glutei rotondi della donna. I loro volti, trasformati dalla passione come sculture di cera, si fecero molto vicini. Lucas, fissando Carmen negli occhi le sussurrò: “Sei il mio capolavoro, la mia più sublime opera d’arte”. La donna si calò sul suo fallo e urlò, conficcando le unghie laccate sulle spalle imperlate di sudore. Entrambi s’abbandonarono ad un godimento dolce e intenso. Carmen spalancò gli occhi sul soffitto. Era bianco. Bianco come la luna, come l’avorio, come un’immensa tela vuota. L’unico colore era dentro di lei. Era il rosso. Come la passione che la travolse.
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