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Un gioco crudele
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Titolo:
Un gioco crudele |
Autore:
FurBetta |
Contatto:
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Racconto
n° 1541 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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UN GIOCO CRUDELE
Non sei nulla per me, vivo senza di te mesi e mesi, ogni tanto mi vieni in mente, ma non sogno una storia con te. Non sei nulla per me. Perché allora non la smetti di tormentarmi in questo modo? Ti cerco e non rispondi mai e non richiami; il mio ego si umilia e mi chiede di smetterla perché sono io, IO, che tengo in mano il gioco NON TE! Questo non è giusto, è crudele che questo tuo rifiuto mi leghi a te, quando per me non sei nulla se non una sfida e quando sto con te c’è una passione nemmeno delle più appaganti. Cerco il tuo piacere in ogni modo perché so che così poi sarai tu a cercarmi e inizierà il mio gioco crudele di calibrati silenzi, per lo meno finche tu non ti stanchi. Ti ho scritto che voglio vederti, sono nove mesi che non ci vediamo e non hai ancora risposto dopo due giorni; questo mi non mi fa dormire la notte. Vorrei averti, ma con rabbia, quella stessa rabbia che riempie di aggressività i nostri baci che ci fanno sanguinare le labbra. Noi non cerchiamo il contatto: noi cerchiamo di distruggerci. Appena ci vediamo inizia una lotta a chi procura più piacere all’altro e quando tu ti avvantaggi immerso nelle mie cosce, invece di abbandonarmi al piacere che scuote come un'onda ogni centimetro del mio corpo, io cerco di divincolarmi per farti vedere che anch’io posso farti fremere con i colpi della mia lingua altrettanto sapientemente. E più cerco di liberarmi dalle tue mani che mi tengono aperta mentre ti sazi ingordamente del mio amaro sciroppo, più tu ti diverti a lasciarmi un po’ andare e poi a riprendermi con violenza per rimettermi al mio posto, costringendomi a godere e ad essere tua. Io, però, sono troppo orgogliosa, non voglio darti anche questa soddisfazione dopo aver mendicato un appuntamento, lo so che lo fai solo per te stesso. Mi ribello e in qualche modo ti sono finalmente sopra, ho solo un obbiettivo, pareggiare i conti e in questo gioco non esiste la fortuna, esiste la strategia e io conosco il mio nemico. Ti tengo le braccia sopra la testa: non voglio che tu mi tocchi. Inizio a baciarti il petto, ma non mi soffermo molto, ho fretta e tu non sei tipo da carezze, scendo veloce dove non sei nemmeno del tutto duro e questa è una provocazione, l’ennesima provocazione. Te la voglio far pagare, tutto questo non è abbastanza eccitante per te vero? Tu sei sempre superiore! Sono furiosa, ti detesto! Ho il magone, mentre ti lecco i testicoli e vedo che ti sforzi di non sussultare, ti bacio, ti succhio, ti ingoio e non capisco nemmeno se ti piace, hai la stessa espressione beffarda di sempre, mi viene da piangere ma continuo. Vorrei sparire, ma continuo: nessuno mi fa sentire così inerte. Poi d’improvviso la mia bocca si riempie, non mi hai avvertito, e poi un urlo liberatore, tu che ti dimeni e ansimi e io non ti lascio andare, no, non ora! Mi voglio godere questo momento: i tuoi muscoli che si contraggono, il tuo viso che si sfigura in smorfie, la vena della fronte che sembra esplodere da un momento all’altro. Poi lentamente ti libero, ti lecco, ti bacio un’ultima volta, ti guardo. Tu mi guardi e scoppi a ridere. Ho vinto e non sei nulla per me.
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