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Autogrill
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Titolo:
Autogrill |
Autore:
Deviate |
Contatto:
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Racconto
n° 155 |
Altri
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Mi hanno sempre detto che ho un culo fantastico, liscio sodo e rotondo, ed io, che sono sempre sensibile ai complimenti, non ho mai resistito nel pensare di farmelo toccare e schiaffeggiare da ruvide mani, ho sempre resistito però nel non mettere in atto simili pensieri, ma quella sera non so cosa mi prese….
Ho sempre vissuto con il mio alter ego, con l’altra Susanna, quella a cui le piace sentirsi offesa e sottomessa, quella che, con notevole imbarazzo da parte del mio ego dolce e sensibile, pensava sempre a situazioni assurde, situazioni che mi vedevano in completa balia di muratori e camionisti che mi sculacciavano e mi insultavano prendendomi in tutti i modi piu’ umilianti…
Erano le dieci di sera in quella tranquilla serata di luglio, viaggiavo da sola in autostrada, la musica trasportava i miei pensieri lontani mentre superavo decine e decine di tir, quando ad un tratto mi accorsi che la minigonna che portavo mi era salita fino a scoprirmi le mutandine. Stavo per rimetterla a posto quando lei, l’altra Susanna, mi fece pensare a quanti camionisti avevano sbirciato le mie gambe nude, probabilmente rivolgendomi apprezzamenti pesanti e toccandosi pensando alle mie cosce. Mi sentii immediatamente bagnata e confusa, ed il perverso piacere che provai mi convinse a far rimanere la mia gonna in quella posizione, anzi, con un leggero movimento in avanti la feci salire ancor di piu’. Se Marco mi vedesse in questo momento, pensai, ma lui era lontano mentre l’altra Susanna era dentro di me e stava emergendo incontrollata. Guardai la camicetta che portavo pensando a come scoprire ancor di piu’ le tette, e mi convinsi che senza reggiseno sarebbe stato meglio guidare… Così segnalai la svolta a destra appena vidi un autogrill, e, parcheggiando l’auto vicino il bar, mi diressi al bagno con l’intento di togliermi il reggiseno o di lavarmi la faccia per far svanire strane voglie. Il bagno delle donne era vicino a quello degli uomini, così, mentre mi accingevo ad entrare, vidi uscire un uomo sulla cinquantina, con relativa pancia e abbigliamento classico da camionista, che mi guardava fisso le cosce. Si fermò davanti all’ingresso del bagno e mi guardò entrare in quello delle donne . Venni presa da una strana agitazione mentre mi guardava, una stretta allo stomaco che mi dava pensare di essere sodomizzata brutalmente e in modo umiliante, così sculettai in modo indecente mentre camminavo e gli passai vicino. Non so come e perché ma l’uomo evidentemente capì il mio stato d’animo e mi appoggiò una mano sul culo sollevandomi anche la minigonna. Il piacere che mi produsse sentirmi toccata in quel modo mi fece fare quello che la Susanna di tutti i giorni non avrebbe mai fatto, cioè scansare la mano e rimproverare l’uomo sorridendo, in modo che capisse che non mi ero offesa dopotutto. – Ma dai, che ti piace ! – mi rispose lui e mi palpò di nuovo il culo stringendolo questa volta con prepotenza. Emisi un gridolio di piacere stavolta, ormai ero completamente bagnata e con la mente trafitta da ondate di pensieri perversi, e lui, continuando a toccarmi il culo, mi spinse nel bagno degli uomini e mi fece entrare in un gabinetto mentre io continuavo a protestare ma godendo immensamente delle sue mani sul mio culo, ormai coperto solo dalle mutandine che indossavo. Quando entrai nello squallore di quel bagno in autogrill, con l’odore forte di urina degli uomini e i disegni porno sulle pareti, la mente si arrese totalmente all’eccitazione potentissima di venire umiliata proprio in quel luogo, così , quando lui mi tolse le mutandine continuando a toccarmi in modo vorace mi buttai subito in ginocchio sul pavimento sporco e gli slacciai i jeans. Pensare di essere in ginocchio, nuda, nel bagno di un’autogrill a succhiarlo ad un camionista con la pancia mentre mi masturbavo furiosamente mi fece diventare ancora piu’ porca e penso che come glielo succhiai allora, tirando fuori la lingua e guardandolo negli occhi, non lo feci mai piu’ a nessuno. Ad un certo punto lui mi prese dai capelli e mi sollevò rigirandomi, io mi piegai docilmente sfregando il mio sedere al suo membro e implorandolo di farmi male. Me lo sverginò completamente per piu’ di cinque minuti, chiamandomi con gli appellativi piu’ umilianti e, alla fine, mentre mi mordevo la lingua per non gridare oscenità irripetibili, venne nel mio culetto riempiendolo e sporcandolo di liquido bollente… Se ne andò senza dirmi una parola ed io feci altrettanto, sfinita e con la vergogna che cercava di farsi largo fra la mia ancora tremenda eccitazione. Ero venuta almeno tre volte, una quando ero in ginocchio e due mentre mi prendeva da dietro, a pensarci bene ero venuta sempre masturbandomi da sola, ma posso tranquillamente dire che non avevo mai provato niente di simile….
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