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Caldo
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Titolo: Caldo
Autore: Doroty Patt
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Racconto n° 156
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Mi ricorderò sempre quel giorno... suadente e afoso d'agosto, in cui mi muovevo assorta tra la miriade di gente della Stazione Termini. Roma in quel periodo era semideserta ma l'afa era assolutamente presente, ti si appiccicava addosso come un panno umido e caldo ed io avevo desiderio di spogliarmi ad ogni angolo di strada.
Stavo cercano di dissetarmi al bar della stazione, scambiando il mio "tu per tu" con un barista decisamente attraente. Mi servì una bibita ghiacciata e con la mente assorta nei miei pensieri, con gli occhi fissi su quel corpo sudato mi passai inconsapevolmente il bicchiere appannato e freddo tra i seni fino al collo, sulle guance per cercare refrigerio.
Il giovanotto di nome Luca, (dall'etichetta che aveva sul gilè della divisa) tra il caldo e l'appannaggio dei suoi occhi a quel gesto, espresse una frase più che convenzionale: "...caldo è?" Trasudando erotismo dalle labbra dissi sibilando:"...mai quanto in questo momento!" Lui di fronte si sporse un pò di più, appoggiando i gomiti sul banco e mi sussurrò: "io saprei come farle passare questo caldo..." Le sorrisi, e nel mio vestitino di seta, ormai aderito alle mie forme dal sudore, capii dove voleva arrivare... ovviamente questo adulatore non sapeva con chi aveva a che fare e pagando la mia bibita gli dissi: "...a che ora stacchi?" "tra un'ora!" "bene ti aspetto alla scala mobile, ti avverto odio attendere!" "ci sarò!"
Riprese a lavorare e camminando verso la libreria, mi girai di scatto verso di lui che non mi aveva tolto lo sguardo di dosso e gli strizzai l'occhio regalandogli un bacio gettato al vento.
Entrata in libreria, la mia figura si spostava tutta fremente tra la gente presente, con un delirante desiderio di farmi passare il caldo, incappai ad un espositore di plessiglax fresco, mi appoggiai in estasi, noncurante di chi mi stava attorno: mi sentii giudicata, sotto gli occhi attoniti di uomini bavosi, ragazzini con la mamma, le commesse e un giovanotto senegalese che mi salvò dall'imbarazzo e mi disse:"signorina, venga con me meglio uscire prima che scoppi un casino!" Lo guardai con lo sguardo più apprensivo e uscimmo, lui giustificò il mio delirio di piacere inconsueto come una sorta si mancamento e tutto sembrò tornare come prima; almeno all'interno della libreria.
Frenetica Roma, afosa Roma, mano nella mano con un senegalese che voleva assolutamente fottermi, gli dissi che mi mancavano le forze, lui mi guardò e disse:"solo una pompa... e poi ci salutiamo!" Non capii subito la frase, ma mi ritrovai davanti alla patta dei suoi pantaloni, bermuda firmati, le mie labbra umide e calde assolutamente prese da quel delirante bastone di liquirizia su cui mi stavo esercitando nel meglio dei modi, succhiandolo fino alla spremitura. Discretamente, dietro un portone semi aperto, vicino a Piazza di Spagna dove turisti stavano mangiando gelati, facendo foto con le famiglie. Abdul così si chiamava il mio salvatore, stava regalandomi un delizioso, lento e audace ritmo fino ad un'incredibile eiaculazione dove potei assetarmi ancora una volta. Ci salutammo, e lui cercò anche di pagarmi per quel servizio, ma gli dissi che non c'era bisogno di ringraziarmi... casomai il contrario. Infatti, sarà stato il luogo, sarà stato quel dolce andare e venire ma avevo meno caldo.
Corsi alla scala mobile della stazione, guardai l'ora e Luca sarebbe arrivato da un momento all'altro.
Masticai una gomma alla menta per togliermi il sapore di sperma dalla bocca.
Eccolo nella sua atletica camminata, mi prende sotto braccio e la cosa che notò è che ero bagnata come una pianta appena annaffiata. Gli sorrisi, mi offrì una coca e rum e andammo fino alla metrò.
Dentro un'insenatura nascosta, mi disse:" ...senti quanto è fresco il muro?" "si è vero sembra una cella frigorifera!" poi mi prese e mi sollevò a cavalcioni su di se, tenendomi le gambe aperte all'altezza del suo inguine, con gesto rapido aprì la lampo e mi impalò a ritmo costante sul suo ferro rovente, la sensazione fu quella che si ha quando un ghiacciolo sciogliendosi al sole lascia un liquido fresco ancora palpabile. Lui continuava a ritmo lento, con occhi socchiusi e frasi deliranti, stava trascinando la mia voglia in una sorta di danza... spalle al muro, delicatamente sospinta in alto, trattenendo di urlare dal piacere che stava sfondando il mio intimo. Fino ad un orgasmo placido, denso odoroso. Luca aveva mantenuto la sua promessa, veramente mi aveva fatto passare il caldo, ma i suoi occhi al ritorno in superficie, si fecero stranieri e ci salutammo. Non avevo che il desiderio di tornare in albergo, gettarmi sotto una gelida doccia e poter ripetere ogni giorno quel giorno.