I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Sabato sera
Biblioteca
Titolo: Sabato sera
Autore: Brain
Contatto:
Racconto n° 1562
Altri racconti dello stesso Autore:
Saltò giù dalla panca degli addominali, esausto, e si avviò verso lo spogliatoio.
Che pacchia, non c’era proprio nessuno; non ci andava mai nessuno di sabato sera, tutti a casa a farsi belli per poi bighellonare fino a tardi per le vie del centro. Gli interessava poco la movida cittadina, il suo programma era di passare a prendere una pizza tornando verso casa, e divorarla davanti al suo film preferito che aveva noleggiato in versione restaurata due ore prima, andando in palestra.
Nello spogliatoio deserto rimase nell’angolo più nascosto, istintivamente portato a tenersi lontano dal centro della situazione, anche quando la situazione era solo lui.
Denudatosi si soffermò davanti allo specchio, beh, più o meno... tanta fatica non era del tutto persa, anche se non si vedeva ancora come avrebbe voluto, ma probabilmente non ci si sarebbe visto mai: non era certo brutto, ma gli mancava il fascino, quello che viene da dentro, e lui non lo aveva; la palestra non poteva darglielo insieme ai bicipiti.
Così si accontentava di come veniva, nel suo piccolo mondo poteva bastare, era sufficiente non entrare nel mondo di fuori, quello dove ci sono gli altri, perché lì diventava davvero poco attraente.
Lasciò che il getto d’acqua calda si portasse via tutte quelle riflessioni, insieme al sudore ed alla stanchezza, chiuse il rubinetto ed iniziò ad insaponarsi.
Entrò silenziosamente mentre lui silenziosamente si massaggiava i capelli, e volgendogli le spalle si slacciava le scarpe, si sfilava la maglietta e si abbassava gli hot-pants; avrebbe voluto dire qualcosa, ma rimase per un attimo ancora incantato a guardarla: sembrava Sonia, ma col sapone negli occhi... cosa diavolo ci faceva lì?
- Ehm... scusa?-
L’istruttrice di aerobica si voltò di scatto e vide la testa che sbucava di parecchi centimetri sopra il soffietto a mezza altezza della docce; senza neanche il gesto di coprirsi squittì: - Credevo non ci fosse nessuno-. Quanto era antipatica, sempre con quel tono. Era bella però, non se ne era mai reso conto, almeno non così tanto: slanciata, seno pieno, e un sedere che gli era parso fantastico nel tanga nero, prima che si voltasse; sorrise, tra il timido e il divertito e disse: - No, mi dispiace, ci sono ancora io... ho fatto
un po’ tardi...-
Il suo viso si distese un po’, meno acida, questa volta, continuò: - Sai, di sera, quando non c’è più nessuno, vengo sempre qui a fare la doccia... lo spogliatoio femminile è più angusto, non c’è aria, preferisco questo.-
- Beh, certo, hai ragione, se non c’è più nessuno cosa cambia tanto...-
Si fermò, ma nella mente continuava: -Però ci sono io, te ne vuoi andare? Anche se, dio, me ne starei qui a guardarti ancora e ancora...-
Riprese lei: -Senti, ormai mi sono svestita, ti dispiace se resto? Ci sono altre due docce libere, i separè sono abbastanza alti, eh?-
Senza neanche aspettare la risposta prese l’accappatoio dalla borsa, shampoo, bagnoschiuma e si avvicinò alle docce, appendendo le sue cose davanti la sua cabina; -Diamine, ma non si poteva mettere una
doccia più in là? proprio affianco? Cavolo, mi innervosisce...- Riprese ad insaponarsi mostrandosi il più indifferente possibile, con grande perizia per i polpacci e le caviglie.
Sentì il rumore della porta a soffietto che si apriva, alzò gli occhi e lei era lì, con indosso ancora la biancheria. Entrò e richiuse la porta alle spalle.
-Ma cosa...?-
-Zitto!-, e per farlo tacere incollò le labbra alle sue, mentre si slacciava il reggiseno e lo lanciava alle sue spalle fuori dalla doccia.
Frastornato se ne stava lì, senza ricambiare il bacio, ma quando le mani di lei si posarono sui suoi fianchi ebbe un fremito e dischiuse la bocca, facendo scivolare la lingua contro quella di lei.
Si baciarono intensamente, stringendosi forte, quasi violentemente; la mano di lei raggiunse il rubinetto alle sue spalle e l’acqua cadde sui due corpi avvinghiati portando via la schiuma dalle sue spalle muscolose e lisciando i lungi capelli ricci, neri come la notte, che ricaddero sul seno nudo.
Era un seno bellissimo, non molto grande ma tondo, sodo, alto, non poté fare a meno di toccarlo; ma questo non gli bastò, abbasso la bocca su quei capezzoli ed iniziò a baciarli, a leccarli, succhiarli, l’avrebbe divorata.
Si allontanò da lui e lo guardava, -Sono forse belli i miei pettorali?- ,si chiese, e si sarebbe detto di si, da come lo accarezzava: sembrava persa, non sollevava gli occhi dal suo torace, e per una volta si sentì desiderabile, bello, eccitante.
Il suo pene si eresse all’istante, come acceso dallo sguardo voglioso di lei; Sonia lo vide, il suo sguardo si fissò su un nuovo oggetto, una nuova attrazione, ed infilando i pollici nel perizoma lo abbassò, sollevò un piede, poi un altro, ed era nuda, sotto la doccia con un quasi sconosciuto.
-Sandro?- Bah, chi se lo ricordava, lei faceva aerobica con le ragazze, quei buffoni del body-building la interessavano poco, ma questo... le era sembrato diverso quando si era affacciato dalla
doccia, forse perché si era scusato di aver fatto tardi, quei cretini se ne fregavano delle scuse, loro erano culturisti, si gonfiavano dentro più di quanto riuscissero a fare con i propri muscoli; lei era pagata per stare lì, aspettasse. Senza contare che era carino, alto, tonico, e quel pene, lì, era duro per lei: Sonia, e questo era eccitante.
Sollevò la gamba sinistra e mise il piede contro il muro, mentre col fianco destro si poggiava alla cabina; le gambe aperte erano un invito che questa volta Sandro non ebbe bisogno di farsi ripetere, si avvicinò, e tenendolo nella mano destra lo infilò dentro di lei ed iniziò a spingere, riprendendo a baciarla. Spingeva, si allontanava e si avvicinava, entrava e usciva, e quel movimento si sincronizzò al suo respiro, a quello di lei, ai suoi piccoli gemiti di piacere; prese il bagnoschiuma, se lo mise sulle mani e prese ad insaponarla, per tutto i corpo, sulle spalle, sui seni, sul sedere. Ne prese ancora un po' sulle dita e lo passò tra i suoi glutei, facendo una bella schiuma bianca e profumata, ed un suo dito affondò in quella schiuma e scivolò nel suo ano, si mise a ruotare, entrare e uscire, sostituito poi da un altro dito, e tutti entravano in lei, uno alla volta, mentre ancora spingeva, la penetrava con movimenti lenti del bacino, che si univano ai movimenti di lei come in una danza.
Aveva pensato spesso, in quelle dolci fantasticherie da single, che doveva essere meraviglioso fare sesso con una ballerina: sono sempre carine, e soprattutto sanno comunicare con i movimenti del corpo, è il loro mestiere; agili, sinuose, era sicuro che si sarebbero mosse sul suo arnese con una naturalezza ed una sensualità senza pari. Sonia era così, e sentiva che un letto non sarebbe stato più comodo né un sottoscala troppo angusto, perché lei sapeva usare il suo corpo, ed ora lo stava usando per fare l’amore con lui.
Quando sentì due dita dentro le venne un sorriso, un luccichio negli occhi; si allontanò da lui, e lo scostò, portandosi verso la parete di fondo, vi appoggiò le mani, allargo le gambe portandole leggermente indietro e senza voltarsi sussurrò: -Prendimi così, nel sedere-
Sandro non lo aveva mai fatto, guardò quei glutei e sentì che doveva entrarci -come poteva non farlo?-. Gli sembrò come inevitabile, era un sedere bellissimo, si doveva penetrare.
Si mise in ginocchio, lo baciò, e allargando le natiche con le mani vi portò la bocca, leccando l’ano, sfiorando con la lingua quell’apertura che aveva intenzione di violare col suo pene. Non sapeva che nessun altro pene lo aveva mai fatto, e comunque non gli importava; prese altro sapone sulle dita e vi entrò con l’indice, con il medio.
Si alzò, mise ancora un po’ di schiuma sul glande e lo poggiò tra le natiche; prese a spingere, lentamente, e il suo membro entrava, lo sfintere si allargava e il suo membro sparì dolcemente in quel sedere meraviglioso.
Restò così, fermo, e portò le mani su quelle di lei poggiate sulle mattonelle; si chinò a baciarle il collo, l’acqua cadeva sulla sua testa china e scivolava poi sul corpo di lei. La stessa acqua, le stesse gocce bagnavano tutti e due, li univano, e stringendo il suo lobo tra le labbra iniziò a muovere il bacino, a tirarsi indietro e riportarsi in avanti.
Il primo uomo che la penetrava da dietro, il pene spingeva sulla parete posteriore della vagina e le piaceva, ne aveva avuto un po’ paura prima, ma ora si muoveva anche lei, si spingeva indietro quando lui arretrava, ad inseguirlo, e si lasciava avanzare quando lui premeva. Il movimento divenne più rapido, ad ogni spinta fuoriusciva un po’ per poi entrare con più vigore, il pube che sbatteva sulle natiche di lei, con un rumore come di schiaffi, mentre l’acqua scorreva sulla morbida schiena.
Prese altro bagnoschiuma e lo versò sulle spalle, sulla schiena, sul sedere: si ricoprì di schiuma, l’acqua, il sapone, il corpo che sbatteva contro di lei, fecero tanta schiuma, ed ora le sue spinte erano accompagnate dal suono di mille bolle che si formavano e si dissolvevano, schaf, schaf, schaf...
Lo scroscio la portò via, avvolse le sue braccia attorno alla donna e due dita si infilarono nella vagina, e riusciva a sentire il suo pene che spingeva attraverso i sottili tessuti che separavano le due cavità che stava penetrando, che ora erano sue, perché vi era dentro. Spinse ancora, ancora e ancora.
Gridò, respirò profondamente, poi tacque. Lo tirò fuori e ancora una goccia del suo seme cadde su quei glutei, la guardò mentre veniva portata via dall’acqua.
Le si strinse, il pene adagiato tra i suoi glutei, le dita ancora dentro di lei, una mano sul seno; era senza parole, come Sonia, e così rimasero, in silenzio, solo l’acqua si udiva, solo l’acqua.