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Spettatori non paganti
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Titolo: Spettatori non paganti
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 1571
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Il Ticino, oltre che bellissimo, è lungo, vasto ed è vario. Ci sono un mucchio di posti dove prendere il sole e fare il bagno, ma soprattutto ci sono posti per tutte le esigenze e per tutti i gusti. Ci sono le spiagge dove ci vanno le famigliole al completo, con sdraio, barbecue, nonna e bambini. Ci sono quelle più appartate dove le ragazze si possono mettere in topless e quelle più appartate ancora, dove il costume ce lo si può proprio togliere del tutto.
Ci sono boschi, boschetti, ghiaioni, rami fluviali secondari, spiaggette, buche profonde di acqua sorgiva e pulitissima, isolette, isoloni, radure improvvise in mezzo alla boscaglia dove non passa anima viva per mesi o per anni.
Anche limitando il campo ai soli posti dove ci si più mettere nudi, le possibilità sono molto varie. Si va dalla spiaggiona affollata dove si va solo ad abbronzarsi nature, agli angolini fuori mano ed equivoci dove ne succedono di tutti i colori e dove prendere il sole e fare il bagno nudi sono solo due delle possibilità di cui si può fruire, e neanche le più interessanti.
Per un po’ abbiamo frequentato solo le spiagge più convenzionali, poi, con Martina e Marco, ci siamo dati all’esplorazione anche di tutto il resto. Tra cespuglioni, radure, boschetti e dossi sabbiosi abbiamo molto “visto”. Quindi c’è venuta voglia anche di fare. Così abbiamo provato a “fare”, dove non c’era in giro nessuno, tranne noi quattro e, chissà, magari qualche guardone nascosto nel folto dei salici. A forza di prendere l’abitudine a fare l’amore en plen aire, abbiamo però cominciato ad avere anche altre voglie più complesse. Una in particolare, che però finora non eravamo mai riusciti a concretizzare. Finora sono sempre mancate le condizioni giuste e, una volta per una ragione e una volta per l’altra, non siamo mai riusciti a trovare il coraggio per farlo. Oggi invece, ad estate ormai quasi finita, le condizioni giuste le abbiamo trovate, per puro caso, quando ormai pensavamo di lasciar perdere e di rimandare tutto all’estate prossima.

Lontano dal corso principale del fiume, in mezzo alla boscaglia, c’è un vecchio letto fluviale abbandonato dalla corrente principale ed ormai ridotto ad un rigagnolo. A tratti è solo un ruscello, ma qui e là si allarga in pozze e laghetti anche profondi.
La pozza dove ci siamo fermati oggi da un lato ha un ciglione boscoso coperto di rovi, impenetrabile. Dall’altro una spiaggetta di sabbia finissima, grande come un campo da tennis, che via via si va a perdere in mezzo a bassi cespugli di salice. Dietro ai salici, il ghiaione arido, per centinaia di metri, fino al corso principale del fiume.
Nel pomeriggio c’era un mucchio di gente. Quasi tutti nudi. In maggioranza maschi (questa è principalmente la zona dei gay), ma anche gruppi misti e coppie. Poi però via via se ne sono andati quasi tutti e, oltre a noi quattro, sono rimasti pochi, come noi, intenzionati a godersi il sole fin che proprio non sia al tramonto.
Una coppia di ragazzi giovani, sdraiati entrambi sullo stesso enorme telo spugna. Probabilmente gay, da come si dividono lo stesso telo e da come si sono cosparsi più volte a vicenda la schiena di crema abbronzante. Però molto carini, palestratissimi e entrambi per nulla effeminati. Un ragazzo solo, un po’ più in là, tutto assorto nella lettura. E’ arrivato pagaiando sul ruscello col cayak, che ora, tirato a secco, gli fa da schienale.
Ancora più in là, ai limiti dei cespugli, altri due maschi, ciascuno per conto proprio. Avranno almeno una quarantina di anni e un fare piuttosto equivoco. Li abbiamo da subito classificati nella specie dei guardoni, che qui è particolarmente diffusa. Nel corso del pomeriggio, sono spariti e ricomparsi un mare di volte, evidentemente intenti a spedizioni di caccia qui e là nelle altre spiaggette e radure lì attorno.
Di tutti i presenti, quello dal fare equivoco più discosto è il solo che abbia qualcosa addosso: un costume che si è già tolto e rimesso un mare di volte. Se lo mette per fare il bagno o per andare a farsi un giretto e poi se lo toglie di nuovo per prendere il sole.

L’idea la lancia Antonio, guardando gli altri rimasti in spiaggia, mentre noi siamo tutti e quattro a sguazzare nella pozza, immersi nell’acqua limpida fino alle ascelle.
-Ragazzi, quella certa cosa facciamola adesso. Questi possono andare.-
Ci guardiamo in giro: effettivamente il posto ora è sufficientemente tranquillo e i cinque in spiaggia non dovrebbero fare troppe storie per quel che abbiamo in mente di fare. Non sicuramente i due quarantenni equivoci, neppure la coppia gay. Chissà, magari il canoista, che forse è approdato qui per caso e non se lo aspetta.
Marco ha da ridire sul fatto che siano tutti uomini: sarebbe servita almeno una ragazza, ma è possibilista riguardo al provarci.
Martina ed io invece siamo perplesse. Quest’idea l’abbiamo coltivata a lungo anche noi ragazze e con grande eccitazione, ma ora ci inquieta un po’ metterla in pratica davvero. Una cosa è progettare qualcosa di trasgressivo e perderci le ore a parlarne, ma un’altra è farla veramente. Chissà, forse non ci siamo tagliate e sarebbe meglio lasciar perdere.

Che l’idea di provarci ispiri sempre più i due ragazzi ci vuole poco a capirlo: basta un’occhiata verso il basso, nella trasparenza dell’acqua, per vedere come entrambi si siano già eccitati in modo inequivocabile.
Siamo invece noi ragazze ad accampare le difficoltà.
-E se poi quelli ci fanno delle storie? E se nel frattempo arriva qualcuno nuovo dal ghiaione?-
I ragazzi, ormai decisamente lanciati, cercano di controbattere alle nostre obiezioni.
-No, dal ghiaione non arriva più nessuno: ormai è deserto e, se qualcuno arrivasse, impiegherebbe un mare di tempo ad attraversarlo e lo vedremmo.-
Per i due anzianotti possiamo stare tranquilli. Sarebbe quello che vogliono. Come possiamo stare tranquilli della coppia gay: quelli non li scandalizza neanche il demonio. Il problema è il canoista, col suo aspetto da bravo ragazzo.
Antonio propone di fare un prova lui, per vedere come reagisce. Poi, a seconda di come si comporta, possiamo decidere.
Mi si avvicina nell’acqua, mi abbraccia, mi sbaciucchia, mi fa una carezzina subacquea tra le cosce, se ne fa fare una da me e, ormai eccitato come un cavallo, risale a riva e, con tutta la faccia tosta di cui è capace, raggiunge le nostre cose per prendersi una sigaretta.
Lo hanno visto tutti in che stato di supereccitazione è, col sesso che gli sbatacchia su e giù ad ogni passo, ma nessuno batte ciglio, neppure il canoista. Nessuna reazione stizzita. Guardarlo però lo guardano, anzi, non gli staccano gli occhi di dosso. E Antonio, che in queste situazioni ci sguazza, fa apposta ad attirare l’attenzione su di sè. Si guarda in giro, in modo da farsi osservare da ogni lato, si accende una sigaretta, ci chiede a gran voce se vogliamo fumare anche noi, ne accede altre tre, e, con quelle in mano e col sesso orgogliosamente eretto ed in bella vista, ci raggiunge di nuovo in acqua.

No. Di scandalo non ne ha prodotto. Ha invece creato curiosità per quanto sta succedendo. Uno dei guardoni si gira meglio verso di noi, seduto contro il detrito di un tronco, e si mette una mano in grembo: mi sa che si sta già eccitando e che tra un po’ lo vedremo masturbarsi. Anche il canoista cambia posizione: si corica di pancia, sempre col suo libro sotto il naso, ma rivolto dalla nostra parte. Anche lui mi sa che si sta incuriosendo e non vuole perdersi la scena.

Ci fumiamo la sigaretta e meditiamo sul da farsi. Antonio e Marco sono ormai convinti e non vogliono sentir ragioni. Martina è perplessa, ed io ancor più di lei. Anzi, adesso che la cosa sembra ormai fattibile sul serio, sono praticamente terrorizzata e mi assalgono tutti gli scrupoli di questo mondo.
Marco si tira vicina Martina e inizia a strusciarsi contro di lei. Anche Antonio cerca di fare lo stesso con me, ma lo freno più che posso. Smaneggiamenti subacquei: da fuori le mani non si vedono, perché siamo immersi fino alle ascelle, ma che ci stiamo strusciando si vede eccome. Tanto più che adesso tutti guardano verso di noi e non fanno nulla per nasconderlo, neanche il canoista, che il libro lo ha tranquillamente appoggiato nella sabbia, si è acceso anche lui una sigaretta e ci guarda tutto sereno ed in attesa degli avvenimenti.

- Andiamo – sollecita Antonio.
- Andiamo – insiste Marco.
Io sono ormai paralizzata dalla paura. No, non ce la faccio.
Anche Martina deve essere in crisi di brutto, ma lei è un tipo diverso. Lei, quando vuole, sa fare cose anche incredibili. E così succede anche stavolta. La vedo abbracciare Marco da dietro, guardando con aria di sfida, da sopra la spalla di lui, ad uno ad uno, gli occupanti della spiaggia. Vedo la sua mano afferrare decisa il sesso di Marco, scrollarglielo, masturbarlo vigorosamente.
E poi, caricata a sufficienza, la vedo partire decisa verso la riva, senza spostare la mano, trascinandosi Marco all’asciutto, fino alle nostre cose, sempre con la mano sul suo sesso, come con un cagnolino al guinzaglio. La vedo buttarsi sull’asciugamano e tirare già anche Marco, direttamente su di sé. Li vediamo, abbracciati, baciarsi furiosamente bocca a bocca. Poi Marco si sistema meglio su di lei, le afferra le ginocchia e se le passa sulle spalle, glielo guida dentro con la mano e inizia furiosamente a fare l’amore.

Gli occhi di tutti sono su di loro. Tutti si sono eccitati e nessuno fa nulla per nasconderlo. Inizia il guardone all’angolo: si alza in piedi per vederli meglio e si mette platealmente a masturbarsi. Lo segue l’altro, seduto per terra all’indiana. I due sul telo rosso si stanno toccando a vicenda. Il canoista guarda per un po’ steso a pancia in giù, con una mano infilata sotto, poi si decide anche lui a mettersi più comodo: si siede a calvalcioni della canoa e, visto che ormai lo fanno tutti, si dà anche lui da fare tranquillamente con la mano.
Anche Antonio ed io ci diamo da fare con le mani.
No, di uscire avrei voglia, ma non me la sento. In acqua però è diverso, tanto più che adesso nessuno bada più a noi. Antonio mi abbraccia da dietro e si dà un gran da fare con la mano tra le mie cosce. Io faccio quello che posso col braccio piegato dietro.

Non ci mettono molto Marco e Martina a concludere. Qualche affondo più lento e più deciso, ancora qualche colpetto residuale, e si sciolgono e si accasciano pancia in su sull’asciugamano, evidentemente senza più fiato. Intenti ora loro a guardare gli altri.
E anche gli altri, a forza di carezze, schizzano. E schizza anche Antonio, sott’acqua, con un lungo filamento biancastro che si disperde poco alla volta venendo a galla. E anch’io concludo in bellezza, con contrazioni interminabili come da tempo non mi accadeva più.

I nostri amici, non appena si sono un po’ ripresi, ci raggiungono in acqua, a sciacquarsi, felici come se avessero compiuto una buona azione. E naturalmente ci sgridano per averli lasciati soli e per non esserci accodati a loro. Ma ci sgridano scherzosamente, come compagni birichini già di fatto perdonati.
Anche gli altri finiscono per scendere in acqua a sciacquarsi. La coppia di ragazzi lo fa proprio vicino a noi e si complimentano coi nostri amici: “Bravi, siete stati forti”.

Infine è tardi, il sole sta scendendo ormai completamente di là dal fiume, tra gli alberi. Il canoista si infila in fretta costume e maglietta, rimette in acqua il kayak e se ne scivola via. I due al margine della spiaggia si sono dileguati già da subito senza lasciar traccia. Anche la coppia gay si riveste, saluta con un cenno della mano e un sorriso e se ne va.
Ci rivestiamo e ci incamminiamo anche noi. Anche se non ce l’ho fatta a lanciarmi, sono contenta lo stesso. Martina e Marco hanno aperto la via: ci sarà sicuramente un prossima volta e allora sono certa che il coraggio per farlo anch’io non mi mancherà.