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31 dicembre 1966
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Titolo: 31 dicembre 1966
Autore: Patrizio
Contatto:
Racconto n° 1581
Altri racconti dello stesso Autore:
Un gradino sotto il paradiso. Siamo nel 2005.

UOMO:
"Saranno state le cinque o massimo le cinque e un quarto quella sera. Come al solito a quell’ora mi sveglio per bere dell’acqua fresca, fumo molto e durante il sonno l’aspro, disgustoso sapore della nicotina mi secca la gola e mi impedisce di respirare fluidamente. Quello del mezzo litro di liquido gelato, tra un sogno e l’altro, è un rito che da anni non riesco ad evitare.
Era il 31 dicembre, l’ultimo dell’anno, avevo giocato a carte con un mio collega, la moglie, tra l’altro una gran pezzo di femmina e quel nulla facente di mio fratello.
Verso le due Flavio, il mio collega, iniziò a lamentare una certa stanchezza e chiamò i giri che terminarono quarantacinque minuti dopo. Io vivo nell’appartamento di mia moglie che con sua sorella e il marito stavano trascorrendo il capodanno a Cortina. La casa è situata di fronte Castel Sant’Angelo con una vista mozzafiato e la moglie di Flavio, Francesca, ne fu rapita.
Mio fratello, finito il poker, schizzò via a giocare in un'altra casa mentre i miei ospiti si fermarono a fare quattro chiacchiere sorseggiando le ultime lacrime di champagne che ci erano rimaste. Francesca era una donna molto attraente ed estremamente colta, sentirla parlare del suo lavoro mi affascinava e con la coda dell’occhio, mentre ascoltavo, tenevo sotto controllo Flavio, che disteso sul divano, stava russando come un bambino nel pieno del sonno… ero solo con lei e la cosa mi eccitava molto.
In questi anni la cosa che non riuscirò mai a dimenticare sono le sue labbra. Con la scusa dell’ultima goccia di champagne mi avvicinai, le versai il vino nella coppa e nel sedermi vicino i nostri quadricipiti femorali si incontrarono. Da che ho memoria non ricordo di avere mai avuto il pene tanto duro, pensavo che da un momento all’altro sarebbe esploso creandomi non pochi problemi, ma all’improvviso quel guastafeste del marito si svegliò e espresse il desiderio di tornarsene a casa. L’avrei strozzato e abusato di lei se fosse stato necessario, ma per mia fortuna Flavio aveva bevuto molto e Francesca lo convinse ad accettare il mio invito a restare a dormire da me.
Che culo! Tutto filava per il meglio. Cercavo di mantenere la calma ma era evidente il mio sfrenato desiderio di averla, di possederla ed essere posseduto senza riserve. Ero eccitato a tal punto che se mi avesse sfiorato con le labbra sarei venuto all’istante… sudavo freddo. Francesca indossò un pigiama di seta bianco di mia moglie con il pericolo che i suoi capezzoli lo forassero e al futuro cornuto girai una mia maglietta della salute ingiallita dal tempo.
Andammo al letto, come se niente fosse, ma nel mio cuore speravo di incontrarla durante la notte vogliosa come non mai. Anche io avevo bevuto un po’ più del solito e dopo cinque minuti che mi misi sul letto mi addormentai inesorabilmente.
Per fortuna la nicotina fece il suo corso e come mi succede ormai da venti anni a questa parte mi alzai per bere.
Arrivato in cucina, soffocato dall’arsura, rimasi immobile come preso da un attacco catatonico… le gambe non mi si muovevano più e la gola mi si chiuse totalmente. Mi trovai di fronte Francesca completamente nuda disposta a farmi vivere momenti mai provati prima. Il chiaroscuro della luna, che illuminava la sala, disegnava, nel corpo di Francesca, duro e bagnato dal sudore, tribali in movimento.
Mi sfilai gli slip e con il mio sesso al massimo dell’erezione andai da lei e la presi dolcemente sul divano. Quando i nostri organi si incontrarono, allagati dal desiderio, entrambi provammo un brivido, una scossa dietro, una sensazione ultraterrena e rimanemmo così, uno dentro l’altra, per più di un’ora senza movimenti.
Francesca sapeva cos’è il sesso, conosceva ogni posizione, ogni suo movimento era per me una scoperta fulminante. Stavo vivendo un sogno, la mia vita dopo quella notte poteva anche finire e fu proprio così. All’improvviso, con un filo di voce, voce dolce e cadenzata, Francesca si voltò e appoggiando le mani nel davanzale della finestra mi disse: “Prendimi da dietro, fammi godere, fammi urlare dal desiderio”.
Quella fu l’ultima cosa che feci da vivo. All’invito amoroso di Francesca il mio giovane e solido cuore non resse al colpo e mi abbandonò, lasciando quella meravigliosa donna, calda e profumata, con l’ultimo desiderio di un condannato a morte."

SAN PIETRO:
"Non ho ancora deciso dove mandarti, devo pensare. Nel frattempo raccontami di nuovo la storia del 31 dicembre 1966."