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La boa
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Titolo: La boa
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 1589
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Il villaggio non è granché: un centinaio di bungalow rudimentali che sembrano più che altro garagés. Un bar all’aperto che, alla sera, funziona anche da discoteca. Ma chiude rigorosamente molto prima di mezzanotte, per mancanza di clienti ancora in circolazione. Appena a fianco, una specie di pizzeria coi tavolini all’aperto, dove si possono mangiare solo le solite tre cose neanche troppo curate. Servizio in camera del tutto assente, tanto è che i letti ce li dobbiamo rifare noi e, se non vogliamo troppo sporco, ci tocca ogni tanto dare una ripassata al bagno ed al pavimento e togliere la sabbia che si infila dappertutto. In compenso non si paga quasi nulla ed è possibile, con una somma accattabile, farci una vacanza anche di un mese.
Ma non è questo l’importante. L’importante è che qui a *** le cose vanno proprio come abbiamo sempre sognato noi. Isola isolata, come solo una piccola isola può essere, e senza altri abitanti oltre a noi del villaggio. Il che vuole dire privacy assoluta, che si traduce poi nella possibilità di girare nudi come mamma ci ha fatti anche per ventiquattro ore al giorno e per l’intera vacanza. Non vi dico la goduria di sfilarsi le mutande appena arrivati, lavarle nel lavandino, stenderle ad asciugare, ritirale in valigia e reinfilarsele dopo venti giorni, al momento di ripartire.
E poi la clientela! Tutte giovani coppie. Niente bambini, niente vecchi, niente gente spaiata. E giovani con le idee chiare. Gente che non è venuta qui per caso, ma perché sa che qui potrà vivere una vacanza di sesso sfrenato e senza divieti. Tutti ben decisi a coltivare in libertà, in buona compagnia ed in allegria ogni propria privata perversione. Senza che nessuno ci trovi nulla da ridire, senza che nessuno si scandalizzi. Senza bisogno di inventarsi sotterfugi Senza doversi nascondere tra quattro mura, come se si stesse commettendo un delitto.

I bungalow, il bar e la pizzeria sono disposti ad arco, lungo il perimetro di una baia quasi chiusa, che sembra addirittura un piccolo lago. Ci sono alberi da tutte le parti. La spiaggia è bellissima e, per chi ama gli scogli, all’estremità della baia, all’imbocco, ci sono anche gli scogli. Basta fare due passi fuori dal bungalow, nudi, naturalmente, e si è in acqua. E un’acqua tranquilla, limpidissima e sempre quasi tiepida.

Al centro della baia, ad un centinaio di metri dalla riva, c’è poi “La boa” e la boa è l’istituzione di ***, la sua principale attrattiva: praticamente la ragione di essere dell’intero villaggio. Innanzitutto, la boa non è una vera boa. E’ una piattaforma di solide assi che galleggia sostenuta da quattro bidoni vuoti: una specie di piccolo pontile galleggiante. E’ quadrata e sarà grande non più di quattro metri per quattro. Sporge dall’acqua di una spanna. Tutt’attorno è fissata una sbarra di ferro a cui aggrapparsi e che facilita la salita. E’ saldamente ancorata al fondo e la si raggiunge solo a nuoto, dove l’acqua è alta e non si tocca. La boa è il centro del villaggio, visibile da ogni bungalow, visibile da qualunque punto della spiaggia e proprio di fronte ai tavoli all’aperto della pizzeria e del bar.

E allora? Il fatto è che la boa è il posto dove si va a fare l’amore. Sì. Proprio così, l’amore in bellavista, sotto gli sguardi di tutti. Coram populo, al cospetto di tutti, come avrebbero detto i latini. A *** si viene per questo: per andare a fare l’amore sulla boa e per vedere, ad ogni ora del giorno, qualcun altro che ci va. Una discreta cerchia del popolo degli esibizionisti di tutta Europa converge ogni estate qui proprio per questo, seguendo il passaparola. E’ il popolo di chi durante l’anno frequenta i club privé, i locali degli scambi e, in estate, viene a godersi sotto il sole, in piena allegria e all’aria aperta, le stesse emozioni decise dei fumosi e angusti locali bui e semiclandestini delle città.

Abbiamo visto coppie timide sbucate da chissà dove, in orari in cui non c’è in giro nessuno, raggiungere furtivamente la boa, salirvi e farci l’amore, cercando di non dare troppo nell’occhio, per poi dileguarsi a nuoto, chissà dove, verso l’imboccatura più lontana della baia, dalla parte degli scogli, per evitare di essere visti troppo da vicino al ritorno a terra e riconosciuti.
Abbiamo visto invece anche coppie caciarone che partivano decise dalla spiaggia affollata, ridendo e urlando ai quattro venti di aguzzare gli occhi, che stavano andando alla boa a dare spettacolo. Le abbiamo viste nuotare, salire sulla boa, fare l’amore in svariate posizioni plastiche e, a missione compiuta, tornare trionfanti verso la spiaggia del bar, a braccia alzate, come atleti vincitori, raccogliendo gli applausi, i complimenti e le pacche sulle spalle di tutti i presenti.
Abbiamo visto gente andarci negli orari di calma, esitando a salirvi, per poi decidersi dopo aver ben controllato che non ci fosse troppa gente attorno, né troppa gente a nuotare troppo vicino. E abbiamo visto invece gruppi numerosi darsi la voce, partire in massa, e poi salirci a turno, con tutti gli altri aggrappati ai bordi della piattaforma, a fare un tifo da stadio, a guardare da vicino la coppia in azione e ad aspettare il proprio turno per salire a loro volta ad esibirsi.
Dalla spiaggia, o dall’acqua o anche direttamente aggrappati al bordo, abbiamo visto esibirsi coppie più o meno regolari in regolari e canonici accoppiamenti, ma abbiamo visto anche ben di peggio: gruppi di tre o quattro impegnati in un unico groviglio; coppie o gruppetti di ragazze senza uomini intente a trastullarsi tra di loro; ragazze sole alle prese solo con le proprie dita (oltre che con gli occhi di tutti gli amici assiepati attorno, fidanzato compreso). In qualche caso abbiamo visto anche coppie di maschietti muscolosi intenti, per capriccio o per scommessa, ad inchiappettarsi vigorosamente a vicenda.
E tutt’intorno alla boa abbiamo visto folle più o meno vocianti di amiche e amici eccitati osservare, incoraggiare, ridere, commentare, baciarsi, masturbarsi in attesa del proprio turno. E in quella folla anche noi ci siamo mescolati gomito a gomito, perfettamente a nostro agio, come ci si sente tra persone che condividono in allegria le proprie passioni, che coltivano un’allegra complicità. Perché in quella situazione è impossibile non sentirsi amici, anche se non ci si è mai visti, anche se non si sa neppure che gli altri siano e da dove vengano. Anzi, forse proprio per questo le barriere cadono: non si giudica e non si è giudicati, non ci si nasconde: si vive innocenti e nudi ed eccitati come nel paradiso terrestre.

E sulla boa, naturalmente, ci siamo anche saliti. Non subito, per carità, perché c’è voluto un po’ per trovare il coraggio di farlo, e prima abbiamo molto guardato gli altri ed abbiamo molto esercitato gli occhi, e anche le mani, in palpeggiamenti subacquei. Ma poi il coraggio lo abbiamo trovato e anche noi siamo riusciti a vincere il grande tabù.

La prima spedizione l’abbiamo fatta a notte fonda, lontano da sguardi indiscreti. Bisogna sapere che tutto a *** si svolge alla luce del giorno e, la sera, a mezzanotte al massimo, il villaggio si spopola e tutti vanno a dormire. Tutta la sera l’avevamo trascorsa al buio, a farci le coccole tutti e quattro sul dondolo, sotto la veranda del nostro bungalow, gli occhi fissi in giro a vedere che i nottambuli si decidessero a togliersi di torno, ad aspettare impazienti che tutti andassero a letto. Verso mezzanotte c’era stato un ultimo gruppo rumoroso che aveva nuotato verso la boa e si erano ingroppati in massa al chiar di luna. Poi tutto era tornato tranquillo, e tutte le luci al bar e nei capanni si erano spente. Abbiamo aspettato ancora un bel po’ e infine, col cuore in gola, ci siamo decisi.
Via il pareo e, tutti nudi, siamo scivolati furtivi verso l’acqua, con Marco e Antonio a tentare con le mani di nascondere gli sballonzolamenti della loro eccitazione e noi ragazze intente invece specularmente a correre sulla sabbia senza fare traballare troppo i seni. Seni ormai al colmo dell’eccitazione per l’eccezionalità della situazione e per gli spalpeggiamenti di tutta la sera.
Lunga nuotata silenziosa, facendo anche un po’ il giro, tanto perché qualche nottambulo residuo appostato nell’ombra non notasse troppo che eravamo diretti proprio lì. Acqua tiepida che è un piacere starci dentro. Luna ben luminosa in cielo, anche se avremmo preferito fosse buio pesto. Boa deserta. Nessuno in vista. Ci aggrappiamo alle mitiche assi levigate dalle onde, dalla salsedine e dall’uso e ne approfittiamo per qualche coccola subacquea. Ma, eccitati come siamo, non c’è mica bisogno di troppi altri preliminari.
Visto che non c’è proprio traccia di gente in giro, Marco e Antonio si issano a sedersi sul bordo, senza smuovere troppo l’acqua per non fare rumore. Alla luce della luna, i loro corpi bagnati sembrano d’argento. Noi ragazze per un po’ ancora in acqua, nella posizione giusta per un paio di succhiatine ai ragazzi, non c’è bisogno di dire dove.
Poi i ragazzi ci danno una mano per issarci a nostra volta. Il tavolato oscilla e non è semplice stare in piedi. Ci corichiamo subito sulle tavole ancora calde di sole e illuminate di luna e in un attimo ci diamo dentro. Dieci minuti di ingroppata decisa, fianco a fianco, ed è fatta. In giro ancora nessuno. Probabilmente anche da riva non abbiamo avuto spettatori, o al massimo qualche nottambulo all’ombra di qualche veranda.
Altri dieci minuti a riprendere fiato ed a guardare il panorama notturno. Peccato non esserci portati delle sigarette e un accendino. E poi via di nuovo in acqua, verso riva, approdando dove un albero fa ombra e sgattaiolando furtivi al bungalow. Missione compiuta: il tabù è infranto, anche se, vista l’ora, non sarebbe stato diverso fare l’amore direttamente a letto o, al massimo, sotto la veranda del nostro bungalow. Ma volete mettere? Anche i luoghi hanno un’anima e la boa qui ha un’anima decisamente speciale.

Poi, nei giorni seguenti, ci siamo andati anche di giorno. Una volta in un tranquillo pomeriggio, quando la boa era deserta e la gente in giro poca. Quella volta ci hanno visti, ma da lontano, e non è che ci sia dispiaciuto. Poi finalmente, rotto il ghiaccio e fatte un po’ di amicizie e dopo aver molto osservato da riva e anche nei pressi e aggrappati direttamente al bordo, ci siamo andati anche durante una delle frequenti spedizioni di massa.
“Venite!” ci avevano urlato certuni attraversando di corsa la spiaggia e buttandosi in acqua.
“Andiamo!”. Ci siamo detti e li abbiamo seguiti. Una coppia ha dato inizio alla festa, con tutti gli altri attorno, aggrappati gomito a gomito ai bordi della piattaforma. Poi un’altra coppia ha preso il loro posto, in un crescendo di risate, scherzi, spruzzi ed eccitazione generale.
Inutile dire che tutto attorno, con gli occhi fissi sulla coppia di turno, non si stava con le mani in mano. Man mano che una coppia finiva, c’era poi la gara tra le altre coppie per salire, e così abbiamo finito per farci coinvolgere a nostra volta, rompendo il tabù di farlo con qualcuno proprio lì vicino.
Prima ci sono riusciti Elena e Marco: sono stati grandi e si sono presi anche un mucchio di applausi. Quindi, dopo qualche tentativo andato a vuoto, sempre battuti sul tempo da altre coppie più veloci a salire, è riuscito a salire anche Antonio e, in un attimo, mi ha dato la mano ed ha issato su anche me.
Non abbiamo perso tempo. Anche perché guardarsi in giro voleva dire rischiare di farsi prendere dagli scrupoli e magari prendersi paura. Io spalle a terra, Antonio sopra. Sesso dentro, e via. Probabilmente è stata una delle scopate più brevi della mia vita, ma sicuramente anche una delle più intense. Una volta di nuovo in acqua, c’è stato poi tutto il tempo per baciarci con calma, in attesa che finissero anche tutti gli altri. E c’è stata soprattutto la soddisfazione enorme di averlo fatto con almeno venti amici ad un metro da noi, a guardarci da ogni direzione.

Sono passate due settimane. Sono molto poche le volte che abbiamo fatto l’amore nel nostro letto. La boa è diventata anche per noi il luogo naturale dove andare a fare l’amore tutte le volte che ne abbiamo sentita la voglia, in qualsiasi ora del giorno o della notte. E quando qualcuno urla in giro “Andiamo”, potete star certi che siamo anche noi nel gruppone di quelli che nuotano veloci verso la boa.

Altre due settimane ci attendono a ***. Della boa faremo ancora buon uso.