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Nadine
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Titolo: Nadine
Autore: Colette
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Racconto n° 1591
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Sono sempre stata sola. Eppure sono tutto quello che un uomo potrebbe desiderare. I miei seni sono abbondanti e sodi. I capezzoli bruni e turgidi. Una carnagione bianchissima, capelli neri e lucenti che mi incorniciano il volto su cui sono incastonati, come pietre preziose, due occhi grigi simili a nuvole invernali e una bocca carnosa e sanguigna che sembra un petalo di camelia. Mi guardo spesso allo specchio e godo di questo miracolo che sono, ma soffro al pensiero di non aver mai trovato nessuno che mi trascinasse in un turbine d’amore e lussuria, eccetto Claudine.
Questa mattina sono stata svegliata dalla sua telefonata. È appena tornata dall’India e mi ha chiesto di accompagnarla stasera a cercare una notte di passione. Nonostante sia sempre stata contraria alla promiscuità sessuale, stavolta ho deciso di mettermi in gioco e accettare la proposta.
E poi, non potrei mai dire di no a Claudine.
Ricordo ancora la prima estate che ci conoscemmo. Il profumo del mare, l’odore della pioggia sulle strade calde, quando ero costretta a restare in casa e mi raggomitolavo davanti alla finestra sognando le tinte pastello del tramonto.
Fu proprio un pomeriggio, dopo un forte temporale, che uscì di casa e la incontrai. Era seduta su una delle panchine della pineta del paese, tutta sola e con un cappello di paglia tra le mani. Mi sedetti accanto a lei e accesi una sigaretta. Gliene offrii una ma lei rifiutò garbatamente, spiegandomi che aveva già visto diversi amici rovinati dal fumo e non voleva affatto imitarli.
Iniziammo così a parlare e man mano che la conversazione procedeva ci rendevamo sempre più conto dei nostri destini tra loro molto simili. Mi invitò per la sera stessa a casa sua. Sorseggiavamo mojito fuori al suo terrazzo, quando all’improvviso slacciò la leggera veste di lino lasciandola cadere ai suoi piedi.
Mossa da uno slancio mi avvicinai e presi ad accarezzarle dolcemente il collo, a baciarle i piccoli seni roteando la lingua intorno all’areola dei capezzoli. Potevo vedere il piacere che tutto il suo corpo provava dalla schiena inarcata e dal busto proteso in avanti che si ergeva fiero come un serpente destato dal suo sonno, dagli occhi e dalla bocca semidischiusi che parevano attendere la manna dal cielo. Allargò leggermente le gambe e mi offrì il suo sesso roseo ed immacolato come un bocciolo. Era tutto lì il centro del suo piacere. Vi introdussi lentamente un dito e poi un altro ancora cercando di muovermi con delicatezza per attutire ogni eventuale dolore. Accompagnai alle dita dei leggeri colpi di lingua fino a quando sentii scorrere dal suo sesso quel dolcissimo nettare che mi riempì tutta facendomi tremare fino ed in fondo alle viscere.
Sino ad allora non avevo mai provato a far godere una donna, ma poco dopo capii che non era la strada che volevo percorrere e ancora oggi credo che quella sera la amai più come sorella che come amante.
La nostra amicizia è comunque rimasta nel corso di questi anni e Claudine resta l’unica donna che riesca a prendermi la mente, l’anima e il cuore.