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Sed non Satiata
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Titolo: Sed non Satiata
Autore: DolceeSegreta
Contatto:
Racconto n° 1594
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Non ricordo quando.
Nč perchč.
Ricordo successe.

Fummo corpi intrecciati e menti distanti.
Occhi avvinti e pensieri sfuggenti.
Nulla ci univa: diversi per etą, estrazione, razza, religione, ideali, modo di vivere.
Probabilmente non ci eravamo neppure simpatici. Probabilmente, in un'altra occasione, in un altro momento di questa vita balorda nemmeno ci saremmo guardati.

Ci trovammo in un letto non nostro, ladri di lenzuola altrui e di altrui fiducia. Nuovo il sapore di quella pelle che leccavo e mordevo con una bestialitą che non mi apparteneva, con quella fame che mai credevo potessi provare. Sale. Sole. Sudore. Le mie papille come i miei occhi assaporavano ogni centimetro di quella pelle. Dita avide spadroneggiavano su quel corpo che sentivo mio solo per quell'attimo bruciante e al di fuori del tempo. Raccolsi i suoi umori e li feci miei. Mi nutrii del suo gemere e del suo implorare in una lingua a me sconosciuta, che mi eccitava come fosse un'erotica litania. Potevo immaginare parole, dare significati solo miei ad ogni frase.
Brividi. Voglia di volere ancora di pił. E ancora. E ancora. Ferale e felina graffiavo, padrona e schiava del mio desiderio.
Possedetti nel farmi possedere.
Lasciai che mi adorasse come un idolo di carne arresa e bollente. Con gli occhi aperti guardai la sua testa affondare tra le mie cosce aperte, spalancate come i portoni delle chiese la domenica mattina, eccitandomi nel contrasto dei nostri colori, nel parossistico divorare di quelle labbra carnose e di quella lingua invadente.
Ascoltai i miei mugolii salire al cielo come una peccaminosa preghiera, il mio respiro farsi affannoso e implorante. Zittita. La bocca riempita. Spalancata e piena. Succhiai avida e invasa, la gola stuprata.
Venni usata ed usai. Il mio corpo violato. Ogni anfratto divenne ricettacolo di sensazioni. Conobbi il mio corpo sotto quelle mani ruvide e grandi, lo conobbi meglio di quando mi masturbavo al buio della mia stanza silenziosa. Godetti nel dolore di essere presa con animalesca violenza, nell'essere centellinata con sadica lentezza, nell'essere offerta come un piatto di carne fumante e odorosa.

Mi scoprii ingorda. Golosa. Impenitente.
Lasciai in quel letto non solo il mio odore, il suo corpo addormentato e scuro, ma quella parte di me che nascondevo nel buio, che godeva ad occhi chiusi, che giustificava il suo arrendersi al desiderio con parole di scuse. Mi alzai consapevole. Puttana Divina. Fiera di quell'eroticitą che mi pizzicava la pelle e mi risplendeva orgogliosamente nello sguardo mentre mi rivestivo guardandomi allo specchio con occhi nuovi.