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Il richiamo della foresta
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Titolo:
Il richiamo della foresta |
Autore:
Soft |
Contatto:
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Racconto
n° 1606 |
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Un monte da me molto ambito, sempre desiderato e mai esplorato. Se fosse di una divinità potrebbe essere di Venere e nessuno avrebbe niente da ridire, chissà perché, chissà per come. Una fitta foresta scura che si espone al sole solo quando gli occhi del mondo lo consentono, o quando lei decide che è giusto mostrarsi. Rigogliosa e selvaggia, austera e riservata, nessun fotografo riuscirebbe a catturarne la complessità in un unico scatto, non potrebbe fermarla e immortalarla in un book. Lei è solo da ammirare, rincorrere, percorrere, vivere. E’ selettiva e schiva, si mostra disponibile solo verso chi dimostra interesse autentico per la sua natura. Sprigiona moti di stizza e ribellione verso chi o cosa non rispetta la sua essenza, è capace di rendersi generosa e rassicurante verso chi riconosce come degno di lei. Densa di emozioni celate, di sospiri evocati, di echi raccolti, di gemiti animali sussurrati. Talvolta rimanda un silenzio surreale mentre sotto cova tutto il suo fermento. In sé racchiude tutto il fascino delle foreste che ho conosciuto viaggiando. Un mistero oserei dire femminile, chissà perché, chissà per come. La singolarità e unicità di tanta meraviglia mi fa riconoscere in questa la sintesi degli elementi che amo di più e quindi il mio habitat naturale. Osservo questa foresta dall’alto e assorbo la magia del suo richiamo. Il magnetismo che esercita su di me mi scuote dalla contemplazione e mi conferisce una sottile paura associata ad un rinnovato coraggio, come se questa zona non mi fosse del tutto sconosciuta, già intravista ma mai posseduta. Una danza lenta e sinuosa mi invita ad entrare nell’intimo di questo splendore. Accolgo questo richiamo come un dono speciale in questa tappa del mio percorso senza meta. Mi avvicino ansante mentre lo stupore cresce. Quanto sei bella foresta che mi accarezzi le gote, mi solletichi il naso, mi massaggi la bocca. Il tuo richiamo mi catalizza la curiosità e mi accompagna ad inoltrarmi sempre di più. La mia anima errante si purifica dalle scorie del turbamento e dell’insicurezza lasciate dai suoi trascorsi rifiuti e ascolta l’urgenza legittima del mio profondo: farti mia. Una rinnovata passione mai sopita mi spinge ad osare. Molte volte sono stata sul punto di inoltrarmi in questo splendore ma i tempi non erano maturi. La volevo conoscere ad ogni costo, senza rispettare i modi e i tempi per visitarla, senza prepararmi e prepararla, con l’arroganza di chi vuole tutto e subito. Avevo la presunzione di potervi accedere senza permesso mentre lei non era pronta ad accogliere una forestiera troppo irruente. Sono passate le stagioni, sono cambiate le tonalità dei colori, si sono verificate bonifiche da parte dell’uomo, ed io e lei, natura e intelletto, corpo e mente, ci siamo rincorse senza mai incontrarci. Ora questa cara foresta mi riconosce finalmente umile d’animo e ricettiva di spirito per apprezzare i preziosi frutti del sottobosco visceralmente desiderati ma finora negati. La assaggio a piccole dosi, ascoltando attenta le reazioni che mi circondano, selezionando i rumori che mi pervengono dalla bocca del suo soffione boracifero come una musica da decifrare e di cui solo ora posso trarre il significato profondo, esclusivo e segreto. Mi intrufolo prima cauta e delicata, poi sempre più invasiva e ansiosa. Scopro estasiata tutto il suo potenziale. Emana un calore costante e duraturo. La mia presenza non la disturba più, anzi. Mi fa capire che ormai sono di casa, che posso permanere a contribuire alla sua salute, alle sue esigenze. Sento che posso assistere o contribuire alle sue eruzioni di piacere di vivere. Ora può e vuole donarmi senza riserve le sue manifestazioni di benessere di cui sento che posso essere la fattrice. Questa constatazione non è superbia, è un pensiero che odora di muschio, maturato grazie alla pazienza e alla lungimiranza della tua lezione di vita, iniziata tanto tempo fa, della serie c’era una volta, e c’è ancora. Ora posso prendermi cura di lei e mi prefiggo di farlo con entusiasmo e impegno, finchè lei me lo consentirà. Percepisco un’atmosfera locale soft e speziata allo stesso tempo che mi porta al cuore di questa scoperta. Percorro con lo sguardo la superficie di questa zona e scivolo in una fessura ricca di promesse e di contenuti. Mi affaccio sul ciglio di questo spaccato e accarezzo con le dita le nude pareti di questa profondità. Vuota di niente e colma di tutto, è un canale che mette in comunicazione terra e aria, interno ed esterno. Il mio cuore di vagabonda insaziabile batte al ritmo di un tamburo tribale, nelle arterie pulsano flussi di lava che si protraggono come onde verso il mio intimo, ora umido come la sua fessura che con la sua speciale acqua lubrifica e ristabilisce le condizioni per un cambiamento di espressione, di direzione, di conoscenza. Il fuoco divampa da sotto, si irradia a moti alternati verso di me, non lo vedo ma lo ascolto. E’ un calore che mi coccola, ma mai scotta o mi illude. Sul precipizio di questa voragine non ho le vertigini, non cerco di scappare, non mi preoccupo di perdere le coordinate. Il mio punto di riferimento è sempre e solo il suo richiamo, che mi guida e mi protegge con saggezza e malizia. Mi sento risucchiare da un profumo che mi stordisce, mi confonde, mi attrae… mi avvolge il viso come una nuvola densa di segreti non più tanto tali. Mi sento ai piedi di un piccolo vulcano laborioso che aspetta un indizio, un segnale per sprigionare dignitosamente tutta la sua energia. Colate di lava donate con la grazia di una sorpresa in qualche modo attesa, mi lambiscono il corpo e sciolgono la tensione della mia carnalità. Godo del sostentamento degli umori che produce l’eruzione del tuo vulcano, grato a appagato, e che fuoriescono importanti sbattendo sul mio mento come lo zampillio di un ruscello gentile che offre alla sua visitatrice la sua limpidezza cristallina dopo una lunga e impegnativa ricerca. Bere tanta purezza mi fortifica e mi sprona a conoscerla sempre meglio, in lungo e in largo, affinché possa attingere da lei ogni volta che ne avrò bisogno. La mia foresta è lei, io la sua esploratrice. Lei è il mio rifugio e io il suo raggio di sole. Per me ci saranno altri viaggi, altre foreste, ma sarò sensibile al suo richiamo perché abbiamo un linguaggio soltanto nostro che ci terrà in contatto e ci farà scambiare le reciproche esperienze nella ricerca del piacere. Quando la mia mente sarà lontana e il mio corpo pigro, non avrò timore di spegnermi o inaridirmi. All’improvviso sentirò il richiamo della foresta. Io ritornerò ogni volta ad assaggiarla per ribadire e vivacizzare il nostro legame speciale. Foresta mia: regalami le tue piogge, i tuoi terremoti, le tue ferite, la tue siccità se ci saranno, invitami nelle tue primavere ogni volta che vorrai, fammi approfittare della tua fonte quando avrò sete, accoglimi nelle tue vibrazioni senza timore per la mia sorte. In una foresta ci si può smarrire, è vero, ma non fa mai troppo male. Perdermi in te sarà come ritrovarmi, ogni volta.
P.S: Ti adoro foresta mia
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