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L'Amazzone
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Titolo: L'Amazzone
Autore: Moora
Contatto:
Racconto n° 1623
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Mi lascia da sola nella stanza, al buio, le mani legate dietro la schiena, bendata, vulnerabile, sensibile, in attesa di lui. Lo sento tornare, dall’odore, inconfondibile, emana calore, sudore, eccitazione, trovare la sua serva disposta ancora prona, vogliosa, ancora, di lui.
Si posa sul letto, vicino, mi adagia morbido cuscino alle sue voglie. Si spoglia, mi bacia, mi sistema sopra di lui, a cavallo, prima del suo viso, scivolando viscosa lungo il promontorio carnoso delle labbra, solcandomi della linea umida della sua lingua, infine sopra i suoi fianchi: blocco di polpa, s’incastra perfettamente, piramide di corpi.
Ancora legata, bendata, mi penetra lento, mi batte il suo ritmo, scandisce i colpi come ticchettio d’orologio, primo tiro di corda. La catena si tende, silente, sibila rumore di gioiello, metallico tintinnio dal mio collo al suo pugno. Distesa su di lui mi rendo coltre di carne, infinitamente desiderabile, così mi possiede accudendo come un padre la sua bambina, coccolando la voglia piccina, sfamandola, uccellino di nido che ancora non sa volare. Marea costante dentro la nicchia del mio esistere rende tumulto il mio respiro, lo trasforma in sospiro, gemito appeso alle sue mani salde sui miei fianchi mi dondola lui, altalena sul suo sesso, perno di gioco lieto. Lenta risale l’onda, mi allontana dal suo viso, mi scioglie sul suo petto, inconsistente liquido, ancora rumore di catena mi riporta alta, burattino sotto il suo filo.
Mi toglie la benda, ridona luce ai miei occhi, slega i miei polsi, mi sfila il collare, lo porge al suo collo richiudendone il gancio. Secondo tiro di corda, scivolo sotto, di lui ne faccio mia sella, la catena si accorcia, bracciale intorno al mio pugno; adesso, le gambe si tendono alte sopra la groppa, le ginocchia lo serrano alle costole come un destriero.
Mi lancio alla corsa, amazzone negra che usa il suo sesso, in uno scambio di ruolo; dispongo di lui, è in mia balia. Ne controllo il piacere, prendo nuova forma, io sono il suo uomo, affondo decisa, mi muovo veloce umida e senza controllo.
Ormai siamo vicini, poco lembo di pelle ci separa, lo strappo alla ragione, mi lascio venire, il suo orgasmo confuso col mio, scontro di semi, amalgama di umori, schiavi l’uno dell’altra ed entrambi padroni. Il respiro si quieta, il cuore ritorna, lo bacio dolce, rimane il mio amore.
Lo lascio da solo nella stanza, al buio, le mani legate, bendato, vulnerabile, sensibile, in attesa del mio ritorno.