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Il Faro
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Titolo: Il Faro
Autore: Veleno Dolce
Contatto:
Racconto n° 1633
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Seduta all'ombra di un albero si voltò a guardare Jack, che sdraiato dormiva tranquillamente.
Si frequentavano solo da tre mesi.
Adorava i suoi capelli neri e quegli occhi verdi che tradivano la dolcezza del suo carattere.
Guardò ancora Jack che continuava a dormire e decise di fare due passi.
Si avviò verso il bosco, trovò un sentiero e s’inoltrò tra gli alberi.
Il bosco era fitto e la sensazione che provò fu meravigliosa, quel posto era splendido, pieno di pace.
Ebbe la strana sensazione di conoscerlo da sempre.
Improvvisamente il bosco si aprì, si trovò di fronte uno spettacolo incredibile.
Una verde spianata erbosa, e un piccolo promontorio che si protendeva a picco sul mare.
In fondo, proprio nel punto più esposto, si ergeva un faro, con la sua lanterna accesa.
Un gran caseggiato bianco a tre piani.
Un faro in cima al mondo.
Dove chiunque di noi troverebbe il suo paradiso privato.
Isabel decise di andare a vedere da vicino il faro.
Forse perché era sempre stata affascinata da quei posti.
Li riteneva pieni di mistero e di magia.
Spinta da un impulso irrefrenabile, spinse il cancello ed entrò nel cortile.
Vide la porta del caseggiato semi aperta, decise di entrare.
Fu invasa da un odore di chiuso, non ci volle molto per capire che quel faro era disabitato da parecchio tempo.
La situazione era peggiore di quanto avrebbe pensato.
La casa del guardiano era bruciata, e piena di detriti, e la scala a chiocciola che portava alla stanza della lanterna non esisteva più.
Ebbe la tentazione di arrampicarsi fino in cima alla torre, ma date le circostanze pensò che fosse meglio non rischiare.
La luce entrava da una persiana socchiusa, giocava con la polvere nell’aria.
Raggi di luce raggiungevano il suo corpo, erano come lingue di fuoco che bruciavano.
Sentiva caldo, in fondo alla stanza una porticina, si avvicinò.
Spinse leggermente e vide che c’era un bagno o quello che era rimasto.
In fondo alla stanza vide una doccia.
Facendo attenzione decise di entrare, e vedere se usciva un po’ d’acqua.
Aveva bisogno di bagnarsi.
Tolse la magliettina, bruna, abbronzata, fisico mediterraneo, curve mozzafiato e due tette grosse e sode.
Allungò la mano, girò la manopola dell’acqua, si spostò pensando che l’acqua venisse giù sporca, invece notò che un getto limpido veniva giù.
Si sfilò gli slip, e iniziò a guardare il suo pube, liscio, morbido e rosa.
Non resistete a non toccarsi.
Non era un pianeta sconosciuto, ma il suo corpo, ampiamente colonizzato dai suoi amanti.
Il paesaggio era attraente e appetibile, adesso capiva perché i turisti ci passavano frequentemente.
Allargò le gambe e fecce scivolare le sue dita.
Le sue mani aprirono le grandi labbra che lasciavano intravedere il clitoride eretto e rosso, mentre colavano i primi umori.
Una… due… tre… dita dentro la sua figa bagnata, iniziò cosi a masturbarsi sempre più velocemente.
Il cigolio della porta la fece sobbalzare, aprì gli occhi e all’improvviso si accorse che un uomo la osservava.
Aveva i pantaloni calati e il suo sesso in mano, grosso, teso, duro e venoso.
Si masturbava guardandola.
Non riusciva a vederlo bene in viso.
Socchiuse gli occhi in un’espressione sognante, e mentre si passava la lingua sulla bocca carnosa iniziò a toccarsi il seno.
Continuò a toccarsi, aprì la bocca, tirò fuori la lingua, si leccò le labbra.
Ecco il balsamo che alleviava le sue pene, cercava il piacere dove si era nascosto.
Per un secondo restò immobile, assaporando il piacere che le dava sapendo di essere spiata.
Un sesso perverso, quello del provare piacere ad avere gli occhi di uno sconosciuto addosso al suo corpo.
S’infilò le dita in bocca e iniziò a succhiarle avidamente.
Alzò la gamba e l’appoggiò sul bordo di quello che a suo tempo era un lavandino.
Si tolse il matitone dai capelli e lasciò la sua chioma scorrere sulla parte destra del suo volto.
L’uomo la osservava soddisfatto, con un sesso che ormai era pronto ad esplodere.
Infilò la matita in bocca, iniziò a succhiarla.
E… sorridendo come una gattina ruffiana, se la infilò nella sua perla bagnata. Aiutandosi con l’altra mano stuzzicava il clitoride.
La sua perla pulsava, e le sue mani tremavano tanto era l’emozione che aveva in corpo.
Iniziò a torturare leggermente i capezzoli con le dita fino a farli diventare turgidi, da mordere e da leccare.
Il suo sesso diventava un lago ad ogni tocco, e fiotti d’umori colavano lungo le sue gambe, era completamente fradicia, per quanto era eccitata.
Pensava a quanto le sarebbe piaciuto, essere toccata, leccata e scopata.
L’uomo la prese per un polso.
Isabel non si ritrasse, la voglia di farsi possedere era tanta.
Muto, occhi di fuoco, la guardava, sudore sul labbro superiore, un poco di bava.
Le sue mani sul suo seno, timide, confuse e la bocca d’Isabel chiusa, solidale con lui.
La prese per i capelli e la buttò per terra.
- Ho voglia di scoparti –
L’uomo salì con la mano, prendendogli il seno, stringendolo fino a che non la sentì emettere un leggero grido stridulo di dolore.
- Mi fai male lasciami –
- Zitta -
Portò una mano a sfiorarle la coscia, mentre continuava a tenerla bloccata.
Le percorse, la coscia, arrivando quasi a sfiorarle il suo sesso.
L’uomo fermò per un attimo la mano.

Eccitazione…

Lo guardava dritto negli occhi, guardava e sorrideva mentre lui cominciava a muoversi su di lei simulando un amplesso.

Godendo…
Della consapevolezza che lo stava guardando e più lo guardava e più si eccitava, ed aveva voglia del suo corpo.

Succhiò…

Portò avidamente il suo dito medio nella sua bocca, era luccicante d’umori.
Un sapore dolce ed acre.
Sentì una lingua morbida e carnosa, e il suo alito caldo impregnato degli umori del suo sesso.

Con la mano gli spinse la testa giù finché non accolse nella sua bocca tutta la sua eccitazione.
La sua mano e la sua bocca si muovevano all'unisono.
La presa salda delle sue dita e le carezze della lingua la mandavano in estasi. Sentiva che stava per raggiungere l'orgasmo.
Lui si alzò in piedi e la penetrò.
Si spinse contro di lui per prenderlo tutto.
Lui aggrappandosi ai suoi seni, iniziò a spingere con tutte le forze e tutta la voglia che aveva di possederla, e di godere dentro di lei.
Come se non gli bastasse la voglia che sentiva in lei.
La sentiva stretta, sentiva la sua perla stringersi attorno al pene come un collant elasticizzato.
La sua verga si muoveva dentro e fuori, e la sentiva aderire totalmente a lui.
Spinse sempre più forte, e quando la sentì vibrare di piacere, iniziò a schizzarle dentro il suo seme caldo, godendo assieme a lei.
L'orgasmo da cui si sentì presa poco dopo era devastante, i muscoli del corpo e della faccia si contrassero spasmodicamente.
Sudò abbondantemente e pronunciò parole senza senso, poi si accasciò al suolo del tutto esausta da quella bellissima esperienza.