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Al miglior offerente
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Titolo:
Al miglior offerente |
Autore:
Geisha |
Contatto:
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Racconto
n° 1645 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Non riusciva a dormire, proprio non ci riusciva, tentò ancora di raggomitolarsi dentro le coperte cercando una posizione che l'accogliesse per tornare da Morfeo, ma quello che riusciva ad ottenere erano due occhi spalancati e svegli. Il letto, per quanto grande, le sembrava stretto e soffocante, ed anche la sua cagnolina ai piedi del letto era solo una presenza fastidiosa. "Ma oggi è festa", si ripeteva dentro di sé, "dormi Valerie, almeno oggi dormi". Sentiva la sua anima stretta in una morsa angosciante, il letto era divenuto insopportabile, scattò fuori dal letto come se stesse scappando da qualcosa! Rituali di un giorno di festa, gesti lenti e calmi, non doveva correre, non era in competizione con il tempo inesorabile di ogni mattina: la scuola dei figli, il traffico, l'ufficio. Cercava piacere nell'odore del caffè che si levava lento in cucina, ma quella mattina non era sufficiente a darle sollievo ed a metterla di buon umore. Mai così forte aveva sentito il peso della sua famiglia sulle spalle, mai come in quel momento si era sentita sola. Il caffè era pronto, accese lo stereo e la musica accompagnava i suoi gesti lenti. Scostò la tenda per guardare fuori, il tempo era cupo, proprio come la sua conscia preoccupazione che lo stipendio era insufficiente per andare avanti: aveva dato fondo a quella piccola risorsa che aveva messo via per i momenti difficili, era ricorsa al fido in banca, ma tutto questo stava diventando un incubo, lo stipendio non riusciva a coprire il conto in rosso. La giornata di festa passò senza altri pensieri, tentò di rilassarsi, cercò di non pensare in attesa di tempi migliori. "Ma si!", pensò Valerie, "qualcosa accadrà". Quel conto in rosso cominciò ad essere un tarlo che le procurava ansia, come non poteva esserlo se solo da quel conto non poteva che attingere! "Se rinasco faccio la puttana" si ripeteva, ma sapeva che non sarebbe mai riuscita a farlo perchè non era nella sua indole. Ogni giorno aveva davanti gli sguardi di coloro che avrebbero voluto che scivolasse sotto la scrivania per compiacerli, ma non si fidava degli uomini, conosceva bene la loro indole. Una mattina i suoi impegni di lavoro la portarono al centro della sua città. Mentre si dirigeva all'appuntamento si trovò a passare davanti ad un negozio dove venivano battute all'asta delle cose antiche, si prese un po' di tempo, in fondo era abbondantemente in anticipo. Entrò e si sedette per seguire l'asta e quello che veniva offerto. "Ora un quadro inizi novecento: donna con cappa e maschera. Si parte da una base d'asta di duemila euro". Valerie rimase incantata da quel quadro che fissava con attenzione. Una donna alta indossava una cappa di colore rosso scarlatto, il cappuccio copriva i capelli neri che a piccole ciocche uscivano impertinenti, la maschera copriva gli occhi lasciando libere le fattezze regolari del naso e della bocca morbida e sensuale, per sfondo aveva due colonne di marmo che si erigevano maestose in un giardino incolto, ed in lontananza un tramonto appena velato di nuvole sottili. Era così presa ad osservare quella donna che non seguiva null'altro; solo quando sentì battere forte il martello del banditore si rese conto che qualcuno lo aveva acquistato, rilanciando fino a seimila euro. Come risvegliata da un sonno ad occhi aperti, guardò il quadro scomparire dai suoi occhi. "Ecco, ho fatto tardi, come è potuto succedere!" Prese la sua valigetta e uscì di corsa da quel luogo cercando di recuperare tempo con un'andatura veloce. L'appuntamento era all'Excelsior dove i suoi ospiti l'aspettavano per essere condotti in visita agli impianti dell'azienda dove Valerie lavorava. La giornata passò velocemente, ma ogni tanto affiorava alla sua mente quel quadro, quella donna, quel travestimento. Stava per chiudere la porta dell'ufficio quando il telefono squillò, non aveva voglia di rispondere: "Ma che roba, non mi lasciano in pace neppure a quest'ora." Ma nonostante il borbottare rispose, ed ebbe la bella sorpresa di sentire la voce della sua amica Sabry. "Tesoro, che bello sentirti, stavo per chiudere la porta dell'ufficio e quasi non rispondevo, come stai? Ho voglia di vederti e parlare un pò con te, vuoi?" "Sì, prendiamo un aperitivo insieme, ci vediamo tra un'ora al solito posto." "A tra poco, Sabry." Quando arrivò al bar dove di solito di incontravano per parlare, lei era già lì, il sorriso della sua amica era una carica per il suo cuore, sapeva che l'una era importante per l'altra in una sottile simbiosi istintiva, un'amicizia che andava oltre i confini. "Che mi racconti, Valerie..." "Tesoro, ti racconto che oggi ho visto un quadro bellissimo." Valerie iniziò a raccontare con dovizia di particolari di quel quadro, di quel momento e di come le fosse rimasto dentro, come se inconsciamente stesse cercando lo spunto per qualcosa da quella immagine così intrigante e velata. "Sai Sabry, forse vorrei essere io la donna di quel quadro" "Valerie, vorresti essere ritratta in quel modo?" "No amore vorrei essere battuta all'asta." Valerie si rese conto di aver detto una cosa molto forte, qualcosa che andava oltre il semplice vendersi. Sabry restò un attimo attonita e perplessa, senza parole. Poi si riprese e recuperando la parola chiese a Valerie: "Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo?" "Sì, me ne rendo conto, vuoi aiutarmi?" "Non saprei come ma ci penserò!" "Grazie Sabry!" Valerie si alzò dal tavolino e prima di uscire dal bar baciò l'amica sulle labbra con dolcezza e con l'affetto che le portava. Sabry restò ancora un poco lì con lo sguardo che seguiva la sua amica e la mano che sfiorava le sue labbra come a trattenere il ricordo ed il sapore di quel bacio. I giorni si susseguivano veloci, e quando Valerie pensò che ormai la sua amica Sabry si fosse dimenticata di quella sua idea, arrivò la sua telefonata: "Valerie perchè vorresti metterti all'asta? Hai problemi economici?" "Sì tesoro, ho delle difficoltà finanziarie, potrei prostituirmi con più persone, ma non sono fatta così, non è per me, allora mi è venuta in mente questa cosa, che è anche un gioco, uno stuzzicante gioco intrigante, una volta, una sola volta andrò a chi mi pagherà meglio" "Ma potrebbe capitarti chiunque tesoro, chiunque" "Sì lo so, ma per questo ho chiesto aiuto a te, per limitare le possibilità e fare in modo che la scelta sia ristretta ad un certo ambiente di un certo tono, ma da dove cominciare?" "Ci vuole un annuncio" replicò Sabry, "vediamo cosa riesco a combinare!" Sabry coniò un annuncio che voleva essere un invito più che una proposta: "Sabato sera alle ore 20 sei invitato all'Hotel Baton Rouge sala verde, si terrà un'asta per una vendita di una notte d'amore con una Donna di classe, la base d'asta partirà da mille euro." Arrivò quel sabato, Valerie si sentiva stordita e quasi voleva fare dietro front, ma quel conto in rosso la spaventava più di quel chiunque l'avrebbe avuta. La mattina si preparò come una vestale si prepara al sacrificio all'altare degli Dei. Prese un taxi e arrivata davanti all'hotel scese frettolosamente, chiusa in un cappotto ed un foulard, mimetizzata sotto un paio di occhiali scuri, si diresse velocemente nella sala verde e si chiuse nel bagno per cambiarsi. Di lì a poco sentì bussare alla porta, era la sua amica Sabry che la invitava a sbrigarsi perchè neanche ad immaginarlo stava arrivando gente! Entrando nella sala avrebbero trovato un tavolo con champagne, un palco ed il sottofondo della Carmina Burana. Valerie sentiva le gambe tremare ed il cuore battere furioso, ma non si ritrasse ed entrò in sala altera e decisa. Indossava una cappa rosso scarlatto ed una mascherina le copriva gli occhi, un sapiente trucco le metteva in evidenza le labbra carnose e ben disegnate. Si fermò sul palco immobile e fissò con attenzione la gente che era in sala, soffermandosi su ognuno, come a cercare di capire chi fosse e forse sperando che non fosse quel lui o quella lei ad averla quella notte. Il vocio smise e per quella Donna di Classe inizio l'asta! Mille cinque, mille otto, due mila... Valerie scese dal palco, e la sua amica le si avvicinò per toglierle il mantello, per mostrare il suo corpo, avvolto in un vestito di seta nera con le mani legate dietro la schiena da un foulard rosso. Duemila, duemila e otto, tremila... la vista di quei polsi legati alzavano la posta per raggiungere una notte comprata in nome del desiderio e della trasgressione. Camminava lenta tra la gente lasciando che non fosse solo comprata e guardata ma anche percepita, desiderata, voleva essere desiderata. Ad un tratto dal fondo della sala si sentì una voce calda e ferma che non aveva voglia di aspettare oltre: "Seimila euro" Il vociare della sala riprese, passò il tempo necessario, e l'asta si chiuse a seimila euro. Tra la folla si aprì un varco ed apparve l'uomo che non aveva voglia di aspettare oltre per avere quella Donna. Senza scomporsi, e fissando la Donna negli occhi, oltre quella mascherina, si avvicinò prendendole la mano per baciarla. Poi si rivolse alla fedele Sabry, dandole gli estremi di un bonifico e pregandole di terminare le operazioni bancarie con velocità! La risposta affermativa non si fece attendere. Elegante nei movimenti, sicuro nei gesti, con attenzione girò Valerie per scioglierle i polsi, le fece indossare di nuovo la cappa e prendendola delicatamente per mano la condusse fuori di lì, come a liberarla da quegli occhi poco rispettosi verso quel corpo. Un taxi li aspettava. Valerie sentiva imbarazzo, ma quell'uomo le piaceva, le piacevano i modi gentili e delicati con cui approcciava. "Vuoi dirmi come ti chiami, Dolce Signora?" "Per questa notte chiamami Justine" "Sì, Justine mi piace, e dimmi, vuoi concedermi il tuo volto Justine?" "Quando e se ti concederò il mio volto!" "Sono certo che avrai piacere di cenare, Justine." Valerie non rispose, ma sorrise annuend. Lui posò lentamente la sua mano sulla gamba di lei con grazia ed attenzione per non spaventarla. Arrivarono davanti ad un casale antico immerso nel verde di alberi secolari, fiaccole illuminavano il viale, il taxi si fermò ed un cameriere si protese ad aprire la portiera della macchina. "Ben arrivato Signore, la cena è pronta e lo champagne è come lei gradisce!" Valerie aveva l'impressione di stare in un sogno, ma il cuore che ogni tanto riprendeva a correre veloce le ricordava come quella fosse realtà. La cena era impeccabile e degna dello stesso tono con cui lui la intrattenne. Nulla fu accennato dell'asta, come fosse una cosa che neppure li riguardava. Poi Il Signore si sedette su una grande ed antica poltrona accanto al caminetto e chiese a Justine di sedersi sul tappeto accanto alle sue gambe, "Ho voglia di accarezzare i tuoi capelli". Lei si accucciò accanto a lui come aveva chiesto. Lui la guardava con attenzione e vedeva la sua voglia di sottomissione, la sentiva pronta per averla come lui desiderava. Si alzò, le porse la mano per aiutarla a rialzarsi, e dalla tasca riemerse quel foulard rosso che già era servito per farla desiderare così tanto. Valerie guardò negli occhi quel Signore, poi abbassò lo sguardo e con un leggero inchino gli porse i polsi, lui li prese come il più delicato dei doni e con fare gentile ma deciso li imbrigliò in quella seta rossa. "Cosa dice il tuo cuore Justine?" "Il mio cuore batte forte, Mio Signore, ed il mio corpo è pronto per darti piacere senza limiti." La condusse nella stanza del piacere, dove il suo Signore prese di lei i suoi gemiti, il fremere della sua pelle, il suo profumo il suo odore, segnò la sua carne perchè non dimenticasse troppo presto quanto lui gli concedeva, si saziò del suo sguardo che a volte mostrava sofferenza ed altre paura perchè lui potesse poco dopo trasformarlo in piacere, un piacere sottile e lento fino a farle gridare: "ti prego Mio Signore, concedimi di godere". La prese in ogni modo senza darle tregua, fino a sfinirla; sentì colare su di lui il piacere assoluto concedendole ogni tanto di riposarsi, ed in quei momenti la sollevava tremante e la baciava con dolcezza su quelle labbra martoriate dalla passione. Le dava da bere, le accarezzava i capelli. L'alba la trovò sfinita e si addormentò! Quando si risvegliò non aveva più la maschera, ed il Signore era scomparso, la stanza odorava di sesso e di lui, si voltò e sul tavolino trovò una rosa blu ed un biglietto! "Grazie Justine, sarai un meraviglioso ricordo, che non si dimentica. Un taxi ti porterà dove vorrai! Eduard."
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