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Titolo: Iniziazione
Autore: Elisa
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Racconto n° 1647
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Vi ho già raccontato della festa dell’8 marzo e della confessione di una mia avventura erotica alle amiche. Dopo di me ci sono stati due racconti di storie banali, molto sentimentali, una a lieto fine ed una no, ma non sono queste storie che vogliamo sentire raccontare a quella festa. Quello che vogliamo sono racconti di esperienze di tradimenti, di sesso proibito, cose a tinte forti, insomma. Per fortuna poi è toccato a Chiara. Chiara è disinibita quasi quanto me ed aveva una bella avventura in serbo da raccontare. Ecco la traduzione fedele del suo racconto.
“Ero alla riunione del gruppo che fa volontariato e raccoglie fondi per realizzare un ospedale in Africa. Il gruppo è molto eterogeneo, per età e per genere. Ci sono anziane signore e signori e ragazzi e ragazze giovani di ogni estrazione sociale. Ogni volta che si riunisce ci sono persone nuove ma l’atmosfera è sempre festosa ed a tutti piace divertirsi svolgendo contemporaneamente la nostra importante funzione sociale.
Mio marito non ama queste riunioni e ci vado sempre da sola. Alcuni di noi, conoscenti di vecchia data, me compresa, scherzando ci scambiamo spesso battute pesanti, cariche di doppi sensi, è il nostro sport preferito a quelle riunioni. Il tutto è veramente innocuo e virtuale, non mi ricordo di storie a forti tinte realmente accadute tra di noi. Cerchiamo di scherzare quando non c’è presenza dei neofiti, molti dei quali hanno forti convinzioni morali e non apprezzerebbero questo genere di scherzi verbali.
Sta di fatto che quel giorno ci siamo scambiati battute hard senza accorgerci che un ragazzo giovane, mai visto prima, era lì vicino e ci ascoltava. Quando siamo saliti tutti sull’autobus n. 37 per arrivare al raduno, questo era pieno zeppo e si stava accalcati uno contro l’altro. Il caldo era terribile in quel pomeriggio di luglio. Pressato alla mia destra c’era Giorgio, un collega di vecchia data ed amico di famiglia, a cui, scherzando, ho detto di non approfittare della situazione perché non lo avrei tollerato ma solo perché faceva troppo caldo. Lui ha risposto che, per principio, ci provava sempre, ma questa volta, per rispetto verso di me, si sarebbe astenuto… per qualche minuto.
Abbiamo riso entrambi alla battuta. Durante il percorso del bus, tra frenate e scossoni, mi sono accorta che, forse sempre all’interno dello scherzo, qualcuno dietro di me stava facendo finta di approfittare spingendo un oggetto duro contro il mio fondoschiena.
Non ero in grado di voltarmi e pensai allo scherzo di qualche altro amico del gruppo, doveva essere Giuseppe che non era nuovo a questo tipo di giocate. Tanto per fare una battuta dissi: “Ehi, ragazzo, la tua eccitazione è palpabile” e per completare la barzelletta allungai una mano dietro la schiena e la palpai.
Assomigliava proprio ad un’erezione. Sempre in vena di scherzo la strinsi un attimo e poi cercai d voltarmi per ridere di questo con l’autore della bravata. Quel minimo di torsione che riuscii a fare mi dette modo di vedere che non c’era un amico dietro di me, ma il ragazzo giovane che aveva assistito ai nostri scherzi in precedenza e che, evidentemente, era in preda a grande eccitazione.
Ne rimasi un poco imbarazzata ed anche lui. Per fortuna eravamo giunti alla fermata giusta e scendemmo tutti sciamando.
Mi ero già dimenticata dell’episodio quando una mezz’ora più tardi, allontanatami un attimo dalla riunione per fumare una sigaretta nel cortile, mi sono vista capitare quel ragazzo davanti. Tentava di dirmi qualcosa ma, per l’imbarazzo, non era in grado di avviare nessun discorso. Pensai che si volesse scusare, ruppi io il ghiaccio dicendo che non doveva fare caso a quello che era successo in autobus, io avevo creduto che si trattasse dello scherzo di un amico, incidente dimenticato e che non si preoccupasse perché ero grande e vaccinata e non mi ero offesa.
Lui balbettò che in quel momento si era sentito molto attratto da me, era fortemente emozionato e che era stato sull’orlo di una crisi cardiaca, e lo era tuttora. Capii che l’inesperienza lo aveva condotto ad una situazione di estrema tensione emotiva, e che gli occorreva un aiuto.
Io non ho inibizioni morali. Eravamo appartati dietro una siepe alta che divideva dal luogo dove si svolgeva la riunione, ben protetti da sguardi indiscreti. Ripetei il gesto dell’autobus, questa volta facendo scendere la cerniera dei pantaloni ed introducendo la mano fino ad avvolgerlo. Aveva un’attrezzatura notevole ma molta inesperienza. Avevo appena cominciato a toccarlo che mi è venuto in mano inzuppandosi anche i pantaloni. Gli dissi: “Va meglio ora?” e lo lasciai sul posto con meno problemi emotivi e più problemi di biancheria intima, per tornare alla riunione.
Pensai che l’episodio fosse concluso, ma solo cinque giorni dopo me lo sono visto capitare davanti mentre, a sera piuttosto tarda, uscivo dal lavoro. Gli chiesi cosa volesse e lui rispose che mi ringraziava per avere avuto la sua soddisfazione alcune sere prima, ma che era tutt’ora in paranoia perché non sapeva come fosse fatta una donna e quanto era successo lo aveva scioccato ad un punto tale da non esserci più con la testa. Mi chiese, con grande ingenuità, se lo potevo aiutare facendogli vedere come ero fatta.
Sapete che non mi scandalizzo mai, ma quella richiesta mi sembrò molto bizzarra e stavo per rispondere di no. Poi mi trattenni per un senso di curiosità. Possibile che quel ragazzo non avesse mai visto una donna, dopo tutto poteva essere divertente accontentarlo.
Così lo condussi con me in ufficio. L’ora era tarda e non c’era più nessuno, io stessa avevo chiuso la porta per ultima, poco prima, uscendo.
Con pochi preliminari e divertendomi molto al suo imbarazzo mi sdraiai sulla scrivania togliendomi tutti gli indumenti dalla vita in giù. Lui si appoggiò con le mani sulle mie ginocchia, divaricandole leggermente. Mi sopraggiunse un po’ di vergogna, del tipo di quella che si prova sul lettino del ginecologo.
Il ragazzo era estasiato, cominciò a toccarmi con la punta delle dita, poi a baciarmi leggermente, sfiorandomi il sesso con le labbra, poi baciandomi con maggior veemenza, tanto da farmi chiudere gli occhi dal piacere.
Mi penetrava con la lingua con il vigore della giovinezza e la devozione del suddito. Cominciai a sospettare che non fosse, poi, del tutto inesperto. Lo pensai solo per un attimo prima di essere travolta dall’orgasmo.
Quando mi ripresi dal delirio dei sensi, mi accorsi che il ragazzo aveva estratto il suo arnese e lo puntava dritto contro di me. Lo presi tra le mani e lo percepii turgido e palpitante, era di una caratura di tutto rispetto per lunghezza, calibro e consistenza. Lo indirizzai al mio interno, vi sprofondò con facilità riempiendomi completamente. Cominciò a scorrermi dentro con affondi profondi e, infine, mi irrorò del suo piacere fattosi liquido.
Mi abbandonai anch’io a gustare il mio piacere fino alle ultime gocce. Quando il battito cardiaco mio e suo tornarono normali, lo guardai in viso, lo baciai leggermente sulle labbra e gli chiesi se era vero che non aveva mai conosciuto una donna prima. Mi disse che era vero, ma capii che mentiva.
Tornò diverse volte, in seguito, a cercarmi, ma feci in modo di non incontrarlo. Una nuova esperienza con lui non avrebbe potuto riprodurre la stessa emozione della prima, quando avevo ritenuto che si trattasse di una iniziazione."