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Bagno di mezzanotte
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Titolo:
Bagno di mezzanotte |
Autore:
Andy |
Contatto:
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Racconto
n° 1657 |
Altri
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Forse fu per gioco, o forse no, ma fu proposta l’idea di fare il bagno nudi. In provincia di La Spezia, dove tante insenature scogliose rendono intimo il Tirreno, quella sera c’era tanta gente. Faceva caldo, le birre fresche erano una manna, l’alcol presto rese l’intera compagnia più socievole. In molti non si conoscevano, tanti erano gli stranieri, per lo più svedesi, che lavoravano come Gaia al Centro Interpreti di Aqui Terme ed alla facoltà di lingue di Genova: oltre a questa variopinta compagnia, nella piccola spiaggetta ci saranno state altre cinquanta persone, tra cui i tanti milanesi che ogni anno in estate si riversavano da quelle parti. A mezzanotte però furono gli stranieri i primi ad entrare in acqua nudi: tutti uomini, non mostravano alcun imbarazzo (tutti provenivano dal nord Europa), e si lanciarono incuranti di qualche fischio proveniente dai ragazzi italiani. Gaia era l’unica ragazza di quella compagnia, e ragionevolmente tentennava. Poi di colpo si spogliò, si tolse gli shorts in jeans, la maglietta e il reggipetto, si teneva addosso solo gli slip e si copriva con il braccio destro l’abbondante seno, e poi di corsa in acqua, facendosi notare il meno possibile. Andrea era uno dei pochi italiani della compagnia, era anche lui come Gaia da Lerici ed erano amici da tanti anni, e già sguazzava già nudo nel mare, quando si accorse che anche la ragazza si era finalmente decisa ad entrare, unica femmina tanto coraggiosa. Quando lei riferì che non aveva avuto il coraggio di togliersi le mutandine, Andrea con aria fintamente autoritaria le disse che, in quel contesto, non poteva essere diversa dagli altri, e doveva togliersele. Ella accettò la sfida, ed immersa fino al collo si sfilò gli slip, gettandoli all’amico con aria maliziosa. Questi cominciò a gettarli a tutti gli altri ragazzi, che ci giocarono fino a che, almeno apparentemente, non andarono perduti nelle acque del mare. Dopo una buona mezz’oretta di spruzzi e lazzi vari, tra gli ululati di incitamento del pubblico (forse prevalentemente maschile), gli stranieri cominciarono ad uscire sulla spiaggia, gettandosi intimiditi verso i propri abiti. Andrea si accorse con ritardo che ormai erano tutti fuori eccetto Gaia, la quale si era avvicinata al bagnasciuga distesa, stando però sempre completamente immersa. L’amico dietro di lei si accorse subito che lei era si tutta immersa, ma il livello dell’acqua in quel punto era veramente talmente basso: lei, a pancia in giù, era appena sotto il filo del mare, invisibile agli occhi dei bagnanti ma ben visibile ai suoi occhi: il suo corpo bianco, la linea più bianca sulla schiena ove in genere stava il pezzo di sopra del costume e il bianchissimo e stupendo sedere, anch’esso visibilmente più pallido del resto. Andrea non fu certo repentino, si accorse troppo tardi anche che il processo di erezione era già cominciato, e quando provò a coprirsi, immerso, scoprì che non sarebbe più stato possibile nascondere del tutto il pene turgido. Gaia intanto si allontanò un poco, e notando l’amico in vistoso empasse, prese la palla al balzo dicendo: “Mamma mia che vergogna, non ho il coraggio di uscire…” L’amico si accorse che ormai tutti gli occhi della popolazione in quella spiaggia erano fissi su di lei, impazienti di una sua emersione. Avrebbe potuto far uscire prima lei, ma probabilmente il vederla in tutta la sua nudità avrebbe peggiorato la situazione: comunque lei non avrebbe accettato facilmente, si era accorta del suo imbarazzo e non aveva voglia di essere l’unico soggetto osservato della sfilata finale. Andrea però ebbe un’idea: si ricordò di avere le chiavi dell’auto legate alla catenina che portava al collo, non fidandosi troppo di lasciare tutto a riva, e si rivolse a Gaia: “Anch’io mi vergogno troppo ad uscire, ma che altro possiamo fare?” “Ma come ti vergogni…” fece lei “guarda che stanno tutti aspettando me, te lo assicuro!” “Ok, lo so, ma con l’acqua così tiepida, diciamo, mi sono un po’ eccitato, non so perché...” Lei rise allegra, guardando l’amico, peraltro immerso fino al collo, in direzione del basso ventre. “Beh, prima o poi dovremmo uscire, come cavolo facciamo?” , sembrava un po’ più rincuorata. “Sai che potremmo fare? Raggiungere a nuoto la spiaggetta dopo quegli scogli, e da lì salire verso la litoranea dove ho parcheggiato la mia macchina. Ho le chiavi attaccate alla catenina, e in macchina degli asciugamani che useremo per coprirci.” “Mmh, bene dai, proviamo, possiamo far finta di andare ad imboscarci”, disse senza alcuna malizia “comunque non ci seguirà nessuno, perché alla spiaggetta ci si arriva solo a nuoto oppure dalla strada. C’è un piccolo sentiero per risalire, lo conosco.” “Ah, la conosci! Ottimo dai, partiamo.” Gaia partì per prima, nuotando a dorso visibilmente più rilassata, ed Andrea la seguiva tenendosi a debita distanza: pian piano gli schiamazzi diminuirono, il rumore si affievoliva e presto i due non furono più a portata di vista del pubblico della spiaggia. Pian piano si avvicinavano alla loro meta, una spiaggetta piccola e sassosa completamente deserta, fino a che giunsero a toccare il fondale con i piedi: c’erano grossi sassi, bisognava procedere con attenzione. Solo all’idea dello spettacolo che gli si stava per presentare, Andrea sentiva il proprio pene sempre più dalla consistenza di un macigno, e questa volta poco avrebbe potuto fare per nasconderlo. I due erano amici da tantissimo, fin da bambini, ma nemmeno per un attimo era scattata una minima scintilla tra loro, ed avevano moltissimi amici/amiche in comune. Nonostante queste considerazioni, il ragazzo non riusciva a distrarsi, non riusciva a togliersi di testa l’immagine di lei nuda. Gaia invece sembrava tranquillissima: ogni tanto si voltava indietro per vedere se l’amico c’era ancora, e sorridente proseguiva. Fu lei che iniziò pian piano ad uscire dall’acqua, dicendo di fare attenzione ai sassi aguzzi. Andrea, da dietro, era affascinato dai suoi movimenti: notò che appena uscì fino alla pancia si coprì con il braccio il petto, pur essendo a lui voltata di schiena, e la stessa cosa fece con il pube una volta uscita fino alle gambe. La testa gli si annebbiò un poco mentre le osservava il sedere, tondo ed appena appena gelatinoso, con il segno bianco del costume tradizionale che lo poneva in risalto rispetto alle gambe. Sinuosa come una gatta si ritrovò in pochi attimi sulla spiaggia, e si girò verso l’amico coprendosi le vergogne per pudicizia, sorridente ma vagamente rossa in viso. Lui era appena uscito a fatica fino alla vita, traballante. Usava entrambe le mani e gli avambracci per coprirsi il basso ventre, con il risultato di essere in equilibrio veramente precario. Ora erano tutti e due fuori dall’acqua, intenti nei rispettivi gesti e posizioni innaturali dettate dall’imbarazzo. Tra i due sembrava comunque Gaia quella più disinvolta: certo, il rossore era più significativo del sorriso sicuro, ma i movimenti erano comunque più sciolti, tanto che dopo un po’, involontariamente, lasciò allo sguardo di lui parte dell’aoreola del seno destro, quello che copriva con il gomito. “Speriamo di trovare il sentiero” disse fiduciosa, “Eh già, e soprattutto speriamo di non romperci una gamba! Mi fido di te Gaiuccia” Lei si guardò intorno, voltando le spalle al ragazzo: “Scusa se ti mostro il sedere sai, è che devo capire da dove si saliva...” “Non ti preoccupare, lo ritengo una bella visione. Comunque cercherò di non guardarlo.” “Grazie, anche perché mi vergogno tantissimo. Però non ho un bel culo, è troppo grosso...” Incredibile! Pur essendo imbarazzatissima e per nulla eccitata, riusciva lo stesso ad essere maliziosa concentrando l’attenzione dell’amico sul proprio fondoschiena. “Dai Gaia, procedi. Dai che faccio già abbastanza fatica a coprirmi con due mani”. Lei sorrise, e si avviò verso la risalita. Il sedere le sobbalzava, leggermente tremulo e con un filo di cellulite, ma aveva lo stesso una forma perfetta. Lui, pochi metri dietro, pensava che a pochi era stato riservato lo spettacolo della nudità di Gaia, e non riusciva a togliere lo sguardo dal punto in cui il solco delle natiche diventa solco delle gambe: la ragazza peraltro stava bene attenta a non allargarle, camminando con circospezione, evitando perfino quei movimenti che le avrebbero richiesto di chinarsi leggermente. Ma poi successe l’imprevisto: forse troppo sicura del suo procedere, aveva messo un piede in una piccola buca, finendoci dentro con la gamba quasi fino all’altezza del polpaccio, e battendo violentemente il sedere sui sassi. Andrea si rese subito conto che si era fatta male, si precipitò verso di lei. “Che male. Ahia..” disse “mi sa che mi sono rotta il piede!” Lui cercò subito di tranquillizzarla, rendendosi conto che si trattava in realtà solo di una storta, perché un piede rotto le avrebbe procurato ben altro dolore rispetto a quello che sembrava provare. Si fermò dritto davanti a lei, ma a questo punto non sapeva più che guardare: lei teneva entrambe le braccia dietro la schiena, e su di esse si appoggiava, evidentemente dolorante alle natiche: una gamba era piegata, col piede nella buca, l’altra era distesa sui sassi, ma pure leggermente incastrata tra due piccoli massi, cosicché stavano leggermente divaricate, formando un angolo di 45°. Il seno bianco si mostrava ora in tutto il suo splendore, perfettamente tondo ed appena un poco cadente: i capezzoli erano ingrossati, forse per il freddo, e curiosamente era tutta l’aoreola a sporgere rispetto al resto, come un grosso bottone di un rosa più marcato. Gaia soffrendo provò a sedersi, liberando le braccia in un tentativo estremo di preservare il proprio sesso dalla vista di lui: ma il dolore era eccessivo, e tornò a sollevarsi con esse. Egli aveva avuto il tempo di osservare, pur cercando di non farsi vedere, il folto pelo pubico che sovrastava un vulva esposta oscenamente, con due grandi labbra gonfie che racchiudevano quasi completamente le piccole. Gaia scoppiò a piangere, forse per il male o forge per la vergogna di sentirsi così esposta all’amico di vecchia data, totalmente nuda a gambe divaricate e senza alcuna possibilità di coprirsi. Pian piano lui riuscì a consolarla, cercando ovviamente di non fissarle il seno e il pube, ma forse lei si consolò da sola pensando che avrebbe ottenuto la par condicio in tema di esposizione di oscenità: lui avrebbe dovuto aiutarla ad alzarsi, usando così entrambe le braccia. Andrea si rese conto dell’inevitabilità della situazione, e lasciando il proprio organo libero di svettare, la prese dalle ascelle, ponendosi però dietro di lei. La manovra però dette pochi risultati, e Gaia gli chiese di sollevarla mettendosi di fronte, in posizione vis-a-vis. Quando il ragazzo l’ebbe sollevata, non ebbe più il coraggio di coprirsi: limitò il contatto fisico a tenerle il braccio per darle un po’ di conforto, e lei finalmente sorrise di nuovo, coprendosi la bocca: aveva velocemente fissato il sesso di Andrea, talmente ritto da porre quasi in primo piano i testicoli, con il glande parzialmente scoperto in una oscena manifestazione del suo eccitamento. Lui non ce la faceva ad incontrare il suo sguardo, e lei cercò di stemperare la situazione: “Beh, almeno adesso possiamo fare a meno di coprirci, e di cadere sulle chiappe!”, ma il ragazzo si sentiva ancor di più sprofondare. Pensava a quando Gaia avrebbe raccontato questo episodio alle amiche in comune, ed a come lo avrebbe descritto soffermandosi sull’asta ballonzolante ad ogni suo passo. Proseguirono qualche metro, con Andrea in silenzio, e Gaia, accorgendosi del panico che aveva colto il suo amico, lo rassicurò: “Guarda che lo prendo come un complimento spontaneo, tranquillo… è una cosa naturale!”, mentre anche lui, ormai rosso in viso, si fissava il membro, al centro della loro attenzione. Iniziarono a risalire verso la strada, ma Gaia faceva fatica a camminare, e si fermò di nuovo per proporre all’amico: “Vai avanti tu, così mi tiri...” quando gli parlava, lo sguardo le scendeva furtivamente, per pochi istanti, ma in maniera inevitabile. Andrea peraltro sentiva che quell’erezione non gli sarebbe mai passata con lei di fianco nuda, e che ormai solo un piccolo sfioramento l’avrebbe fatto venire. Si sentiva totalmente in confusione, comunque fece strada, e i due giovani vestiti solo della propria pelle si avvicinavano alla macchina. Il sentiero era in pendenza, ed i piedi nudi dei ragazzi doloranti per le asperità del terreno. Arrivarono ad un tratto particolarmente difficile: bisognava salire su di un grosso masso che ostruiva la via. Era l’ultimo ostacolo prima dell’agognata auto, parcheggiata pochi metri più in su. Andrea in due balzi fu in cima, ma Gaia faceva fatica. “Dai, ti aiuto” fece lui, girandosi. Le tendeva la mano, chinato sulle gambe, col risultato che il membro eretto si trovava ora a pochi centimetri dal viso di lei. Non ce la facevano: la ragazza era in confusione, e non riusciva a salire. Per mettere fine a questa situazione, Andrea le diede uno strattone forse un po’ troppo forte, perché lei riuscì a salire ma piombò addosso al corpo di lui, e caddero l’una sopra l’altro sopra il masso, in un punto in cui fortunatamente vi era uno strato di terriccio che attutì molto la caduta. Il ragazzo si rese subito conto che stavolta si era fatto male lui, sentiva un dolore acuto alla caviglia: ma ciò non aveva più importanza. Si trovarono faccia a faccia, la vulva di lei appoggiata al pene di lui. Gaia aveva la bocca spalancata ed il respiro affannoso, ma non potè più tirarsi indietro quando lui la baciò con impeto. Entrambi si rendevano conto che non potevano più sfuggire al volere degli eventi, ed il membro s’infilò con facilità estrema nella fica abbondantemente lubrificata già da parecchi minuti. Lui venne appena un attimo prima di lei, e lei, sentendo quel liquido caldo inondarle il corpo, si lasciò andare in un orgasmo travolgente.
Il finale della vicenda è ancora più colorito: lui si accorse, quando i loro istinti si furono placati, di non riuscire minimamente a muovere il piede. La situazione si fece ancora più drammatica quando si accorse di aver perso le chiavi dell’auto che teneva appese alla catenina. Gaia cercò a lungo sul sentiero e sulla spiaggia, ma niente da fare. Quella sera praticamente tutti i sentimenti possibili dell’animo umano animarono i due ragazzi: dall’imbarazzo all’eccitazione, dalla paura alla rabbia La vicenda si concluse inevitabilmente con quello che entrambi originariamente temevano: una vergogna pubblica tremenda. Gaia fu costretta a tornare dai propri amici, ma non se la sentì di rifarsi il tratto a nuoto. Salì sulla litoranea e ridiscese dalla strada principale, dopo che le auto che passavano strombazzavano alla sua vista. Sulla spiaggia c’era ancora molta gente e vi furono fischi ed olè di approvazione quando la ragazza nuda, coprendosi con entrambe le mani e rossa in viso sia per l’imbarazzo che per il nervosismo, giunse impacciata fino agli amici, i quali procedettero subito a passarle un asciugamano. Tutta la spiaggia s’era girata al suo passaggio, ed il suo fondoschiena rimane spesso citato dai ragazzi che quella sera l’ammirarono in tutta la sua naturalità. Andrea, rimasto immobilizzato e nudo, fu soccorso poco dopo, tra sorrisi di scherno mascherati da un’aria di preoccupazione. Gaia ed Andrea non si sentirono più per parecchio tempo: dopo qualche anno però riuscirono a rompere il tabù, e quella vicenda divenne un motivo di pura e semplice ilarità tra i due vecchi amici.
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