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Dolore perfetto
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Titolo:
Dolore perfetto |
Autore:
Pura |
Contatto:
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Racconto
n° 1662 |
Altri
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Glielo avevo promesso da tanto tempo, ma la paura era troppo grande... Quella sera, però, mi ero preparata con una cura meticolosa. Non sapevo ancora come sarebbe andata a finire, ero padrona di decidere cosa fare del mio uomo e questa sensazione di dominio scatenava in me un desiderio intenso di superare ogni limite ed ogni barriera che mi era prefissata. L’intesa sessuale con Michele era stata fin da subito intensa, e lui era stato il primo a farmi capire di non essere frigida, ma soltanto un caldo diesel da accendere piano piano... e quella sera gli avrei restituito il favore. Ore 20:00. Doccia lunga e bollente. Passo il getto della doccia regolato alla giusta velocità su tutto il corpo, regalandomi un massaggio rilassante, e poi insistendo sulle sensazioni che dà il getto caldo tra la fessura nelle cosce, le nuove emozioni che scatena sul pube completamente rasato (è la prima volta che lo faccio, per lui), le mie labbra scoperte. Ad un tratto capisco di non poter aspettare oltre l’arrivo del primo orgasmo, insisto sul bottoncino alternando getti freddi e caldi, invadendo la calda vagina con le piccole dita, profanando e pulendo ben bene la Rosellina che questa sera ho deciso di donargli, lavorandola con le dita, dentro e fuori, fino a venire in un urlo strozzato. Esco dalla doccia, nel vapore mi infilo la piccola guepière che valorizza i seni, una terza abbondante, il miniscolo perizoma, le autoreggenti ed il semplice vestito nero che gli è sempre piaciuto tanto. Asciugo e spazzolo i lunghi capelli fino a renderli seta, e guardando le gote ancora rosse del piacere appena provato mi limito a passare un velo di gloss sulle labbra, mascara sugli occhi, niente fondotinta, niente maschere per questa sera, a ventitrè anni posso permettermelo. Esco di casa alle 21:00. In ritardo, come sempre. Lui è giù che aspetta, elegante e pieno di classe come sempre, un bacio tenero, - Come sei bella -, il suo profumo nelle narici, nel cuore, nell’anima. E poi via, nel nostro rifugio.
Le luci del motel sono soffuse, come sempre. Il Direttore in giacca e cravatta ci sorride, come sempre. Camera 222, come sempre. E’ una piccola coccola, dedicata alle serate speciali dove il sesso in macchina non basta più. Entriamo. Champagne e ghiaccio sul mobile bar. Fragole. Rosse, succose. Sa quanto mi piacciono. Mi guardi con il tuo sorriso timido, ti sciogli il nodo della cravatta, mi chiedi se puoi farti una doccia, sei appena tornato da lavoro e mi sei passato a prendere direttamente a casa, ma vuoi sentirti pulito. Ti spogli velocemente, io ti guardo sdraiata sul letto, con un calice di champagne tra le mani e qualche rossa fragola che sparisce tra le mie labbra. Mi devo fare violenza per non raggiungerti sotto la doccia, ma attendo paziente, mi tolgo il vestito e mi riadagio sulle lenzuola fresche, di seta. Chiudo gli occhi e dopo un istante sei lì, nudo, profumato, che mi baci le dita dei piedi e sali, sempre più su, fino a guadagnare le mie gambe, il mio inguine, il mio ventre, i miei seni, le mie labbra. E poi ti tuffi di nuovo tra le mie gambe, strappandomi i piccoli pezzetti di stoffa che ancora porto addosso, lasciando le autoreggenti, soltanto, e leccandomi con avidità, passione, esperienza, come solo tu sai fare, in un lunghissimo atto d’amore, bevendo il mio succo come miele. Ho gli occhi chiusi, sono concentrata sull’orgasmo imminente quando sento qualcosa violarmi la fessura tra le labbra. Apro gli occhi e vedo la fragola più grande del cestello che sta entrando dentro di me e tu succhi e massaggi, sempre più forte, fino a farmi esplodere in un orgasmo da brivido. Mi baci, e le tue labbra hanno un sapore afrodisiaco. Voglio di più, ti dico. Allora tu inizi a far scorrere la tua asta rigida sul mio sesso, lentamente, fino a che non mi aggrappo a te e ti prego di penetrarmi. Entri dentro di me con un affondo deciso, è bellissimo, piano, poi forte, poi di nuovo piano, nel ritmo ancestrale più antico del mondo... io ti accarezzo la schiena, i glutei, ti cingo con le mie gambe, e d’un tratto inizi ad ondeggiare con foga, fino a venire sul mio ventre con un gemito di godimento. Ti guardo, sorrido, e ci ripulisco con un asciugamano. Poi, restiamo così, abbracciati, a bere champagne. Le bollicine e l’amplesso mi hanno rilassata, mi stendo sul fianco e tu sei dietro, ad abbracciarmi. Poi, sento qualcosa di freddo sull’apertura del mio sesso: è ghiaccio. Non l’avevo mai provato. Me lo porti alle labbra, io lo lecco, poi di nuovo dentro di me, sempre più a fondo, massaggiando. Mentre sento il ghiaccio sciogliersi e bruciare nel mio sesso caldo, un altro ghiacciolino mi entra nella Rosellina, a tradimento. Non me lo aspetto e grido, - mi hai fatto male - ti dico, anche se non è vero. È una sensazione bellissima, ma non voglio espormi troppo. Tu per farti perdonare scendi tra le mie gambe e cominci ad allargarmi le natiche, ed a baciare il buchetto stretto e gelido per il ghiaccio. Io sono sempre distesa, sempre più rilassata ed eccitata, e sento la tua lingua che mi penetra. È la prima volta. Sento il tuo dito insinuarsi in me. È la prima volta. Ne sento due. È fantastico. Fa male però. Ti chiedo di far piano. Allora tu ti alzi, chiedendomi di stare immobile. Torni dopo pochissimo e sento qualcosa di vischioso sulle tue dita, sul mio ano. - E' una cremina lubrificante - mi spieghi - Siccome è la prima volta, voglio che per te sia solo piacere...- Mi cospargi la crema in un massaggio stimolante, sto quasi per venire sotto il tocco delle tue dita, quando sento qualcosa di incredibilmente grosso che entra dentro di me. Una lacrima mi riga il volto, non pensavo facesse così male, ma poi mi rilasso e inizio a godere di quell’intruso, anche perché la tua mano sta titillando il mio clitoride e la tua lingua è nel mio orecchio. Affondi sempre di più ed io inizio ad ansimare. Andiamo avanti in un ritmo lento per un tempo indefinibile, poi sento che acceleri e gridi - Non ce la faccio più amore, devo venire, devooooo - e schizzi dentro di me il tuo seme caldo, provocandomi quell’orgasmo che faceva fatica ad arrivare e che invece ora mi squarcia. Le mie contrazioni anali ed i miei gemiti ti fanno gridare ancora più forte. Poi ti rilassi, e lasci che il pene perda la sua rigidità per sfilarlo da me. Io chiudo gli occhi per qualche secondo. Quando li riapro, tu mi stai prendendo tra le braccia e mi depositi nella vasca da bagno. Ci laviamo con tenerezza, poi usciamo e mi asciughi centimetro per centimetro guardandomi con amore, accarezzi il mio buchino arrossato e ci metti dell’altra crema, un po’ colpevole, un po’ appassionato. - Lo speravo tanto di poterlo fare - ammetti - ti ho fatto tanto male? - Allora ti stringo, ti faccio allungare sul letto e con la mia lingua accarezzo ogni centimetro del tuo corpo, fino ad arrivare alla tua asta, che è incredibilmente di nuovo rigida e pulsante. Lecco i tuoi testicoli, e poi mi decido. Mi giro, mi metto nella posizione del 69 e mentre accarezzi e baci la mia fessura, cerco la tua Rosellina. Ti irrigidisci, cerchi di allontanarmi ma non sento ragioni. Stringo con le labbra il pene alla base e lo lavoro con gusto, mentre il mio ditino raccoglie un po’ di crema dal tubetto abbandonato sul letto e comincio ad introdurlo piano piano nel tuo buchetto, prima uno, poi due dita, mosse sempre più veloci mentre la mia bocca lecca, succhia, accarezza il tuo pene ormai prossimo al piacere con parossistica foga, guidata dai tuoi lamenti, toccandomi tutta mentre ti contorci in preda al delirio dei sensi, fino a venire tra le mie labbra in un’ultima, liberatoria esplosione. Dopo averti ripulito, ci sdraiamo accanto e stremata, mi addormento. Mi svegliano le luci dell’alba, la consapevolezza di trovarmi in un luogo diverso dal solito, e poi ti vedo, ti sento, che mi cingi con un braccio, il sorriso disteso di chi non ha pensieri che aleggia sulle labbra, il pene rilassato tra le tue gambe. Vorrei assaggiarlo di nuovo, ma non c’è tempo. Tra due ore dovrò essere in università, e tu in ufficio. Ti sveglio con un bacio: - TI AMO - E tu, ancora assonnato, mi stringi e mi sussurri: - GRAZIE -
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