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Ricordi del passato
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Titolo:
Ricordi del passato |
Autore:
Granchio |
Contatto:
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Racconto
n° 1679 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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E' sabato pomeriggio, le temperature si sono abbassate questo weekend. Solo a casa decido di entrare in chat e su RS. Non c'è tanto movimento oggi, forse i fasti della cena sono ancora da smaltire, chi lo sa. E allora vado in biblioteca, leggo alcuni racconti e, preso dai ricordi, decido di scrivere di nuovo anche io. Metto della musica, ora Celentano canta "Storia d'amore". Il mio pensiero corre, corre da te piccola mia, corre ad un anno fa e a quando mi dicesti che volevi vedermi, conoscermi dal vivo, dicesti che era tuo dovere di schiava mettendo un sorriso nel messaggio. A dicembre eri qui, il treno preso al mattino e arrivato a Milano in ritardo. Il nostro amico che si propose di portarti a me. Ero felice, contavo le ore e poi i minuti, i secondi. Eccoti. Non ti avevo mai visto se non in foto. Sei carina. Sei vestita come una ragazza perbene. I miei pensieri corrono ai nostri giochi, agli orgasmi al telefono, alle mille pazzie fatte in chat, alle voglie nascoste, alle cose mai realizzate prima, alle mille promesse di sesso, sesso con la S maiuscola, ti farò questo, e tu, no quest'altro, ecc ecc. Ora ti guardo e mi chiedo come fai ad avere quest'esplosione. Se è vero quello che hai sempre detto e scritto o se invece avevi mentito. Salutiamo l'amico, sali in macchina. Ci baciamo sulla bocca, dolcemente. Siamo entrambi imbarazzati. La strada scorre, parliamo del più e del meno. Siamo fermi ora, e tu mi prendi le mani e le metti sulle tue cosce. Capisco ora, mi sciolgo anche io, ti faccio salire la gonna e scopro che hai messo le autoreggenti. Ci guardiamo e ad ogni semaforo ci scambiamo dei timidi baci. Siam di nuovo fermi ora. Ti guardo, tu provi di nuovo a parlare. Ti metto un dito davanti alla bocca. "Se vuoi continuare a parlare sai cosa devi fare!". Ecco, ora le ho detto le mie intenzioni, che idiota che sono, ora magari mi dice che non vuole e chiudiamo tutto qui. E invece no, arrossendo ti sflili il tanga e lo metti in borsa. Capisco allora quanto tu sia mia, quanto tu mi voglia. Siamo in albergo, documenti, ascensore... Ci prendiamo per un istante, c'è un piano solo, ti ho solo infilato una mano tra le tue cosce, sei bagnatissima, come mi hai sempre detto. Entriamo. Al diavolo le valige, i vestiti e quant'altro, mi siedo sul letto, ti faccio togliere il twin set, ti avvicino a me e ti prendo i seni tra le labbra. Li lecco, mordicchio i capezzoli, mi alzo, ti volto, ti appoggio allo scrittoio e ti penetro da dietro. Sei talmente bagnata che è entrato subito, colpi decisi, forti, sento che sto per venire. L'attesa di queste settimane mi ha accorciato i tempi, l'eccitazione da questa mattina era troppo alta. Lo sfilo, ti faccio sedere sul letto e te lo porgo. Mi avevi sempre detto che volevi salutarmi prendendolo in bocca. Mi guardi, mi sorridi e mi dici ciao. Il mio membro scompare nella tua bocca, inizi a percorrerlo con la lingua, lo baci, lo scucchi, lo rimetti dentro, lo muovi con le mani. Sto venendo E. Non ti ritrai, ti riempio la bocca del mio seme, lo assaggi, lo lecchi con la lingua, lo ingerisci. Poi mi guardi, e mi chiedi se devo scappare subito. Sì, porca miseria, si! Devo tornare al lavoro. E poi devo andare a casa, porca miseriaccia. Ci salutiamo, ci sentiamo dopo, ti chiamo io, le dico. Ripenso ogni mattina a quel pomeriggio e al mattino successivo. Ogni mattina quando il tram passa sotto il tuo albergo penso a quel poco tempo che ti ho dedicato. Avevamo detto che bastava vederci, anche per pochi minuti, cosi non è stato, ma è comunque poco, dannazione. Il tempo che volevo dedicarti era certo ben di più. Mi mordo la lingua se penso a come potevamo sfruttarlo diversamente. Mi hai detto un sacco di volte che è stato bellissimo e che ti era piaciuto. Non so se mentissi, ma io so nel mio cuore che rivorrei quei momenti, e non per cinque minuti, ma per una vita.
L'amore che provo non si esaurisce col tempo, piccola E.
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