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Le vacanze
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Titolo: Le vacanze
Autore: Dolcissimo
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Racconto n° 1689
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Questo racconto appartiene al passato ma mi è ricomparso tra le carte in questi giorni e ve lo propongo così come lo scrissi

Le vacanze
Eleonora colpì subito la mia attenzione dal primo momento che la vidi appena arrivai al villaggio turistico. Non era per il monochini o per il costume arrotolato in modo da offrire il più possibile al sole e agli occhi dei fortunati bagnanti, ma c’era qualcosa di speciale in lei: una femminilità ed una classe che solo poche donne possono vantare. Quel fine pomeriggio lo dedicai a guardarla ancor più incuriosito dal comportamento di Gabriele, suo marito, che compariva a tratti, tubava con lei in modo da far intuire una grande armonia di coppia, e poi scompariva per parecchio tempo.

A cena il maitre ci mise allo stesso tavolo e fu l’occasione per conoscersi. Io ero imbarazzatissimo perché Eleonora, nel suo abito da sera era più travolgente che mai e non riuscivo a toglierle lo sguardo di dosso: qualunque suo movimento o gesto mi faceva avvampare.
La situazione non migliorò in discoteca dove Gabriele condusse in pista la moglie per i balli latino americani mettendone in mostra le doti di ballerina e non solo. Poi se ne andò. Io non sono un gran ballerino per cui mi lanciai nella mischia solo con i lenti. Tenerla tra le braccia mi procurò sensazioni molto forti, tanto che dovetti reprimere un rantolo di piacere quando la strinsi a me e staccarmi subito dopo imbarazzato per l’erezione totale e quasi immediata. Lei invece si strinse a me e continuò ad ondeggiare con l’innocenza di una scolaretta. Avrei voluto affondare le mani in quelle natiche che immaginavo sede e ben tornite, li davanti a tutti, alzando a poco a poco il tessuto della gonna sino a sentire il contatto con la pelle nuda, ma riuscii a trattenermi e le chiesi di sederci.
Gabriele tornò, chiacchierammo a lungo ed alla fine si diventò amici tanto che mi chiese di andare, il pomeriggio successivo, in camera loro per una partita a carte.

Quando arrivai Eleonora era sul balcone a prendere il sole, così noi si iniziò a giocare a tressette. Non avevamo fatto due partite che lei chiese a Gabriele di metterle la crema. Lui non ne voleva sapere ed alla fine volle la mia collaborazione.
Fu così che mi ritrovai con in mano la boccetta della crema e davanti a me la pelle vellutata della schiena di Eleonora che, sdraiata sul lettino, aspettava di essere spalmata. Quando appoggiai le mani quasi mi tremavano, ma subito ci fu confidenza in quel contatto ed iniziai a spalmarla, o meglio a massaggiarla. Muovevo le mani su e giù lungo la schiena e lei sembrava una gattona che faceva le fusa.
Il costume era, come al solito, rimboccato all’interno. Quando fu il turno delle natiche si raccomandò di spalmarle molto bene perché lì prendeva meno sole e la pelle era più delicata. Così feci: abbondai con la crema e massaggiai a lungo. Man mano che il contatto diventava più profondo, lei apriva sempre più le gambe offrendosi alle mia carezze sino a quando non si trovò coi piedi a lato del lettino. Iniziò a fare un movimento composto in cui prima strusciava il pube sul lettino e poi alzava le chiappe incontro alle mie mani.

Dentro ero tutto un subbuglio, rapito da quel movimento provocante ed intriso di una profonda promessa erotica. In quel momento mi ricordai di Gabriele, lo guardai e mi accorsi che anche lui ci stava guardando. Imbarazzato la feci girare e misi la crema dall’altro lato dove incontrai subito il seno coi capezzoli già duri. Duri e svettanti verso il cielo. Mi provocava un piacere immenso sentirli sotto alle dita, anche perché Eleonora dimostrò subito di essere molto sensibile in quel punto. Avrei voluto succhiarglieli, baciarli e baciarla. La mia viriltà, nel frattempo, si era fatta evidente sino a far capolino da sopra al costume e mi imbarazzò tremendamente per la presenza di Gabriele.
Scesi sulle gambe che lei divaricò in modo volutamente provocante. Non erano gambe aperte per consentire di spalmare una crema, ma gambe aperte per eccitare il partner attraverso la propria voglia, per mettere in mostra senza pudore la propria femminilità, per richiamarmi all’interno dell’abisso del piacere. Ed io sentivo la sua eccitazione anche attraverso il calore che le mani percepivano ogni volta che lei, inarcando il bacino verso l’alto, veniva a cercare carezze sempre più intime.
Poi sentii anche il profumo della sua eccitazione. Mescolato con quello della crema, ma inequivocabile, penetrando dalle narici arrivò subito al cervello, offuscandolo, scese lungo la colonna vertebrale per addensarsi nel basso ventre.
Ero completamente perso. Dissi che avevo finito e me ne andai. Uscendo notai un’inequivocabile gonfiore nel costume di Gabriele.
Ci rivedemmo al pomeriggio e loro fecero gli innamoratini tubando ovunque. Dopo cena Gabriele scomparve lasciandomi solo con Eleonora che indossava un vestito da sera lungo con una grande scollatura sulla schiena.
Quando ballammo sentii la pelle sotto le dita e le dissi che era molto vellutata. Lei rispose che era merito del massaggio che le avevo fatto nel pomeriggio e mi chiese se, tornando in camera, avevo pensato a lei.
– Non è bastato pensarti per spegnere il fuoco che hai acceso –, le riposi.
– Anche i tuoi massaggi sanno accendere il desiderio in una donna -
– Grazie. -
– In camera ho un olio afrodisiaco che mi ha dato un’amica, perché non provi a massaggiarmi con quello? -
– Ci vorrà del tempo. -
– Ho tutto il tempo che serve. -

In camera, trovata la boccetta, spense la luce e poi venne da me.
- È un olio che sporca molto, è meglio togliere i vestiti – mi disse.
Così mi spogliò, con calma e sensualità, ma senza alcun contato erotico diretto: e fu ancor più eccitante. Tra me pensai che avevo sempre saputo che quella donna sarebbe stata in grado di farmi scoppiare di desiderio con un semplice sorriso.

– Adesso puoi aiutare me a spogliarmi – mi stuzzicò.
– Da dove iniziamo? -
– Dalle calze. -
E così dicendo appoggiò una gamba sulla sedia che mi stava a fianco. Vi appoggiai la mano: la gamba era uscita dallo spacco ed era offerta al mio tocco. L’attirai a me baciandola con passione mentre palpavo la gamba, la fine delle autoreggenti e poi giù a piene mani sulle natiche. Presi il vestito ai due lati dello spacco e con due colpi decisi lo lacerai completamente lasciandolo a terra sventrato.
– Che irruenza -, disse, spingendomi contro il muro e cercando il contatto tra i sessi.
– Basta preliminari, ce ne sono stati anche troppi, ora voglio sentire le tue labbra sulla mia verga. -
Si inginocchiò e prese a baciarlo. Non come avrei voluto io, ma singoli baci ora alla base del glande ora un po’ più su con lo scopo di eccitare, non di soddisfare.

Chiesi, imprecai, supplicai, ma niente… sino a quando non si appoggiò a me, risalì strusciando tutto il corpo sul sesso in spasmodica erezione e mi sussurrò all’orecchio:
– A me eccita tremendamente succhiare un uomo. Se vuoi che lo faccia devi lasciarmelo tutto il tempo che mi serve per eccitarmi sino al punto di volerlo ingoiare. Se vuoi una che te lo succhi a comando scendi in strada e scegli la prima puttana che trovi. -
Scese nuovamente facendo scorrere nuovamente tutto il corpo sul mio e questa volta la corsa si concluse nella sua bocca.
Penetrare tra le sue labbra mi lasciò senza fiato e fu come entrare in un’altra dimensione. Eleonora lo prese con delicatezza ma allo stesso tempo con decisione, oserei dire con reverenziale eccitazione, mentre si muoveva su e giù lo succhiava con determinazione.
Bastarono pochi colpi che riversai il mio fiotto bianco e caldo dentro alla sua bocca. Lei trattenne tutto e poi venne a baciarmi suggellando il mio orgasmo con la condivisione del nettare che era riuscita a strapparmi.
Il bacio durò a lungo e ci impegnò in un gioco di lingue.
L’orgasmo non aveva placato il mio impeto e la passione: la baciavo, la stringevo a me e riempiendomi le mani coi glutei tondi e tonici.

La presi in braccio e la deposi sul letto. Dopo alcuni baci sul collo e sul seno scesi tra le cosce baciando la pelle tra le autoreggenti e gli slip e godendo del profumo inebriante del suo sesso. Attraverso le trasparenze del tessuto vedevo le labbra dilatate ed il bagnato dei suoi umori dilagare sul tanga.
Salii a succhiare i capezzoli ed a giocare coi suoi seni, a baciarli, a succhiarli, a palparli, e poi le dissi:
- Anche tu mi devi eccitare se vuoi essere leccata… so che ti puoi offrire in modo molto più eccitante. -
Allora Eleonora allargò le gambe al massimo, si appoggiò sui piedi e spinse il pube verso l’alto.

La sentii fremere mentre le mie labbra scendevano, si soffermarono sull’ombelico e scendevano ancora più in basso seguendo il contorno del pizzo.
Poi, con un gesto calibrato, scostai il tanga di lato in modo da mettere a nudo il folto triangolo di peli e le labbra rigonfie di piacere. Baciai i riccioli stando attento di mantenermi sempre all’esterno della vulva, poi scesi più in basso andando a baciare la zona attorno all’ano. Lo stesso percorso, ma al contrario, lo feci con la lingua che prima girò attorno alla sua rosa posteriore e poi attorno alle grandi labbra rifacendo quest’ultimo percorso infinite altre volte.
Eleonora muoveva il bacino a destra ed a manca cercando di infilarsi la lingua all’interno, ma senza successo sino a quando, estratta la lingua il più possibile, non la appoggiai sulle labbra carnose e la feci scivolare verso l’alto. Lei mi prese la testa e se la spinse contro mentre la lingua penetrava senza problemi sino alle piccole lebbra e scorrendo sopra al clitoride indurito.

La manovra venne accolta con un grande, lungo sospiro e con gridolini d’approvazione.
Lasciai allora scorrere la lingua verso il basso sino al buchetto dietro che stuzzicai con la punta e poi penetrandolo leggermente. Lei rispose contraendolo per il piacere... risalii.
Ormai, tra gli umori e la mia saliva era tutto bagnato. Presi a succhiare le grandi labbra, gonfie di piacere e molto eccitabili. Succhiavo ora l’una ed ora l’altra mentre lei continuava a guidarmi la testa: che magnifico fiore quello di Eleonora, completamente dilatato anche all’interno.
Se avessi scelto di penetrarla in quel momento, il glande non avrebbe trovato difficoltà ad entrare. Scelsi invece di penetrarla con la lingua che entrò in profondità, innalzando il livello dei sospiri.
Stesso trattamento riservai anche all’altra sua apertura che esplorai sino in fondo. Tappa successiva le piccole labbra che leccai a dovere, senza trascurarne neanche un millimetro e poi... il clitoride. Come lo presi tra le labbra lanciò un urlo e mi strinse talmente forte a sé che quasi rimasi senza fiato.
Lo succhiai con cura. Ero talmente coinvolto dalla situazione che si era venuta a creare che non mi accorsi che Eleonora aveva smesso di ansimare. O meglio me ne accorsi dopo poco quando gli ansimi erano ripresi, ma avevano qualcosa di diverso: alzai la testa e vidi Eleonora che succhiava il membro del marito.
Ne fui estremamente imbarazzato, mi alzai e me ne andai.
Ero nella mia camera ed era passata poco più di un’ora quando sentii bussare. Erano Gabriele ed Eleonora. Entrambi con indosso solo la vestaglia da camera aperta sul davanti. Dovevano aver appena fatto una doccia perché Eleonora profumava come un fiore. Quando Gabriele chiuse la porta, lei disse:
– Non è stato carino da parte tua eccitarmi e poi andartene lasciando Gabriele tutto solo a soddisfarmi.-
Stavo per rispondere ma mi mise un dito sulle labbra:
– Shhh, non importa, acqua passata, ma adesso non ti lascio più scappare. Rilassati.-
Così dicendo mi spinse sul letto, si sdraiò sopra di me e mi baciò; Gabriele spense la luce e venne a baciarla sulla schiena.
Lei mi liberò delle mutande e si mise a strusciare la sua rosa già sbocciata sul mio basso ventre. Stava a cavalcioni su di me e si muoveva con dolcezza. Sentii le sue labbra gonfiarsi e scorrermi lungo il pene con la stessa dolcezza e delicatezza che avrebbe avuto se avesse usato la bocca.
Mi chiese se mi piaceva.
– Certo, solo un pazzo fuggirebbe queste emozioni. -
– Allora perché non me lo dimostri cercando di aumentare le mia eccitazione? -
Nella sua bocca doveva ancora spegnersi l’eco di quelle parole che già le mie mani correvano sui quei seni desiderosi di essere accarezzati.

Lei si muoveva ora sulla cappella che usava per separare le labbra e per stimolare il clitoride.
Giocò così sin quando ne ebbe voglia, sino a quando i miei rantoli di piacere la eccitarono e poi si distese su di me indirizzando la mia erezione là dove il piacere le pulsa più profondo. L’attirai a me e la baciai con trasporto.
Gabriele contribuiva a mantenere alto il livello d’eccitazione della moglie con baci e carezze molto intimi e sfacciati.

Eleonora iniziò a muoversi, sempre baciandomi, poi si fermò, come aspettasse qualcosa: in effetti lui la penetrò nel buco che sino ad un attimo prima aveva leccato ed inumidito.
Non compresi subito quello che stava succedendo, ma quando razionalizzai il tutto, mi fermai: la mia eccitazione scomparve.
– Non fare lo sciocco, non puoi fermarti ancora sul più bello. Io sono innamorata di Gabriele e lui mi fa godere tutte le volte che voglio. Dovresti sentirti onorato del fatto che mi piaci ed ho voglia di fare all’amore con te.-
Continuò Gabriele spiegando che erano una coppia a cui piacciono i giochi intriganti, a cui piace eccitare ed essere eccitati e soprattutto fare in modo che la voglia sia sempre al massimo in ogni situazione.
Le attenzioni di Gabriele davano i primi effetti ed il respiro di Eleonora iniziava ad allungarsi.
- Lo so che ti eccito. – mi disse Eleonora - Quel primo giorno sulla spiaggia ti ho visto l’evidente aumentato di volume dentro ai tuoi slip, quando ho ingenuamente allargato le gambe. Stasera mi hai strappato i vestiti di dosso, tanta è la voglia che hai di me. Il tuo sesso è stato accolto dentro di me come un signore, riverito, riempito di succhi e soprattutto mi è piaciuto. Non vorrai mica buttare tutto all’aria solo perchè l’uomo che amo partecipa all’orgasmo della sua donna. Lo so che ti eccita sentire che sto riprendendo a godere! Pensaci prima di gettare tutto, perché questa è l’ultima possibilità che ti viene data! -
Aveva ragione, i suoi sospiri crescere d’intensità ed i movimenti che faceva su di me stavano rimettendo in tensione la virilità: le appoggiai le mani sulle natiche e mi spinsi a fondo dentro di lei.
– Benvenuto tra noi – sottolineò Gabriele.
Ci muovevamo tutti e tre in sintonia: mentre Eleonora scendeva verso di noi, noi spingevamo verso l’alto e viceversa.
Dopo un po’ presi a palparle le natiche ed il massaggio che ne uscì si ripercuoteva su tutti e tre i sessi stimolandoli ulteriormente. Eleonora si muoveva con grande maestria alternando movimenti diversi, reggendo il ritmo del gioco e conducendolo in maniera magistrale.
Mi abbandonai completamente a quel gioco travolgente. Ero al tempo stesso strumento del gioco d’amore mentre donavo piacere e beneficiario quando le maree dell’eccitazione comune mi travolgevano.
I corpi erano sudati, le frasi sconnesse, i movimenti sempre più profondi e l’aria intrisa dell’odore della nostra eccitazione.
All’orgasmo ci arrivammo in momenti diversi, ma fu un’esplosione per ognuno di noi.

Da quella sera mi lasciai andare completamente, tirai fuori tutta la mia voglia e dimostrai quanto sapevo essere intrigante.