I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Prima che arrivi il controllore
Biblioteca
Titolo: Prima che arrivi il controllore
Autore: Christian
Contatto:
Racconto n° 1690
Altri racconti dello stesso Autore:
Eravamo nella carrozza di prima in fondo al treno. Non era la prima volta che la vedevo. Ma questa volta era più affascinante del solito. Pantaloni neri eleganti, scarpe a punta, camicia bianca che le fasciava il corpo, e lasciava intravedere il suo bel seno.
Aveva molto fascino. Era la classica donna che mi piaceva, distinta e di classe. I suoi capelli erano lisci appena sopra la spalla.
Le altre volte l’avevo vista solo passare, ma per qualche motivo era rimasta impressa nella mia mente.
Questa volta invece eravamo soli nello stesso scompartimento. Il treno ormai stava per partire, e speravo che nessun altro avesse il tempo di unirsi a noi.
Il treno finalmente partì, ed eravamo effettivamente soli. Lei iniziò a leggere un libro, e io feci la stessa cosa. Fra una pagina e l’altra le lanciavo uno sguardo, e notavo con piacere che anche lei lo faceva di tanto in tanto. Finchè i nostri sguardi finalmente non si incrociarono, e ci venne spontaneo sorridere per un attimo. Ma subito dopo, io di nuovo a leggere il mio libro, e lei il suo.
Notai ora l’anello al dito della suo mano. E stranamente, invece di esserne dispiaciuto, ne fui ancora maggiormente intrigato. La volevo, e volevo essere per lei l’evasione, la trasgressione, il piacere di un attimo vissuto col batticuore. Mi piaceva sempre di più.
Ad un certo punto mi tolsi la cravatta, e lei mi guardò sorridendo nuovamente. Quello che più mi piaceva in quel momento, non era tanto il suo sorriso, ma il fatto che non glielo avevo chiesto io.
Iniziammo a quel punto a chiacchierare. Io avevo letto il suo stesso libro, e la minacciavo scherzosamente di raccontarle la fine; lei faceva finta di essersi offesa che mi fossi tolto la cravatta, nonostante la sua presenza. Stava nascendo una sintonia, e ce ne stavamo rendendo conto.

Tutti e due avevamo ancora alcune telefonate da fare per lavoro: problemi da risolvere, decisioni da prendere, informazioni da recuperare. Andammo avanti così per una buona mezz’oretta. Ma mentre parlavamo al telefono, ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano.
C’è stato un momento, molto bello, in cui tutti e due stavamo ridendo al telefono. Le ragioni probabilmente erano le più diverse, il nostro interlocutore anche. Ma tutti e due sentivamo il bisogno di avere qualcuno vicino, con cui condividere quella risata.
Mi resi conto in quel momento che non mi importava cosa mi stava dicendo il mio collega, non mi interessava sapere come era andata la riunione; mi interessava soltanto sapere quando lei avrebbe riso un’altra volta, guardandomi negli occhi.

Il treno nel frattempo iniziava a correre sempre più veloce. Era sera, le luci erano abbassate, e non si sentivano altri rumori nel vagone.
Io troncai in fretta la mia telefonata, e iniziai a guardarla per aspettare che anche lei facesse altrettanto. Le feci segno di tagliare. Lei sorrise e dopo qualche minuto si liberò anche lei.

Nello scompartimento faceva molto caldo, e lei si era tolta la giacchetta. Il suo seno sembrava esplodere sotto quella camicetta. A quel punto mi sedetti vicino a lei.
Avevamo in mente la stessa cosa. Tutti e due eravamo coscienti del rischio di essere scoperti, ma tutti e due avevamo voglia di rischiare.
Lei mi volle volontariamente provocare e si alzò a prendere qualcosa dalla sua valigia in alto. Fu lì che ammirai il suo sedere perfetto e fasciato da quei pantaloni neri... Mi chiese se potevo darle una mano, visto che non ci arrivava. Era un invito a nozze. Accostandola da dietro, mi appoggiai contro il suo sedere, e lei si rese conto di quanto mi stava provocando. Ed era esattamente quello che voleva.
Le diedi prima un bacio dietro al collo, stringendola sempre più forte. Che fascino che aveva quella donna! La mia mano iniziò a toccarle il seno, poi scendendo sempre di più, fino a infilarsi dentro i suoi pantaloni eleganti, e dentro le sue mutande bianche. Avevo voglia di darle piacere, e lei lo pretendeva, stringendo forte la mia mano e facendola scendere ancora più giù. Con l’altra mano intanto le toccavo prima il seno prosperoso, poi la sua mano con quell’anello al dito che rendeva lei colpevole e me complice.
La sentivo gemere, e mi pregava di continuare, ma proprio quando il suo piacere stava per arrivare al culmine, fummo interrotti dai passi di una persona.
Sfilai la mano al volo e ci ricomponemmo. Era il controllore, che ci chiese il biglietto.
“Ce lo ha il signore il mio biglietto”, disse lei subito indicandomi. E io glielo diedi.
“E il suo?” mi fece il controllore.
“Non ce l’ho, pagherò la multa”, dissi iniziando a tirare fuori il portafoglio.
E in quel momento iniziai a vedere gli attimi che avevo trascorso come un episodio del passato, che era destinato a non continuare. Ma ero contento così, perché ero riuscito a viverlo in tutta la sua intensità. E non chiedevo altro.