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Il sogno
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Titolo: Il sogno
Autore: Geisha
Contatto:
Racconto n° 1695
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Il mio sogno: passi lenti verso una porta socchiusa "entra in quella stanza, non aprire le finestre, lascia la penombra, spogliati ma lasciati indosso le calze, le scarpe, l'intimo, sul letto troverai un foulard di seta, benda i tuoi occhi e poi sdraiati ed aspettami".
Valerie si trovò davanti a quella porta senza avere il coraggio di spingerla, con timore appena poggiando un dito varcò la soglia dell'ignoto della sua mente. Cosa avrebbe trovato in quella stanza, chi avrebbe mai conosciuto? Forse solo se stessa, avrebbe conosciuto quella parte di lei che fin qui aveva messo da parte senza avere il coraggio di viverla fino in fondo.
Era lì in piedi nella stanza immobile, ancora indecisa se tornare sui suoi passi o seguire il dictat di quel messaggio. Ma era arrivata fin lì, e durante il tragitto aveva voluto sostenere con se stessa un freddezza tale da impedirle di non tornare sui suoi passi
Quel foulard era lì sul letto, ben piegato. Ora doveva scegliere, ora doveva sapere se le fantasie collimano con la realtà. Valerie aveva fiducia di quell'uomo, la emozionava...
Si sedette sul letto, aveva la sensazione che le gambe vacillassero e provava una strana sensazione di freddo e tremava; quella penombra, il silenzio, la sensazione di essere spiata fin dentro l'anima la teneva in tensione come una corda di violino. Le sue mani iniziarono a muoversi come animate di vita propria, aveva la sensazione di contrasto tra le sue mani e la mente. Un bottone, due bottoni, tre bottoni e la giacca iniziò a lasciare libero allo sguardo il generoso seno adornato di pizzo. Gesti lenti fecero scivolare la giacca, come se Valerie avesse voluto darsi tempo per decidere se restare o andare. Le mani sulla cerniera della gonna, che scivolò via.
Quella sensazione di essere osservata non passava, in fondo non riusciva a guardare oltre quella penombra e percepiva un respiro leggero ed il profumo dell'essenza di Patchouli e mandarino.
Seduta su quel letto, si rannicchiò dentro le sue braccia, tentando di calmare la sensazione di freddo ed imbarazzo che sentiva. “Calmati, respira” si ripeteva. Quanto le era stato chiesto non era ancora stato portato a termine, il suo sguardo finalmente cadde sul foulard.
Si alzò di scatto come se istintivamente cercasse di aumentare lo spazio tra lei e quel pezzo di stoffa così innocuo, così delicato ma che posto sugli occhi assumeva tutt’altro aspetto. Alta sui suoi tacchi a spillo, il corpo appena coperto da una sensuale biancheria nera di pizzo che traspariva da una sottoveste di velo nero. Un corpo armonioso, morbido, accogliente, ispirava sesso. Si chinò verso quella stoffa, la raccolse spiegandola a modo e poi bendò i suoi occhi. Mille pensieri si affacciavano alla mente, sensazioni, emozioni, paura, si stese sul letto ed aspettò!
Infiniti interminabili minuti, mentre la vista era stata esiliata dal partecipare, gli altri sensi avevano amplificato le capacità, e tutto il corpo era propenso a percepire quanto poteva accadere intorno a se. Quel respiro e quel profumo appena percepito prima si fece sempre più vicino, tangibile.
Poco dopo riuscì a capire che in quella stanza le persone erano due, un viso si avvicinò al suo per parlarle. Era lui, voce calda, profonda, decisa, sentì le sue mani accarezzarla e subito fu un sussulto sul suo corpo e calore sulla pelle.
“Sei calda Valerie”, e le dita di lui erano sui suoi capezzoli stretti nella presa, provocavano un caldo che sentiva sciogliere e scendere tra le gambe.
“Voglio vederti eccitare, voglio vedere la tua voglia scendere tra le cosce, voglio sentirti pregare di darti piacere.”
“Sì, voglio vedere, guardare perché non sarò io a portarti all’estasi.”
Quella frase le fece sobbalzare il cuore, chi mai c’era oltre lui, “No ti prego non voglio nessun altro.”
“Fidati di me, ora mi andrò a sedere sulla poltrona e guarderò le immagini sensuali che saprai donarmi e l’eccitazione che provocherai diverrà per te il piacere finale.”
Ancora lunghi attimi di silenzio che scatenavano eccitazione e poi una voce dolce di una donna le disse: “Valerie, dolce schiava, ora ti prenderò.”
Una donna, le sue mani, la sua bocca, la sensualità, la gestualità che si muoveva su quel corpo esposto al piacere. Le prese le mani, legandole i polsi e fissandoli alla spalliera del letto, poi le labbra della donna si poggiarono sulle labbra di Valerie e divennero baci profondi ai quali non si sottraeva, mentre le mani della donna erano scese tra le gambe di lei per sentire quanto fosse eccitata e bagnata. Calda, bagnata, emetteva gemiti di piacere mentre ogni azione di quella mano diveniva più profonda, obbligandola ad inarcare la schiena per sentire ancora di più. Quella mano che scompariva dentro di lei lentamente e la dilatava in modo sconvolgente aprendola senza ritegno. “Basta ti prego” quando sentì che non ce l’avrebbe mai fatta a subire oltre.
“Basta Valerie? No, piccola cagnetta in calore, questo è solo l’inizio di un gioco”, e da lontano la voce di lui risuonò come un comando: “Ora affondala”.
Quella mano affondò fino in fondo facendola urlare ed ansimare. Non sapeva più dove iniziava il piacere e dove finiva il dolore, l’istinto era quello che portare le mani al clitoride gonfio e pronto per esplodere, ma non poteva farlo.
“Hai voglia di godere vero? Ma non è ancora tempo, non è ancora il momento.”
La fece girare obbligandola ad esporsi a lui per essere guardata così disponibile ed aperta. Ancora usata e portata in una altalenante attesa di sfinirsi nel piacere. Sentì sulle sue labbra il piacere della donna ed il suo odore così buono, afrodisiaco, e sentì le labbra e la lingua di lei raccogliere il suo piacere per poi portarlo alla bocca di lui.
Lui osservava Valerie con attenzione, ogni momento di più senza forze, presa da un vortice furioso di agitazione e voglia che in modo indegno si vedeva scendere tra le sue gambe. Non poteva implorare con lo sguardo, né con la voce, doveva tacere e sperare che le venisse dato quel piacere che aspettava.
Lui si alzò, le afferrò i fianchi ed affondò il suo sesso tra le sue natiche senza riserva. Era la Valerie che lui voleva preparata per lui e pronta al suo piacere finale.
Le sciolse le mani baciandole le labbra strinse forte i fianchi fino a farla gridare per quella morsa e ordinò alla donna di accarezzarle il clitoride, mentre affondava i suoi colpi. L’orgasmo arrivò per entrambi come un fiume in piena, dirompente e generoso per acquietare quei corpi.
Valerie era senza più forze né volontà, solo una piccola frase si sentì uscire dalla sua bocca: “Grazie mio Signore”.