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Il filo
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Titolo:
Il filo |
Autore:
Veronica Erspan |
Contatto:
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Racconto
n° 1707 |
Altri
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Suonai il campanello con una certa titubanza. Non riuscivo a capire come avessi trovato il coraggio di arrivare fino a quella porta. Anzi, di cercare quell’indirizzo sul giornale, la strada, il numero civico, le scale. L’ascensore non faceva al caso mio, alla mia età dovevo mantenermi in forma, non potevo lasciarmi andare L’esercizio fisico era fondamentale per evitare un decadimento veloce. Cinquant’anni. Tanti da una parte e pochi dall’altra. Eppure mi sentivo sull’orlo di un baratro. Un leggero scatto mi fece capire che la porta era stata aperta. Spinsi con delicatezza e mi trovai in una sala d’attesa che mi ricordava quella del mio dentista. Una decina di piccole poltrone rosse, messe ordinatamente in due file, una grande pianta verde in un angolo, quadri colorati alle pareti perfettamente bianche. Non mi aspettavo certo nulla di simile. Mi guardai ancora attorno come per cercare una spiegazione plausibile. Alle due finestre erano appese tendine candide, semplici e non pesanti drappi di velluto. Nell’aria aleggiava un leggero profumo di vaniglia e nella stanza non c’era nessuno. Mi sedetti sull’orlo della poltrona più vicina. Sul tavolino messo al centro c’erano alcune riviste di moda. Il bellissimo viso di una modella vestita di velluto blu mi sorrideva come per dirmi: “Su, coraggio, salta il fosso, vedrai che ti piacerà…” “Mah" pensai "che mi è venuto in mente! Sono proprio una stupida! Un club privato… chissà che gente c’è, farò la figura dell’imbranata…” Mi stavo alzando per andarmene, quando una porta si aprì in fondo alla stanza, non l’avevo notata. Entrò una donna che mi sorrise e stese le braccia verso di me. “Che bella sorpresa!" esclamò "Un nuovo arrivo! Sono molto felice di conoscerla e devo dire che lo saranno anche le mie amiche…” Io restai senza parole. Non riuscivo a risponderle. Era bella, sulla quarantina, alta e slanciata. I capelli neri a baschetto, truccata con cura, vestita elegantemente con un abito scuro, semplice ma molto scollato, i seni ben in vista. Anch’io sporsi le mani e strinsi le sue. Lei, delicatamente, mi spinse verso la porta rimasta aperta, dalla quale usciva una musica sottofondo, dolce ed avvolgente. Entrammo ed io non avevo ancora detto una parola. Lì l’atmosfera e l’ambiente erano l’opposto della sala d’aspetto. Il mio cuore cominciò a battere più velocemente perché capii al volo che da quel luogo sarei uscita una donna completamente diversa. Luci rosse soffuse, che uscivano da chissà dove. Molti separé, divani morbidi, tavolini bassi pieni di bicchieri, coppie intente a parlottare o a scambiarsi effusioni. Nel centro della stanza un palco leggermente rialzato, rotondo, che ruotava lentamente su se stesso. In mezzo un letto, anch’esso rotondo, tutto rosso. Due donne nude, una sopra l’altra, ognuna con il viso immerso tra le gambe dell’altra gemevano ed ansimavano. Rimasi con gli occhi incollati su quello spettacolo. Non mi accorsi nemmeno che la mia ospite mi aveva fatto sedere e mi porgeva un bicchiere. Bevvi come ipnotizzata. Sentivo l’eccitazione crescere dentro di me. Non avevo mai visto niente di simile e subito mi piacque da morire. “Allora, vedo che si diverte…” mi sussurrò all’orecchio la mia accompagnatrice “Sono due nostre amiche che giocano… se vorrà potrà farlo anche lei, con chiunque di noi. Mi dica che tipo le piacerebbe…” Mi voltai un attimo a guardarla. Le risposi subito, senza esitazioni. Ma era proprio la mia voce? “Mora, giovane, gambe lunghe, magra con i… i seni grossi” “Ma certo, cara, ho quello che fa per lei. Si chiama Vanessa, è bellissima e sa fare un sacco di cose. Se vuole può godersi lo spettacolo, intanto vado a chiamarla.” Io non le risposi. Avevo gli occhi incollati su quel letto rosso fuoco... Poi una delle due, la bionda, si mise gattoni e l’altra cominciò a succhiarle i capezzoli… Ormai ero bagnata e gonfia tra le gambe. Una mano mi sfiorò i capelli e mi girai. Era l’altra, Vanessa. Mi piaceva, era come l’aveva descritta l’altra. Avvicinò il suo viso al mio e cominciò a baciarmi sulla bocca, vi infilò la lingua. Attirò la mia mano destra sul suo seno. Era sodo, grosso, sotto la maglietta nera attillata. “Ma cosa sto facendo?" pensai sbigottita "Se mi vedesse mio marito? Sto baciando e toccando un’altra donna!” Però non riuscivo a tirarmi indietro. Era bella, Vanessa. Un visetto dolce, una bocca grande e morbida, occhi scuri e due tette favolose! “Che ne dici di andare di là?” Mi sussurrò all’orecchio la ragazza, prendendomi per mano. Io la seguii. Passammo tra i divani dove altre donne si toccavano dappertutto e questo non fece altro che eccitarmi di più. Una tenda leggera, un piccolo corridoio e poi ecco la stanza. C’era un grande letto con lenzuola di raso azzurre, specchi e musica, una musica dolce e coinvolgente. “Adesso fammi quello che vuoi…”, mi disse la ragazza e si mise di fronte a me, toccandomi leggermente all’altezza del seno. “Io… io…n on…“ “Ah, ho capito, allora è la prima volta per te! Non aver paura, ti sentirai bene, molto bene, tra poco… lascia fare a me… rilassati…” Intanto mi portò verso il letto e cominciò a spogliarmi del tailleur che indossavo. Restai in reggiseno, mutandine e calze autoaderenti. Mi guardò tutta. “Non sei niente male… ci divertiremo, io e te…” Si tolse la maglietta e sotto era nuda. Due seni grossi ma eretti, sodi e i capezzoli rosa, piccoli. Si tolse la gonna lunga e sotto aveva un perizoma nero. “Ti piaccio?” “Si, molto …sei… sei…” “Sono tua, cara, tutta tua… cosa vuoi fare?” Non le risposi, ma le presi le due grosse mele tra le mani e poi, lentamente abbassai il viso e cominciai a baciarle i capezzoli, a leccarli con la punta della lingua, a mordicchiarli come per mangiarli. Sospirava. Poi lei mi fece stendere sul letto e cominciò a passarmi la lingua dalla bocca, al collo, poi giù fino al seno, sui capezzoli, poi sul ventre. Mi sfilò le mutandine e mi aprì le gambe. Restò a guardare e poi, lentamente, cominciò a toccarmi con un dito, su e giù, su e giù, infilandone un altro nel profondo. Mi piaceva. Avevo gli occhi chiusi ed ansimavo. La volevo anch’io, volevo vederla anch’io, toccarla e baciarla. “Ti prego, girati…” riuscii a dire con voce rauca. Si girò e aprì le gambe sopra il mio viso, la vidi e ne fui abbagliata, la presi con le mani, la esplorai e poi la baciai. Lei faceva lo stesso con me. Un sottile filo mi univa a quella ragazza, conosciuta ma viva, e sapevo che poi forse non l’avrei più rivista. Che importava, mi piaceva quello che stavamo facendo, non provavo né vergogna né pudore. Ero io con un’altra donna, dolce e morbida, sensuale e carnale. Quando me ne andai, chiudendo quella porta dietro di me, mi sentivo felice come non ero mai stata da tanto tempo e pensai che quelle ore trascorse tra specchi e raso azzurro le avrei ricordate per un pezzo. Chissà… Fuori è l’imbrunire e la strada è deserta. Sto rivivendo momenti magici. Non vedo la BMW che sbuca all’improvviso. Non sento dolore mentre volo sull’asfalto. Penso a quel filo sottile che mi lega ancora alla vita, Vanessa… Poi il nulla.
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