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Sottili percussioni
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Titolo: Sottili percussioni
Autore: LadyBlue
Contatto:
Racconto n° 1712
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Il tram è affollato e la gente si accalca. Sei tra la folla, stesso percorso, e io sono affamata di fretta, di notte, di ciò che tu sei. Un maschio di cui si sente l'odore a grande distanza, un torturatore degli attimi.
Siamo stretti fra gli altri, le borse appoggiate a terra. Ti sono vicino e mi esibisco per te, per iniziare un viaggio fra sguardi, fra luci di notte, fra gli odori di chi non volta la testa ma le voglie di cui si celebra scena. Mi appoggio al tuo corpo, strofino ogni centimetro di sensi su di te, schiaccio e sbatto ritmicamente sui tuoi pantaloni il mio culo sfacciato.
Ascolti e non muovi rumore, gesto, parvenza. Un premio da meritare,la tua attenzione. Cambio l'appiglio per sostenermi, mi accosto di più, avvicino ancora i piedi, le gambe, per tenere tra me la mia borsa, per non pestare la tua, per poterti sentire di più. Mi sei dietro, non ci guardiamo, e sospendo per un poco il brano composto di percussioni basse e sottili, di cui sono brava esecutrice. Poi lo riprendo, per farti accorgere di me, tra tutti quelli che già esprimono con occhi bramosi, quel che tu sai.
Di chi è la caccia? E' la mia in quella sera di cui cerco notte, la tua, come preda di grande valore. Ti ho scelto fra tutti, in piedi, vestito di nero e di buio dagli occhi, di impassibilità da conduttore d'inferno. Non so chi sei in questo viaggio, non so chi eri, ma so chi voglio tu sia. Ti porgo il primo capo della corda che annodi per me, al collo, come conduttore di un bestiame prezioso, di cui cibarti più tardi, se ne sentirai la voglia. La gente sfolla alle fermate, lo spazio si fa più ampio, ma io non cedo la posizione a nessuno spiraglio tra noi, continuo a sussurrare il percuotere di uno strumento di pelle nella pelle di cui indosso. Mi volto, mi guardi, non vedo espressioni di te, ma le sento, appoggiate su me, con calma, la tua, di prendere ciò che vuoi e come vuoi.
E' finita la corsa, scendiamo. La borsa in mano, la mia, sulla spalla, la tua. Siamo dove il percorso continua, in questa notte che propone un viaggio in silenzi e rumori, tra tutto ciò che si muove in fretta, tra corse per non perdere gli attimi di partenza.
Attraverso la strada, a poca distanza da te, cerco di restare vicina, approfittando di tutto ciò che non si cura di cosa intralcia o sposta mentre si muove, per arrivare.
Ancora lo stesso percorso, non so più se era il mio ma ora lo è diventato, ti porgo il secondo capo, quello che cinge le mani e le costringe a sollevarsi, se ti avessi di fronte, contro un muro. Mi senti camminare vicina, non ti curi di me e sai che continua la caccia, la voglia di divenire cibo e spettacolo. Si vede dai tuoi occhi che sei attento alla scena, che la conduci nella luce più importante, che ti muovi con noncuranza e piacere nel suo svolgersi. Ecco la stazione, e il treno su cui salire, è lo stesso per me e per te.
Ti fermi a fumare, eretto tra gli altri con la tua borsa vicino. Anche io fumo, seduta sulla mia valigia, poco distante da te. Non una parola ci rende dialogo o conoscenza, solo il tempo, gli attimi che scivolano fra battiti di pensieri che corrono in fretta, i miei. I tuoi sono freddi e calmi, padroni di tutto.
Sali sul treno, i gradini successivi, dove altre persone sono già sedute in attesa della partenza. Mai una parola, mi siedo vicino a te, in un aperto ammucchiarsi di quattro sedili, allineati agli altri gruppi di quattro e appoggio la mia borsa davanti a me, scostando un poco la tua. E' un gesto che dice: sono qui, qui voglio essere, qui mi hai trascinata, con il terzo capo che ti ho porgo, quello che lega le caviglie e i miei passi ai tuoi questa notte.
Un altro scorrere inizia nel fuori, dal finestrino le luci di una città che ci vede guardarla in silenzio e nel dentro altri rumori di presenze e di vita. Sto pensando, che armi usare ancora, per avere un cenno di te. Mi tieni legata senza visibili corde, a quel posto, al tuo viaggio, al mio. Al tuo odore di maschio da prendere, di cui essere preda, da predatrice affamata. Non ti guardo, e porto le mie mani alla tua cintura, la slaccio.. Guardo gli altri, non proprio per capire se guardano me, ma per cercare il loro sguardo su quel che adesso sarà. So che è quello che vuoi, la regia della scena è impassibile e abilmente condotta da te, nel mio piacere di poterne vivere la luce che questa notte gli da.
Apro i tuoi pantaloni, e solo allora ho i tuoi occhi davanti, un solo attimo per vederli e cercarli su me. Scosto, nella fretta che ho e nell'attenzione di ciò che ne avrò, se ne avrò. Mi lasci fare, Mi permetti di fare ancora qualcosa, mentre ti attesti a prendere ciò che vuoi.
Ne estraggo una visione di caldo e di duro che raccolgo in una mano, abbagliata dalla voglia che mi permetti di avere. Mi guardi ma io non lo so, io guardo ciò che posso stringere un attimo e sentir penetrare già solo così. Nella mano, negli occhi, nelle narici dilatate, negli umori che si allargano tra le mie gambe, dentro alla pelle nera dei pantaloni.
Guardo ancora la gente, ancora senza vergogna di quel che ho, di quel che sono, di quel che voglio. E tu lo riporti tutto, il mio pudore, lo strappi dove sai che c'è, dove sai che mi piace sentirlo, dove semplicemente lo vuoi.
Eccolo qui, mentre abbasso la testa e allargo le labbra, che tu hai in ogni millimetro ispezionato prima, senza che io lo vedessi, senza che ne sentissi il palpare degli occhi. Ora non mi importa di nulla, se non di essere qui, dove tu sei. Non sento rumori né altro di quello che ho intorno, mentre afferri i miei capelli e ogni capo di corda avevi tenuto fra le mani, si fa strappo e spinta e movimento convulso. Mi costringi dove ti ho inseguito, padrone ora dei suoni e dei ritmi. Padrone di una platea che vede e che sa e che stupisce e non interrompe quegli attimi.
La tua mano si fa dura, allontano le mie, non servono più. Conduce ai suoi modi e tempi e si gusta quella calda forzata tremante violenta suzione.
Fuori scorre il mondo, dentro scorre il mondo e il mondo vede tutto quello che fai. Tutto quello che sei e che sono, buco di cui oltrepassare le soglie. Mi spingi forte, mi costringi giù, smette il ritmo ed inizia il tempo in cui non ho più gola, né bocca, né aria, ma solo invasione di tutto e oltre tutto. E infili l'altra mano, fra la pelle e la pelle a raggiungere quel culo sfacciato che percuoteva sottili insinuazioni.
Senza cura ti spingi dentro, bruciando, strappando argini che si dilatano e si stringono al contorcersi del mio stomaco, inarcato nell'istinto di espellere. Ma tu mi costringi, in un duro rito di impalamento di cui ti compiaci.
Ora penso alla gente intorno, ai rumori sentiti e soffocati, a quanto manca alla fine del viaggio, alla fine di questo, a respirare, al piacere violento e disgustoso di dover vomitare, all'infuriare dei visceri aperti tra cui scavi e dilati, e non poter avere modo di fare nulla.
- Vuoi che venga?- Il suono della tua voce, il primo, per quanto di domanda, ha tono sicuro. Posso solo far cenni, e con la testa dico di no. Perché ho detto di no? Per averne ancora? Per non far finire quella offesa infamante? Quel viaggio tra il muoversi altrui e il tuo congelare la mia anima? Non è importante la mia risposta, e tu fai quello che vuoi.
Scivolano fuori le fiamme dal mio culo, la spinta cessa e mi strappi la testa di lì. La sollevi e con la mano fra i capelli mi guardi, ancora un solo attimo, mentre un ferreo trionfo avvolto in schiume di impediti rigetti, sporge magnifico dai tuoi pantaloni.
Ripongo e richiudo, mentre il viaggio finisce. Ho gli occhi arrossati e in lacrime di invasione e sopraffazione, la gola fa male, lo stomaco ancora sussulta.
Il treno si ferma, raccogli la tua borsa e io la mia, nel percorso che segue. La gente si muove dopo noi, che abbiamo violato la scena consueta, sospinta in varchi di tempo e di viaggio.
Non riesco a scostarmi dai sensi che hai forzato in un attimo, dal vuoto che lasci, offeso e violato. Forse ti vedrò ancora, in una calca su un tram, forse su un treno, o in un bar. Ti vedrò fra molti e fra tutti e mi farò largo per arrivare da te. Forse dirò sì. La mia risposta non è importante, tu prenderai quello che vuoi.