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Giornali
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Titolo:
Giornali |
Autore:
Babele |
Contatto:
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Racconto
n° 1715 |
Altri
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La piccola edicola dei giornali ubicata all'angolo della piazzetta che guarda l'entrata dell'ospedale aveva cambiato gestione. Il sordo e vecchio parkinsoniano che per dieci anni non t'aveva mai allungato il giornale chiesto e messo in mano il resto giusto si era stufato ed aveva venduto “baracca e burattini”. Per circa un mesetto si erano avvicendati in essa, come sullo schermo televisivo le signore mezzobusto, volti di uomini e di donne, poi divenne fisso quello di una ragazzetta di diciotto anni circa. Una primavera piovosa, fredda e troppo lunga, aveva costretto il suo bel faccino sempre rintanato dentro il quadrato sgabuzzino, tra le copertine colorate di riviste, fumetti e giornali vari. L'estate perciò fu subito troppo calda fin dal primo giorno del suo rivelarsi. La giornalaia uscì dall'edicola con un fascio di riviste da esporre nella vetrinetta esterna, inserì la chiave nella serratura, tolse da essa le vecchie pubblicazioni, incominciò a disporvi quelle nuove… si chinò a sistemare meglio quelle esposte più in basso… il giovane medico che era uscito dal reparto per prendersi un caffè e si era soffermato a leggere i titoli dei giornali ci rimase pietrificato. Era stato congelato e bruciato dalla visione del corpo spettacolare, da schianto della giornalaia inguainata in una sottile "pelle" di stoffa azzurra: il fuseaux che va tanto di moda adesso. Era nuda pur essendo vestita, davvero! E si meravigliò che il fuseaux non avesse anche peli gialli e ferita rossa, culo panna e peli di contorno verdi “là dove dovevano essere”. La strabiliante, ghiotta notizia fece il giro di tutti i maschi dell'ospedale in un battibaleno, le vendite di giornali, fumetti e riviste della piccola edicola triplicarono di botto. Gruppi di sfaccendati e di curiosi in attesa che la giornalaia fosse costretta ad uscire dall'edicola per un motivo qualsiasi incominciarono a stazionare costantemente lì attorno… sbarbatelli, play-boy, padri di famiglia, attempati tombeurs, giovani innamorati, tutti immandrilliti le facevano “la posta” e si facevano la guardia (odiandosi) l'un l'altro come tanti cagnetti in calore. Il più cotto di tutti, un ragazzetto sottile come un chiodo, cereo come una candela, capelli tagliati "ad elmo" (che moda!), non aveva nemmeno la forza di guardarla. Fu per caso che i loro occhi si incontrarono e fu sguardo intenso. La catturò con mezzo sorrisino, lo “uccise” con un sorrisone intero. Divennero fidanzatini ubriachi d'affetto, di tenerezze, d'amore dolce. Diventarono appassionati amanti stracolmi di sensualità sfrenata. Lui le insegnò l'amore tutt'anima e cuore, sospiri e poesia… lei lo ammaestrò nell'amore tutto carne infuocata e voglia sempiterna. Impararono a donarsi ed a gustare tutte le gioie dell'Amore totale: carnale, "cardiaco", cerebrale, si erano l'un l'altra issati in Paradiso e là sognavano di restare per sempre. La bieca gelosia del branco degli sconfitti, la vergognosa idiozia dei respinti inventò e raccontò a tutti, gonfiando a dismisura la sconcia fandonia, che in quella edicola c’era una giovane giornalaia bellissima ma puttanissima. Una donna di tutti. Da vergognarsene. Il fuoco velenoso dei maledetti bruciò e distrusse uno spicchio di Paradiso per due, ma vivificò un intero girone infernale per loro stessi. Nel quale, prima o poi, bruceranno. Vivi.
Babele
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