|
|
|
Mille sensazioni
|
|
|
Titolo:
Mille sensazioni |
Autore:
Brain |
Contatto:
|
Racconto
n° 1719 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Era distesa sul tappeto, adagiata su di un fianco, nuda, il viso rivolto al crepitare del fuoco che solo illuminava la stanza. Lui, pure nudo, entrò con in mano un vassoio ed una scodella, raggiungendola teneva gli occhi sul suo sedere tondo che in ombra si stagliava contro il bagliore della fiamma. Si inginocchiò alle sue spalle e si chinò a baciarle il collo, mentre adagiava il vassoio davanti al suo seno che dolcemente si adagiava sul tappeto; pose la scodella sul fuoco e le porse un bicchiere, prendendo l’altro per sé. Avvicinarono i calici alle labbra e lasciarono scivolare sulla lingua il gusto dell’arancia, la fragranza dell’ananas; si portò davanti a lei, si prostrò davanti a lei e distesosi anche lui su un fianco davanti a lei portò il bicchiere verso il suo seno, ad intingere il capezzolo che rabbrividì per il ghiaccio. Chinò il capo e lo prese tra le labbra, lentamente lo leccava e lo succhiava, e la sua pelle era dolcissima contro l’aspro del lime; lei lo tirava a sé tenendogli una mano tra i capelli, vuotando il bicchiere, e il rhum la riscaldava giù per la gola, attraverso i seni che lui baciava avidamente. Si strinsero e si toccarono, si baciarono con ancora sulla lingua un aroma di menta, le labbra disperate si schiudevano e serravano su quelle dell’altro, prendevano la forma dell’altro viso, vibravano di sapori ed emozioni. Lo sfrigolio sul fuoco gli ricordò che la cena aveva bisogno di cure, così che si staccò da lei e si sedette con le gambe incrociate verso la padella e con un cucchiaio di legno girava i gamberi con il burro e un po’ di limone; lei gli si sedette alle spalle, prese in mano il suo pene ed iniziò a massaggiarlo lungo l’asta, su e giù, mentre l’altra mano si distendeva sul suo petto, accarezzava i suoi muscoli caldi della fiamma e del desiderio. Quando il colore dei gamberi cambiò, lui con un gesto rapido scosse la padella, fece schizzar fuori una goccia di brandy che prese fuoco ed iniziò a flambare; sul viso di lei un’espressione divertita di stupore, e con gli occhi fissi al bagliore che si agitava dalla pentola lo accarezzava ancora, ora con più forza e stringendolo con entrambe le mani, avanti e indietro, su e giù come quella profumata fiamma alcolica. Quando finì di ardere lei prese un gamberetto con le dita e lo insinuò tra le labbra appena dischiuse di lui, e quando lo schiacciò tra i denti il sapore gli riempì la bocca, semplice ma intenso si sprigionava da quella consistenza croccante e morbida allo stesso tempo. Fu la sua volta di prendere con le mani e nutrirla, e le dita accompagnarono il cibo tra quelle labbra rosse, e ne prese ancora, e ancora gliene diede. Le sue mani erano ora unte, lucide, scivolose; la sistemò carponi, il capo verso terra, il sedere verso l’alto, e premette l’indice contro il suo ano, e il dito scivolò dolcemente, lo ritrasse e lo lasciò scivolare di nuovo, mentre lei mormorava dolcemente con la bocca piena. Si chinò a leccarla tra i glutei e ad assaporare la sua carne che sapeva di burro, di gamberi, un po’ salata; passando le dita sul bordo della padella raccolse ancora un po’ di unto e ne cosparse il glande, lo poggiò tra le sue natiche e lo spinse dentro di lei. Iniziò a muoversi avanti e indietro, entrando ed uscendo, mentre ancora prendeva gamberi e si sporgeva in avanti per infilarli in bocca a lei che gemeva, mangiava, godeva e gustava ondeggiando al ritmo delle spinte di lui. Prese un bicchiere con il vino dal tavolinetto accanto e beveva mentre continuava il lento movimento del bacino avanti e indietro, ogni sorso che andava giù era come se volesse farlo finire in lei, e non riusciva più a capire da dove venisse il piacere, era semplicemente in balia di sensazioni che lo facevano sentire vivo, che venivano dalla gola, dal ventre, dal pube che sbatteva contro le sue natiche ad ogni spinta. Quando i gamberi furono finiti si tirò indietro, le diede un bacio sul sedere poi si distese sulla schiena; allora lei si girò e si portò sopra di lui, si abbassò accovacciandosi sul suo pene dritto ed accogliendolo tra le labbra calde, gonfie e umide di piacere. Iniziò così a cavalcarlo mentre assaggiava un dolcetto, e per prime le mandorle le graffiarono il palato, lo schiacciava poi e sulla lingua si spandeva la forza del cioccolato, poi il leggero aroma di cognac evaporava e si diffondeva fino in gola, per ultimo restavano ancora le mandorle che schiacciate dai denti rilasciavano quel sottile amarostico. E ne prese un altro, lo portò alla bocca di lui che supino godeva dei suoi movimenti, ed era come se danzassero, una danza lenta, al ritmo di piccoli gemiti, sulle melodie del cacao che li inebriava, e godevano, godevano svuotati di ogni coscienza, masticavano i cioccolatini uno dopo l’altro, finché non ne rimasero, e ancora godevano, piano, le mani di lui sul suo seno, quelle di lei sul suo petto, e godevano, si appartenevano donandosi senza riserve. Prese anche lei un bicchiere di quel vino frizzante, e mentre le bollicine portavano giù gli ultimi respiri del cioccolato si alzò, si mise in ginocchio e gli fece cenno di mettersi in piedi davanti a lei; bagnò il suo pene nel bicchiere e se lo mise in bocca, lo succhiava, accarezzandolo con la mano, poi beveva ancora un sorso. Lo leccava e lo baciava, gustava quel sapore dolce; le girava la testa, e ancora beveva, e baciava, succhiava e beveva, e non poteva distinguere più le cose.
|
|
|
|