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Gusto a sorpresa
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Titolo:
Gusto a sorpresa |
Autore:
Leo |
Contatto:
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Racconto
n° 172 |
Altri
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“I gelati del mondo più buoni vieni a gustarli qui, allo Scrigno dei golosoni”: recitava così lo stacco musicale che pubblicizzava una tra le gelaterie più in voga in quel momento e che Ugo, passandoci davanti ogni sera, poteva vedere sempre così affollata di persone, che soddisfatti assaporavano quelle creme deliziose, affondandoci dentro i minuscoli cucchiaini multicolori. L’afa stava avvolgendo tutta la città, dando un opprimente senso di soffocamento. La gente, in preda alla disperazione, nel vano tentativo di darsi refrigerio soleva spogliarsi sempre di più. Le donne andando a giro sempre più nude, con piccoli ed inconsistenti indumenti che le ricoprivano i corpi sudati, con i loro frutti proibiti, visibilissimi da sotto i materiali impalpabili, quasi trasparenti: tette che ballonzolavano, con un trionfo di morbida e conturbante abbondanza o nel caso di seni più discreti, comparivano leggiadri tra i tessuti o aspettavano insidiosi di essere rivelati fra le vaporose pieghe delle camicie sbottonate. Sederi che provvisti di sottili perizomi apparivano maestosi nelle loro rotondità, gambe bellissime ed abbronzate, che con grazia calamitavano le traiettorie degli sguardi virili, tra cui anche quello di Ugo.
Cercando di togliersi di dosso quella calura estiva o libidinosa, Ugo indirizzò lo sguardo verso l’insegna luminosa della gelateria, che, con l’intermittenza delle luci, lo attirava. In un minuto era già lì, una marea di gente che si accalcava presso il bancone lo demoralizzò, ma oltre le teste, che facevano da barriera tra lui e i gelati, scorse la commessa e la sua bellezza: la fissò lungamente, quando lei prendeva il cono e lo avvolgeva, delicata, con le sue belle mani, con altrettanta premura vi appoggiava sopra il gelato arricciolato e lo modellava con la sua destrezza. Ugo si sistemò intorno ad un tavolino, aspettando che la situazione si tranquillizzasse un po’, pretesto ideale per occhieggiare la sua preda. Un cono sgocciolante e la lingua solerte della ragazza che lo leccava, attirarono la sua attenzione. Il gelato si stava completamente sciogliendo, già un paio di volte si risolse in goccioloni rosa che si schiantavano, espandendosi, sul pavimento piastrellato. La bocca che lo ingurgitava sembrava enorme, famelica, insaziabile e il povero piccolo gelato si ammosciava sempre di più sotto i colpi affilati di quella lingua calda che lo lambiva con estrema golosità. Dopo qualche minuto il cono diventò una piccola punta di biscotto, che faceva capolino fra le labbra, aspettando di essere triturato del tutto per poi precipitare nell’abisso più nero.
Si era fatto tardi, era circa mezzanotte meno un quarto, quando il locale si svuotò. Le ultime persone parlottavano accanto a lui, gustando il gelato, nelle loro coppette variopinte: era arrivato il momento di prenderlo anche per lui. Si avvicinò al bancone dove distinse una varietà di tipi: creme morbide e straripanti, sistemate in dolci ondulazioni lo invitavano e pareva farlo anche la commessa che con un sorriso intrigante appariva ancor più voluttuosa. Ugo ordinò tre gusti dai nomi abbastanza insoliti e dimenticando di chiederle gli ingredienti si ritrovò a mangiarli immediatamente. Uhmmm! Che buoni! “Pout-pourry” sapeva di panna con amarena e nocciole ricoperte di cioccolato, “Tentazione” aveva cacao aromatizzato al Grand Marnier con pezzetti di pan di Spagna farcito alla crema Chantilly, il terzo, “Desiderio”, era di un sapore indefinito, dolce ma con un retrogusto particolare, molto particolare, fin troppo… Quella bontà assomigliava sempre di più in maniera imbarazzante a… No! Non credeva, sarebbe stato impossibile ed indicibile, pensava tra sé sgranocchiando frammenti di mandorle glassate, misti a fragoline sciroppate immersi in quella crema densa al profumo di… Quel gelato aveva lo stesso gusto dei bollenti cunnilingus di cui aveva goduto e non si poteva sbagliare, certo che no! Si sentì eccitato nell’ammetterlo a se stesso, lui era lì che degustava un gelato permeato di succo di fica, proprio della fata che gli stava davanti. Quel gelato era buonissimo, inebriante… Ugo tremava dall’eccitazione, si mise a sedere per celare anche il suo maldestro imbarazzo che prendeva campo… Immaginava la ragazza che, durante la produzione, se la spalmava tutta di crema, al fine di attribuirne la soave fragranza: presa dall’eccitazione si toccava lasciva, con una frenesia che cresceva oltremisura e mentre si contorceva tutta, gemendo, la sua fica faceva il gelato, producendo abbondantemente quel miele prezioso. Come avrebbe voluto essere con lei in quel momento di piena attività, cominciava anche a pensare di aver scelto forse il lavoro sbagliato. Anche lui avrebbe fatto dei buoni gelati, se accompagnato da quelle aiutanti, li avrebbe fatti con tanta passione, mettendoci tutto se stesso, letteralmente… Ugo, perso nella goduria, guardava ipnotizzato la ragazza indaffarata, che schiarendosi la voce e lanciandogli delle occhiate spazientite, voleva comunicargli di avviarsi all’uscita, visto che era quasi ora di chiusura e nel locale vi era rimasto solo lui. Estasiato Ugo la guardava, seguiva con lo sguardo la linea dei fianchi e del sedere, ammiccante nella sua forma sferica, che oscillando leggermente in seguito allo sfregamento della ragazza nel pulire il bancone, lo incitava a prenderla così e a cavalcarla, lanciato al massimo, senza pietà.
“Giovanotto, le piace il nostro gelato?” Si rivolse a lui una babbiona corpulenta, con un cappellino bianco in testa e un grembiule del solito colore, improvvisamente uscita dalla porta del retrobottega. Ugo, colto di sorpresa, annuì convinto, palesando subito la sua predilezione per il gusto chiamato “Desiderio”. La babbiona: “ Per realizzare il suo preferito c’è stato bisogno di un ingrediente segreto, direi intimo, che gli conferisce l’aroma speciale”. Vide la vecchia sillabare afona, muovendo solo le labbra, quello cui doveva consistere l’aggiunta:”LA MIA CI-CA-LA”. Ugo si sentì impallidire dallo schifo, che esclamò con un filo di voce, avvicinandosi le mani al collo. Fu preso dal voltastomaco e mentre annaspava, il subbuglio che aveva in pancia fu rafforzato dal vomito che gli risaliva prepotentemente lungo l’esofago portandolo a desiderare adesso una bella lavanda gastrica.
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