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Una notte al lavoro
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Titolo: Una notte al lavoro
Autore: Granchio
Contatto:
Racconto n° 1736
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Ore 23,50. Il cellulare squilla, “devi coprire una parte di turno tu”, mi dicono dall’altra parte. Oddio, proprio stanotte? Volevo dormire mannaggia, e invece devo andare a lavorare, e per di più alle 4 devo essere li. E vabbè.
Le 5,20 circa. Nel bel mezzo della notte, tra il sonnecchiare e lo stare sveglio, inizio a pensare, inizio a pensare a chi magari non dorme, e a chi invece è sveglio come me. Chissà se sei sveglia? Mi piacerebbe scoprirlo. Magari un sms, se rispondi è perché lo sei.
Non lo invio, mi spiacerebbe svegliarti. E allora penso, penso a se tu fossi sveglia e se fossi qui ora. Penso al tuo corpo infreddolito come sempre, ai tuoi capezzoli turgidi, alle tue mani e piedi ghiacciati. Penso a come ti scalderei, abbracciandoti e cullandoti con il mio corpo, massaggiando le tue dolci estremità. Passando la mano sui tuoi seni e giocando con i capezzoli. Scendere poi verso le tue cosce, dapprima all’esterno e poi lentamente all’interno. Trovare te calda, umida.
E allora via tutto, il collega mandato a farsi un giro, e io e te soli. Il riscaldamento alzato al massimo. Ti spoglio, hai dei brividi, ma ti abbraccio nuovamente col mio corpo, i brividi continuano, ma non sono più gli stessi. Ti bacio sulle labbra, sul collo e scendo. Le spalle, il petto e i seni. Li prendo tra le mani, li faccio miei, e nel mentre li bacio, li lecco. Li vedo lucidi in controluce, segno delle mie attenzioni.
E tu continui ad avere i brividi. Chissà se ti fischiano le orecchie ora, chissà se ti rigiri nel letto...
Scendo verso il tuo pube, lo osservo, lo contemplo, lo esploro delicatamente con un dito. Sussulti. Lo sfregare del dito sul tuo sesso ti provoca movimenti su tutto il corpo. Continuo per qualche istante ancora.
Ora sono vicino a lui con la mia bocca. Il dito lascia spazio alla mia lingua. La passo leggera sulle labbra, poi sul clitoride. Il tuo sesso si schiude e mi lascia assaporare il tuo nettare. Mi ritraggo, un soffio leggero sul tuo sesso. Ti agiti, segno che ti piace.
Mi riavvicino con la bocca e continuo a leccare e baciare. Vedo che non hai più freddo ora, sei accaldata, forse inizi persino a sudare. Chissà nel letto se ora ti stai spostando le coperte e davvero senti caldo.
Mi alzo e mi spoglio anche io. Mi adagio sul tuo corpo, il mio sesso appoggiato sul tuo. Lo muovo, lo bagno dei tuoi umori. Entrerebbe in un attimo se solo lo spingessi, ma non voglio. Voglio il calore del tuo corpo, la dolcezza dei tuoi movimenti. Voglio continuare a sfregarlo e continuare a sentire il tuo succo su di me. Voglio stuzzicarti le labbra e il clitoride, voglio stare abbracciato a te senza preoccuparmi di infilarlo e della posizione in cui siamo.
Non voglio cercare di spingerlo fino in fondo come si farebbe solitamente, voglio lasciarlo in superficie, voglio godere di questo dolce momento. E allora ci muoviamo insieme, non pensiamo più né al freddo né al caldo, né alle gambe incrociate, né alle gambe distese.
I movimenti aumentano di intensità, siamo all’apice. L’orgasmo sta per arrivare per entrambi. Ci muoviamo lentamente. Chiudiamo gli occhi e ci lasciamo andare. Mi sembra di cadere nel vuoto e poi volare. Non ho mai fatto bunjee jumping, ma la sensazione mi piace immaginarla così, una scarica intensa di adrenalina, un senso di piacere immenso che pervade nel corpo successivamente alla paura iniziale.
Ecco, il nostro orgasmo è così. Ti stai agitando nel letto? Il mio pensiero sarà volato fino a te?
Sono le 6,20 circa. I colleghi del mattino stanno arrivando. Ho ancora tutta la giornata davanti, e tu sei ancora a letto.
Forse stamattina, quando ti sveglierai, lo farai in modo diverso, forse avrai una voglia strana.
Forse sarò riuscito a turbarti il sonno.