I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Gabriele quanto ti amo
Biblioteca
Titolo: Gabriele quanto ti amo
Autore: Charlie m.
Contatto:
Racconto n° 1756
Altri racconti dello stesso Autore:
“Ho visto i pacchi sotto l’albero e ho pianto…”
Ormai piangi sempre, io non lo so come fai, io sono anni che non vedo una lacrima, saranno tre anni.
Vabbè, cercherò di farti ridere perché non impazzisco per le persone che piangono troppo. Ricordi ieri? Ieri sei caduto davanti a tutti, durante quella festa, e ti sei portato dietro un intero tavolo carico di cibarie che fortunatamente non ti è finito addosso.
Ti ho guardato, piccolo come sei, mi hai fatto tenerezza e ridevo mentre tu ridevi. Poi la festa è finita, sono tornato a casa, mi sono infilato nel letto e ti ho sognato. Ho sognato che eravamo ancora a quella festa, e che tu mi dicevi: “più passa il tempo più non ti sopporto” e io ascoltavo le tue parole e ti baciavo e poi ti pregavo di non lasciarmi e non abbandonarmi perché altrimenti avrei vissuto una vigilia di Natale orribile, e ti baciavo ancora.
Ed eravamo sempre alla solita festa e io stavo seduto su di te e nonostante tu non mi sopportassi accettavi i miei baci e lasciavi che le mie labbra sfiorassero le tue. Sono rimasto sorpreso, così sorpreso che quando mi sono svegliato non ti ho chiamato. E come sempre non mi hai chiamato neanche tu e per tutto il giorno non ci siamo sentiti.
Ma io lo so che non è colpa tua: io ti ho dato la mia anima e tu non te ne sei neanche accorto. Non so se riprenderla o no, non so neanche come potrei fare, so però che adesso ce l’hai tu e io spero che verrai a ridarmela, un giorno. Anche solo per rivederti, dovesse essere l’ultima volta.
E la vigilia di Natale è arrivata.
Perché ti dico questo, come tutte le altre cose, non lo so. Ormai non so niente. Sono diventato una scatola vuota perché quello che prima avevo dentro adesso ce l’hai tu. Quello che mi rimane è un mucchio di emozioni, che non ho mai considerato importanti e poi mi sono accorto, un giorno, che sono l’unica cosa che mi tiene legato alle persone, a te. Ho deciso che le metterò nere su bianco, come dice Melissa, scriverò le mie emozioni, le mie paure, i miei sogni, il mio presente e il mio futuro.
Ecco, a proposito di futuro, ma tu lo sai cosa farò della mia vita? Non me lo hai mai chiesto, non me l’hai mai detto. Comunque penso che farò lo scrittore. E credo che ti scriverò una specie di poesia romanzata, sarà come una serenata ma non verrò mai a cantartela sotto la finestra, un po’ perché mi vergognerei come un ladro, un po’ perché non c’è musica; sarà questo un brano nel quale spiegherò quanto sei importante per me in questo momento. Sarà la dedica più dolce che tu abbia mai ricevuto, e poi la renderò pubblica e tutti si innamoreranno di me che sono innamorato di te.
L’hai mai ricevuta, una dedica in pubblico? E un racconto? E un romanzo? Ecco, ti dedicherò un intero romanzo e sarò delicato e dolcissimo, così dolce e così innamorato che non mi potrai resistere. Che poi, lo sai perché ti amo? Beh, perché sei il primo amico maschio che ho avuto, il primo ragazzo che mi ha confessato di essere attratto da un tizio che non ricordo, l’unico essere che mi rivela ogni sua prestazione sessuale… e ogni volta ti sto ad ascoltare e socchiudo gli occhi perché non voglio mai vederti per intero; mi accontento dei tuoi, di occhi, pieni di felicità, e tutto il resto lo immagino. Chissà poi cosa pensi tu di me. Non ne abbiamo mai parlato. Quelle poche volte che ci incontriamo mi riveli di essere impegnato, di averlo fatto nello stanzino, e non traspare mai un cenno di approvazione nei miei confronti.
Ma forse è vero che non mi sopporti? Forse non dovrei dire a mezzo mondo che non so come e non so perché l’unico mio pensiero è per te su di te con te?
Comunque non è importante se mi ami o no, se mi sopporti o mi detesti. Questa sarà una delle solite sbandate che prendo, perché non riesco mai ad innamorarmi, perché se mi innamoro poi tutto svanisce a causa di qualcosa che non so. Devi sapere che non è la prima volta che mi innamoro di te, assolutamente no. È già successo, e già la prima volta ero praticamente perso, ogni volta che il telefono squillava speravo fossi tu; ogni messaggio mi dicevo era tuo; speravo mi mandassi una lettera, un saluto, un invito.
Ma nessuna telefonata era per me, nessun messaggio, neanche l’ombra di un tuo cenno. E allora, pensandoti ma non essendo pensato, ho spento volutamente codesto sentimento che ti sei preso insieme al mio interno.
E pure ora, se squilla il telefono, incrocio le dita e spero sia tu. Ma non sei mai tu. Oddio, una volta si. Proprio oggi, in questa notte che ti ho interamente dedicato. Mi hai scritto che forse te ne andrai. Oddio, non te ne andare. Non so come dirtelo, non so se sia giusto. Fai quello che credi opportuno e non mi ascoltare che ti imploro di rimanere. Non ascoltarmi perché poi io non sarò più innamorato di te e tenerti accanto non mi cambierà la vita.
Però se restassi forse non perderei la mia anima, che spero conservi in uno dei tuoi cassetti. Ma almeno lo sai dove l’hai messa, la mia anima? No, perché se non lo sai io sto al fresco… Di nuovo, mi dici che hai paura, tanta paura. Ma paura di cosa? Se solo ti guardassi intorno capiresti che non hai da temere niente. Io sarei pronto ad uccidermi per te. Non importa che poi verranno pubblicate postume tutte le mie opere, chi se ne frega. Almeno sarò morto perché me lo hai chiesto e sarò morto felice io perché sei felice tu.
Non lo so. Se non l’hai capito adesso, che ti amo, se non l’hai capito ora che l’hanno capito tutti, ora che tutti lo possono capire, credo che mi ucciderò sul serio. O ucciderò te, tanto non so proprio come fai a piacermi visto che sei piccolo, pazzo e con manie vocali. Ed egocentrico, materialista, possessivo, lunatico, menefreghista, scorbutico, a volte anche maleducato. Ed è tutto questo che amo. Ti amo adesso che è notte, ora che la vigilia ha dato spazio alla festa, ora che nessuno è andato a dormire perché è come se fosse giorno.
Allora, sempre come dice Melissa, cento volte buonanotte, Gabriele. Buonanotte perché tu mi possa sognare, perché tu possa sognare di amarmi, di perdonarmi, di pensarmi. Buonanotte perchè quando ti sveglierai forse io sarò lì accanto a te, con la speranza di poter realizzare il sogno, di poterti sfiorare le labbra non solo con la mia bocca ma anche con la mia anima che sento mi ridarai.
Cento volte buonanotte.