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Una sigaretta, appena dopo
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Titolo:
Una sigaretta, appena dopo |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 1760 |
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Fuori nevica e fa freddo, ma qui in casa, col riscaldamento al massimo, il freddo non si sente per nulla, anzi, fa decisamente caldo. E tanto meno si sente ora, che Riccardo, tutto sudato, ha appena finito di fare il suo dovere di maschio e di fidanzato e si è buttato a lato sul letto con un grugnito soddisfatto. Al suo grugnito fanno ancora eco alcuni miei mugugni non molto ben distinti, ma chiaramente identificabili come i versetti di soddisfazione di una che ha appena provato piacere, e piacere mica da poco. Dopo lo spasso, mi piace starmene così, nel buio, a cosce e braccia spalancate, come in croce, ad aspettare che il fiatone si calmi e che le ultime onde di piacere si plachino poco alla volta laggiù, in un punto remoto all’interno della pancia. Anche Riccardo, steso allo stesso modo nell’altra metà del letto, si gode la sensazione piacevole dell’immediato poi, col sesso che poco alla volta gli si sgonfia e gli ritorna piccolo. E’ buio, ma le persiane della finestra sono aperte ed entra il chiarore della neve e dei lampioni lontani. Di Riccardo si vede solo il luccichio del sudore sul suo corpo nudo. Di me si vedrà più o meno lo stesso. Tutto è silenzio attorno. Chissà se di là, nell’altra camera, Carlo e la sua nuova morosa hanno già finito anche loro o se ci stanno ancora dando dentro?
La casa in montagna dei genitori, si sa, è una manna per farci le capriole a letto col moroso, dal venerdì sera alla domenica, tutte le volte che viene l’ispirazione. E’ una manna anche per gli amici senza un tetto stabile, che si invitano a fare altrettanto nell’altra camera da letto. Molte volte è venuta Livia, col suo ragazzo, ma stavolta è il turno di Carlo, un amico di Riccardo, che ha conosciuto da poco Marina e ne approfitta per spassarsela con lei, finalmente in un vero letto. Questa settimana quindi ci siamo noi e, di là, a fare gli ospiti, Carlo e Marina. Io li conosco poco, ma hanno la nostra età, studiano anche loro e sono simpatici.
Non si sente nulla, ma questo non vuol dire: le mura sono spesse e probabilmente loro ci stanno ancora dando dentro. Marina non sembra il tipetto da accontentarsi di una ripassatina veloce, e anche Carlo dà l’impressione di saperci fare alla grande.
Il riscaldamento è al massimo e, anche con le lenzuola scivolate chissà dove, non fa freddo per nulla, anche senza niente addosso. E’ piacevole starsene qui in silenzio, al buio, a far sbollentare poco alla volta il pancino, senza dovere dire né fare nulla. Ci starei per un’eternità, se non fosse che ho voglia di fumare e le sigarette le abbiamo lasciate di là, sulla mensola del camino. Anche Riccardo a questo punto deve aver voglia di una sigaretta. Magari si alza lui. Aspetto. Potrei anche chiedergli di andarle a prendere, ma sarebbe da infame farlo alzare adesso, in questo stato, dopo che ha dato il meglio di sé. In fin dei conti, qualcosa gli devo per quello che mi ha appena fatto, e così decido di sacrificarmi e di andarci io. Sono solo pochi passi, poi mi coricherò di nuovo e sarà ancora più piacevole godermi la mia felicità post coitum con una buona sigaretta tra le labbra. Una sigaretta a letto gliela devo, per tutto il da fare che si è dato.
- Vado a prendere le sigarette. Mi alzo. E’ sempre una piacevole sorpresa il tepore del parquet caldo sotto i piedi nudi. Un’occhiata dalla finestra alla neve che cade, un’altra occhiata a Riccardo, che, nudo, risalta nella penombra, scuro sopra il biancore delle lenzuola, e mi avvio alla ricerca del sospirato pacchetto di bionde. Apro la porta della camera, ma mi blocco subito. C’è qualcuno seduto in soggiorno, davanti al caminetto. Nella semioscurità, alla luce solo del camino acceso, vedo da dietro le teste oltre il bordo del divano e vedo il fumo delle loro sigarette. Che Carlo e Marina potessero essere altrove che a letto non lo avevo neanche preso in considerazione, e non mi ero per nulla presa la briga di rivestirmi. Richiudo subito la porta e mi accingo a cercare qualcosa da mettermi addosso. Non è facile nella quasi oscurità. Chissà dove sono finite le mie mutande e chissà dove il resto del pigiama. Riccardo mi chiede cosa mi vesto a fare e io lo informo dei due in soggiorno e accendo la luce per cercare meglio. - Ma cosa te ne frega del pigiama, mica si scandalizzano. - Ma sei matto!
- Vado io. Mi dice Riccardo, saltando giù dal letto, e, prima ancora che possa dirgli alcunché, si è già fiondato fuori dalla stanza, nudo come lo ha fatto mamma. Che matto! Ma mi piace proprio perché è così, matto come una campana, e senza un briciolo di criterio in testa.
Mi aspetto che torni in un attimo, felice della sua bravata, ma non torna e, a quanto sento dalla porta lasciata aperta, si è messo persino a chiacchierare con quei due. Proprio matto da legare! Torna dopo un po’, con una sigaretta accesa in mano e un’altre tra le labbra, più nudo che mai, ma stavolta col sesso che gli si è di nuovo drizzato. Mi cede una sigaretta, mi bacia, poi, con fare deciso, mi prede per mano e mi strattona verso la porta. - Vieni. - Ma sei matto! - Ma dai. Sono nudi anche loro. Tento di protestare, ma lo strattone di Riccardo mi prende di sorpresa e mi ritrovo in un attimo anch’io in corridoio, e poi in soggiorno. Non mi resta che coprirmi come posso con la mano libera. Devo essere diventata rossa come un peperone, ma per fortuna l’unica fonte di luce è il fuoco del caminetto acceso e, probabilmente, non basta a vedere troppo il mio imbarazzo.
Carlo è stravaccato sul divano, i piedi sul tavolinetto basso, nudo che più nudo non si potrebbe, con un sesso imponente, quasi duro, adagiato un po’ di fianco sulla coscia. Abbracciato a lui c’è Marina, nuda anche lei, la sigaretta in bocca e una mano appoggiata sull’altra coscia di Carlo, ad una spanna dal sesso. Facile immaginare che, fino ad un attimo prima, glielo stesse accarezzando. Ma la cosa più sorprendente sono i sorrisi con cui ci accolgono e coi quali ci invitano a fermarci con loro a fumarci una sigaretta assieme. Sorrisi tranquilli, innocenti e rilassati, come se la situazione fosse delle più normali e tutti e quattro fossimo vestiti di tutto punto. Ci fanno spazio sul divano. Riccardo si stravacca al fianco di Carlo, coi piedi sul tavolino, ed a me tocca l’angolino estremo, in cui mi accoccolo stretta stretta, tirando su le gambe, accucciandomi contro Riccardo e cercando di mostrare il meno possibile.
L’imbarazzo però non dura mica molto. Un po’ è per la luce baluginante del camino, che mostra e non mostra; un altro po’ è il fianco caldo, morbido e protettivo di Riccardo, contro cui mi rannicchio e quasi mi nascondo. E un po’ è soprattutto il clima allegro di scherzo che si crea non appena si inizia a conversare.
Riccardo ci mette poco a chiedere spudoratamente a Marina se il suo amico Carlo ha fatto bene il suo dovere di maschio. E Marina, tutta ridente, ci mette altrettanto poco ha garantire che il suo dovere lo ha fatto davvero alla grande e che non vede l’ora di rianimarlo come si deve per tornare a letto e concedersi il bis. - Vedo che lo hai gia rianimato abbastanza bene - le fa notare Riccardo, accennando al sesso di Carlo, decisamente tendente al duro. - Siamo sulla strada buona – replica Marina – ma non è ancora del tutto pronto all’uso -. E, dicendo così, dà un colpetto con le dita al coso del suo ragazzo, facendolo oscillare di qua e di là e dimostrando che in piedi ci sta abbastanza, ma mica proprio ancora bene. Carlo gradisce decisamente il buffetto di Marina e forse gradisce ancora più l’attenzione generale che tutti stiamo dedicando con gli occhi al suo sesso orgogliosamente sbatacchiante. Non fa nulla per nasconderlo, anzi, sembra proprio fiero di mostrarcelo bene e lo fa ballonzolare un po’ anche da sé, con le dita.
La situazione si è ormai fatta decisamente piacevole. La faccia tosta dei miei amici mi ha messo di buon umore e ha scacciato del tutto la sensazione iniziale di imbarazzo. Ormai, anche senza nulla addosso, mi sento decisamente a mio agio.
- Massimo cinque minuti ed è di nuovo pronto per l’uso - scherza Carlo, e passa con tutta naturalezza dagli scrolloni oscillatori in punta di dita a quella che ormai non si può definire altrimenti che una vera e propria masturbazione. Anche Riccardo approfondisce certi maneggi di mano e si mette in pratica anche lui ad accarezzarselo, quasi in gara col suo amico. Altro che imbarazzante. Ormai la situazione è spassosissima. - Non è che adesso voi ragazzi avete deciso di fare tutto da soli e di lasciarci a bocca asciutta! - interviene Marina. - Ma figurati! - replica Carlo e, quasi a volerla coinvolgere nei suoi giochi, prende la mano di lei e la sostituisce alla sua. Marina non si sconcerta neanche un po’ e, ridendo, prende lei a menarglielo. Carlo si assesta meglio sul divano, sospira ispirato - Così è anche meglio! - e ne approfitta per dare un romantico bacio sui capelli alla sua ragazza. Riccardo fa lo stesso sui miei capelli, e, imitando i nostri amici, mi prende anche lui la mano e la guida verso dove potete immaginare. La situazione è una di quelle che non ho proprio mai vissuto, ma mi piace, mi fa ridere e mi intriga moltissimo. Glielo impugno. Imito Marina e comincio anch’io ad accarezzarglielo. Sorprendentemente la cosa mi viene naturale, come l’avessi fatto da sempre. Voglio dire, come se l’avessi fatto da sempre sotto gli occhi di qualcuno.
- Dai, che l’organo è rianimato abbastanza. Andiamo a letto - propone Marina. - Aspetta, non vedi che non è ancora del tutto in forma - ribatte Carlo, al quale evidentemente quel farselo toccare sotto il nostro naso piace più della prospettiva di una nuova trombata. - Dai, andiamo - insiste Marina - qui comincia a far freddo. - Carlo non può far altro che accontentarla, ma non rinuncia ad una ulteriore trattativa. - Cosa mi fai di bello, se torno a letto? - Marina fissa lui e noi con aria sbarazzina, ci pensa un attimo, ride e poi gli sussurra qualcosa all’orecchio. Deve essere qualcosa di molto particolare, perché il ragazzo ci mette una frazione di secondo a schizzare in piedi, a trascinarsi in piedi anche lei, a stringerla forte ed a baciarla. In piedi, alla luce baluginante del camino, la loro nudità è ancora più provocante. Carlo è uno spettacolo di ragazzo, ma anche Marina non scherza: l’essere un po’ rotondetta decisamente le dona. E’ rotondetta, polposa, soda e anche tutta abbronzata. Anche dove ci si aspetterebbe il segno bianco del costume è abbronzata, e il cespuglietto di peli tra le cosce è di una spettacolare impudicizia. Davvero Carlo è un uomo fortunato.
- Ragazzi, la vostra compagnia è piacevole - se ne esce a dire tutto ridente il nostro amico - ma il dovere mi chiama: devo proprio andare a darle una ripassatina anche dietro.
Marina, ridente almeno quanto lui, protesta che non era proprio il caso di far sapere a tutti i loro progetti segreti da sodomiti. Ma lo perdona subito, gli dà un altro bacio, se lo prende per mano e se lo trascina verso la camera. L’ultima immagine che ci regala è proprio quello dello strumento del crimine che sta per perpetrarsi: le sue chiappette nude, sode ed abbronzate.
Riccardo ed io restiamo ancora un po’ davanti al caminetto a baciarci ed a toccarci. Poi, pensando ai nostri amici, gli sussurro anch’io qualcosa all’orecchio e anche noi ci avviamo ridenti verso il nostro lettone morbido a fare quello che anche i nostri amici ormai sicuramente stanno già facendo.
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