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Gabriele quanto ti odio
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Titolo:
Gabriele quanto ti odio |
Autore:
Charlie m. |
Contatto:
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Racconto
n° 1773 |
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Per la prima volta stiamo facendo l’amore, non è il sesso che ogni volta ci afferra le spalle e si impossessa delle membra, no, è una passione alla quale stiamo dando sfogo sia per spegnerla che per accentuarla. Mi bacia, mi sussurra che siamo fidanzati e se solo le prometto l’amore sarà disposta a farsi penetrare. Ma io non la amo. Io amo un’altra persona. Io sono follemente innamorato e allora sono muto, divento sordo, non rispondo perché non sento, mi annullo e mi trasformo. Così è lei a penetrarmi e non so come ci riesca; mi penetra e mi chiede chi sto frequentando, perché non ci incontriamo mai per la strada, perché lei esiste solo per scopare quando ne ho bisogno… E io sono sordo e sono muto e non rispondo e allora chiudo gli occhi e la prima immagine che mi compare è la sua, mentre ride, come riesco a farlo ridere solo io. allora, con quell’immagine che non mi da spazio per altro, la afferro e la faccio mia, e penso a lui, penso che io con lui non ci voglio fare l’amore, penso che voglio essere nulla e voglio essere una coppa per accogliere il suo cuore, il suo bocciolo e il suo seme perché crescano dentro di me, perché non mi facciano dimenticare che non ho un’anima. Muovo i fianchi come solo un pazzo riuscirebbe a fare, frettolosamente, affannosamente, e penso a lui che ride e sorride e poi sorride ancora. Ma che hai fatto, eh? Che cosa mi hai fatto? Mi hai ingannato? Mi hai gettato addosso una maledizione? Maledetto. Mi hai fatto innamorare del tuo sorriso e adesso tu stai a guardarmi che mi piego su me stesso per il dolore. Sei una strega, eh? Perché non me l’hai detto che sei una strega, perché non mi hai detto che io sono la tua bambola, tu è con me che giochi e ti diverti dopodiché mi butti via, come fai con tutti? Perché? No. Tanto con me non attacca. Io sarò il tuo padrone e il tuo schiavo e tu imparerai a rispettarmi e a non ridere, perché se ridi io muoio. Perdo sangue e leii cerca di capire dove sia la ferita. Poi mi guarda. Sorride. Le copro la bocca con la mano e quasi le tolgo il fiato.
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