I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Luca
Biblioteca
Titolo: Luca
Autore: Ulisse
Contatto:
Racconto n° 1774
Altri racconti dello stesso Autore:
Una delle prime pubblicità di preservativi che ho visto mostrava una mela, morsa a sinistra da lui ed a destra da lei.
Lui avido, quasi ingordo, lei con piccoli morsi imbarazzati.
Della mia adolescenza sono rimaste indelebili le immagini di ragazzi che mangiano mele e gli sguardi severi di mia madre.
Era da qualche settimana che io e Luca ci frequentavamo, ma non era ancora successo niente. Qualche uscita, qualche bacio sotto casa, in macchina.
I primi giorni di una nuova storia sono sempre un po’ strani, ci si annusa, si misurano le distanze, stai lì a non voler svelare subito tutto, fai la preda, conservi gelosamente quella mela, sai che gi uomini vogliono mangiarla tutta subito, tu sai che ne vuoi un po’ alla volta.
Con Luca fu subito diverso. Mi faceva impazzire ogni cosa di lui, le sue mani, il suo sorriso, quell’aria un attimo prima così sicura e subito così ingenua, così bravo a giocare con me, a fare lui la preda.
Così bravo a guardarmi. Così bravo a farsi desiderare.
Era agosto, lui doveva rimanere in città per lavoro, io sarei partita l’indomani con Laura per chissà dove, non faceva che chiamare per ricordarmi questo o quello.
Il posto era un posto qualunque, tavoli all’aperto, poche persone, sedie di vimini. Forse qualcuno suonava qualcosa. Io bevevo chissà cosa, lui il suo solito Negroni.
Cominciammo a parlare, solite cose, vecchie storie. Lui, con quella sua aria da sbruffone, mi divertiva. Era così sexy, con il suo bicchiere o la sua sigaretta, o l’accendino o il pacchetto di sigarette o le chiavi della macchina a tenere occupate le mani, senza tensione, come un felino che si crogiola al sole, placidamente, in attesa di adocchiare qualcosa.
Provavo a metterlo in imbarazzo, con domande sempre più strane, più intime, ma lui niente, rigirava il bicchiere tra le dita, aspirava una boccata di fumo e rispondeva con una naturalezza ed una dolcezza disarmante.
Nella scaletta degli argomenti piccanti arrivammo ai rapporti anali.
Io gli dissi che non lo avevo mai fatto.
- Com’è?
- È difficile da descrivere.
- Prova.
- Non mi è capitato molte volte… è un momento particolare…è necessaria un’intimità che va oltre il sesso (sorso di Negroni)… è un gioco celebrale, che altera gli equilibri, che fa cambiare i pesi, i rapporti di forza (altro sorso, altra boccata di fumo)
- Ma a voi piace? Intendo, a voi uomini… a volte sembra una fissazione.
- Boh, si, è qualcosa di molto presente nell’immaginario erotico di noi maschietti, forse vediamo troppi film porno. In realtà non a tutti piace, voglio dire… per alcuni è qualcosa che denigra la donna, qualcosa che fanno solo le puttane, qualcosa che non farebbero con la propria compagna...
- Mi hanno detto che fa male…
- Si, è vero, può far male ad entrambi. È necessario lasciarsi andare, rilassarsi.
- E a te? Voglio dire, a te piace?
Lui mi guardò, sollevò il bicchiere e fece un altro sorso. E continuava a guardarmi. Qualcosa era cambiato nel suo sguardo, adesso ero io la preda, ma sapeva che ero ancora lontana, che dovevo avvicinarmi ancora un po’, che doveva ancora fingere di dormire.
- Alcune volte mi è piaciuto, altre un po’ meno.
- Cosa non ti è piaciuto?
- Mah, te l’ho detto, a volte fa male. A volte lei lo fa solo per compiacere ad un tuo desiderio, in realtà è tesa, non le piace, tu non riesci a capire, a sentire niente, ti lasci prendere dalla foga. Ma resti da solo, lei è infastidita e non vede l’ora che tu finisca, e tu ti senti un idiota. Bisogna essere in due a giocare.
- E le volte che ti è piaciuto?
- Il possesso. La sensazione di possedere qualcuno, in maniera completa. La sensazione di dominio, e la percezione dei suoi sensi, della sua voglia di darsi completamente, di sentirsi posseduta nel più passivo ed umiliante dei modi.
Dopo parlammo d’altro, non ricordo, forse bevemmo ancora qualcosa, forse ce ne andammo subito. So solo che mi aveva già presa, che mi ero avvicinata troppo, che aveva vinto la sua preda. E che stavo impazzendo dal desiderio, e non volevo altro che sentirlo dentro di me.
E lo sapeva anche lui.
Salimmo da me senza parlare. Lui si appoggiò sul letto ed io cominciai a spogliarmi, al buio, sempre in silenzio, e si spogliò anche lui, senza parlare. Mi prese per mano e mi fece stendere accanto a lui, di fianco. E cominciò a baciarmi, lievemente, senza toccarmi. Volevo sentire le sue mani su di me, volevo che mi mostrasse tutto il suo desiderio, che mordesse avidamente la mela, così che rientrassi in qualcosa che conoscevo, che mi aspettavo.
Ma lui non mi toccava, seguiva con la punta delle dita il profilo del mio fianco, del mio seno. Sentivo le nocche delle sue dita scivolare sui miei capezzoli, la sua lingua sfiorare le mie labbra, senza un ansimo, il respiro dannatamente regolare. Ero al culmine della paura e della voglia di lui.
Rimaneva lì, stava aspettando. Mi girai sull’altro fianco, dandogli le spalle, sussurrando semplicemente “si”.
Cominciò a odorarmi, a mordermi il collo, poi la schiena, scendendo lentamente, senza fretta.
Mi sollevò la coscia, mettendomi a pancia in su, e cominciò a leccarmi tra le gambe. La punta della lingua sfiorava il mio sesso, assaggiava il mio sapore, mi odorava. Si avvicinava e si allontanava. Più mi sporgevo col pube, più si allontanava.
Rimasi con la schiena inarcata e le gambe spalancate. Sentivo la punta della lingua seguire le labbra, indugiare, poi guizzare di nuovo, mentre le mani ripresero a sfiorarmi i seni, a stringermi i capezzoli. Mi sembrava di impazzire. La lingua cominciò a scendere, sentivo la punta che provava a violarmi.
Appena la lingua sfiorò l’ano ebbi un orgasmo, sentii le gambe fremere. Poi di nuovo su, ad inumidirla, e di nuovo giù, a lubrificarmi. E ancora su, e ancora giù, e ancora… e le sue mani, e la sua lingua ed i capezzoli che mi bruciavano per quanto li strizzava.
Quando sollevò la testa le mie gambe ancora fremevano, si sollevò, prese le mie caviglie e mi sollevò le cosce, appoggiandole sulle sue spalle. Cominciò a sfiorarmi il sesso con le dita, poi con la punta del suo membro, senza penetrarmi. Lo sentivo prelevare il liquido umido e denso dalla fica e andare a lubrificarmi dietro, con le dita, con la punta del cazzo, e ancora con le dita nella bocca, nella fica, nel culo. Dentro di me.
Poi cominciai a sentire la pressione, lo sentii entrare, allungai una mano per toccarlo, per sentire quanto era entrato, sentivo delle scariche elettriche attraversarmi da una parte all’altra. Lui smise di premere e mi disse “spingi tu”.
Spostai il peso su una natica, poi sull’altra, contorcendomi, continuando a stringerlo. E lo sentivo scivolare dentro, sempre più dentro, era quasi metà dentro. Luca era rimasto fermo, di sale, e lo sentivo fremere, sentivo il suo sesso pulsare, durissimo.
Poi si sporse in avanti, inarcandomi ancora di più le gambe, lo tirò un po’ fuori, poi spinse di nuovo, lentamente, di nuovo fuori, di nuovo dentro, ed ogni volta sentivo che era sempre più dentro, e scivolava, e mi riempiva, e mi premeva dentro, e usciva, e di nuovo dentro, ed io seguivo i suoi movimenti spingendo, contorcendomi.
A volte mi faceva male, e mi allontanavo, e subito spingevo di nuovo, più di prima.
Ebbi un altro orgasmo, o forse no, era ancora quello di prima, interminabile, sentii il suo ritmo aumentare, e le mie gambe tremare, ed il sudore sulla sua schiena, e il suo cuore battere, ed il mio respiro ed il suo allo stesso ritmo.
E poi lo sentii aumentare il ritmo, e fermarsi, e sussultare, ed il calore del suo sperma che mi riempiva il corpo.
Lo tirò fuori lentamente e me lo mise nella fica, ancora duro, e riprese a muoversi, lentamente, lasciò scivolare le mie gambe dalle spalle ed affondò la testa tra i miei seni. Si mosse ancora un po’, lo sentivo ammorbidirsi dentro di me, e gli accarezzai i capelli.
Luca si spostò, stendendosi al mio fianco e sussurrandomi all’orecchio:
- Non partire, resta qui.