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Salendo, il caffé
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Titolo: Salendo, il caffé
Autore: Matteo Labati
Contatto:
Racconto n° 1775
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Mi sveglio con il sentimento che stiano piovendo petali.
La tua bocca è il cavatappi che apre il mio desiderio.
La tua lingua è l'ascensore per le nuvole.
Mi svegli leccandomi il sesso.
Nella bocca trattieni i testicoli, come biscotti cui sciogliere la glassa.
La mia marea, sale nel sangue.
Il mio glande, si accende come una sveglia.
Raccogli i capelli dietro le orecchie con gesti ripetuti delle dita, mentre succhi la mia carne protesa nel sogno.
Sei rannicciata sulle gambe, la tua schiena un arcobaleno; sei bella, qui nel letto, come una teoria di scogli controsole.
Alla testiera del letto sono rimasti da questa notte, legati per i cinturini, i tui sandali; ne slaccio uno, e con il tacco ti penetro, mentre la tua bocca continua il suo volo di farfalla.
Il tuo sesso crepita come un fuoco di scintille liquide. Si apre. Sboccia. Il tacco ti penetra, tutto. Lo muovo, piano. Lo tolgo; lo bacio, ed anche tu.
Cerco una melodia con le dita, dentro di te.
La tua lingua è uno scoiattolo, lungo il mio sesso.
La tua bocca, un fiordo assolato e profondo.
Quando sai che il mio cazzo non può crescere più, quando senti di averlo illuminato abbastanza, ti sollevi; ti lecchi le labbra e, con un gesto che è un suono perfetto, tu mi sei sopra, e dentro, io.
Perno sulle gnocchia, prima; sulle caviglie, poi, ti muovi come l'altalena di un giardino incantato. Con le mani, sollevi i capelli; i tuoi occhi, in quel gesto, esplodono di luce scalena.
I tuoi seni, davanti a me come una promessa, sono eretti, e stillano miele come alveari colmi; salgo a leccarne la compiuta bellezza.
Il mio cazzo uno spremiagrumi, tu un albero di arance; il mio cazzo la puntina di un giradischi, tu un vinile per violoncello solo; il mio cazzo il pestello tu il mortaio, e la nostra voglia il basilico.
Mi scopi con gesti ampi e profumati, che salgono dentro me fino alla nuca.
Ti guardo; ti muovi, e sembri il sole che sorge.
Il caffè, programmato, intanto sale.
La stanza, il letto, hanno il tuo profumo, il tuo odore, e quello amaro del caffè.
Con le mani sul mio petto, mi guidi; mi fermi. Vuoi continuare tu.
Io stringo le tue caviglie, carezzo i tuoi polpacci, tengo i tuoi glutei, ti massaggio la schiena; ti sfioro il clitoride, lo coccolo, lo provoco; cerco l'ano, lo tocco piano, finchè non è umido, e soffice.
Aumenti la corsa dei tuoi gesti; i tuoi occhi sono più larghi, i seni più luminosi.
Vieni sulle mie dita, prima, e sul mio cazzo, poi.
Mi abbracci. Sento il tuo respiro entrare nel mio, la tua pelle tremare.
Al mio fianco, guardi il mio cazzo, orfano, venire, sul mio stomaco.
Lo prendi in bocca, dolcemente, come una gatta fa con i cuccioi.
Scivolo tra le tue gambe. Ti lecco. Luce. Luce. Luce, dappertutto su te.
Beviamo il caffè.
Nudi. Allegri.

Matteo Labati