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Questo nostro amore
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Titolo: Questo nostro amore
Autore: Patricia Sugar
Contatto:
Racconto n° 1782
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Se solo questa volta, con orgoglio avessi rifiutato l’invito.

Invece no. Alla mia offerta di trascorrere una serata a due, fuori dai normali canoni, hai accettato passivamente senza fare domande.

Non l’ho mai detto, ma ti odio per questa tua capacità di accondiscendenza, della disponibilità gentile che hai nell’aggiustarti in ogni situazione che ti propongo. Trovi sempre un posto, un ruolo, per compiacermi.

A volte ti vorrei diverso, mostruosamente egoista, egocentrico, accentratore di attenzioni e non quell’uomo che sembra l’ombra di me stessa. La presenza di chi mi ama talmente tanto al punto di annientarsi dentro, se io lo ordino.

Adesso sei in ginocchio. Le mani legate dietro la schiena e gli occhi abbassati in attesa del permesso di guardarmi. Stringo tra le dita i capelli grigi sussurrandoti che sei una nullità. Un insetto ha maggiore personalità di te.

Con un fil di voce annuisci un – sì Padrona –. Il nostro jeux de roles è iniziato.

Adesso mi appartieni e niente ti dà maggiore felicità. L’unico indumento che ti permetto d’indossare è un guinzaglio di pelle nera. Ti porto a spasso, carponi, per casa. Sul pavimento di marmo le tue ginocchia ossute faranno male, ma che importa. Ti muovi lentamente, il dolore è sopportabile.

Nel tuo lavoro sei abituato a dare ordini, a muovere uomini villosi di cantiere, ma quando sei qui, tra le mie mani, diventi carne, subisci questa lobotomia che lascia vivi soltanto gli istinti. I tuoi istinti animali.

Non potrei desiderare maggiore affetto o amore da un cane. Ci sei tu.

Mi segui fin quando non mi siedo e ti bendo. Non sei impaurito, anzi mi supplichi di possederti, ma stasera non mi diverte l’idea di sodomizzarti anche se ti piace da morire.

Ho visto indurirti il cazzo quando ti ho permesso di baciarmi le cosce velate dalle calze, impossibilitato a toccarle. Le tue parole di rito – Mia Divina, mia preziosa Signora. Permetti che il tuo umile schiavo osi leccarti le parti più intime per beneficiare del profumo e del sapore di nettare prezioso e femminile. –

Io sono la tua Dea Madre, benefattrice e aguzzina.

In piedi con le gambe divaricate, sento la tua lingua ruvida di cane frugarmi dentro, quasi cercassi di bere fin l’ultima goccia d’assenzio che ti permetta lo stordimento dei sensi.

Ti ordino di guaire e di leccarmi i piedi, come ipnotizzato emetti gridolini di piacere ed inizi a baciarli, accarezzarli col viso finché uno alla volta ti spariscono in bocca.
E’ il momento che preferisco.
La tua bocca che mi scopa i piedi. Un’emozione calda, intensa.
Li mordi famelicamente senza farmi male, spompini una per una con delicatezza le dita. Succhi, baci, lecchi, baci ancora, e continui a gemere come una cagnetta. Il mio orgasmo arriva imperioso e violento.

Tu invece ti accasci privo di forze.

Il gioco si è concluso troppo velocemente. Vorresti spruzzare anche tu con quel misero cazzetto di cane.

No. Non stasera.
Non mi va.

Che razza di amore è il nostro?
Siamo così incapaci di viverlo in altro modo o sotto un’altra forma. L’unica nostra certezza è il nodo che ci stringe insieme.
Questo furioso desiderio che nessuno possa entrare tra noi. Un legame morboso e avvolgente, non di certo tranquillizzante.
Ho letto in un blog le innumerevoli varietà dell’amore, l'amore fisico, l’amore intellettuale, l’amore rabbioso e superbo, l’amore timido e dimesso, l’amore trionfante, l’amore sconfitto… l’amore crudele.

Noi due amanti perduti.
Si può distruggere per amore?

Esco, ho bisogno di aria fresca.