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Gatta
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Titolo:
Gatta |
Autore:
Clio |
Contatto:
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Racconto
n° 1799 |
Altri
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Mi stiro come una gatta: allungo le braccia e le gambe, il mio corpo è indolenzito dal troppo te, la mia fica duole e vuole…
E’ stata una notte folle, è stata una notte di corpi, di piacere, di orgasmi. Mi sono persa nella spirale dell’oblio e ho iniziato con te un viaggio che si è concluso all’alba quando, stremati, siamo tornati, nostro malgrado, in noi. Ti ho conosciuto al bar dell’albergo: un luogo anonimo, un aperitivo dopo un’intensa giornata di lavoro… eccomi stanca e sola ad aspettare di cenare in questa città che non conosco e nella quale starò per una settimana. Una consulenza come tante, un’azienda come tante, una manager come tante, una donna… già, una donna: è questo mio essere donna, femmina che adesso prevale e che mi fa guardare intorno con occhi diversi, con olfatto diverso alla ricerca di un uomo, di un amante, di un giocattolo.
Ho quarant'anni, sono nel pieno della mia vita e di solito prendo quello e chi voglio… Basta avere uno sguardo meno distaccato, basta sorridere ad occhi sconosciuti, basta rendersi disponibili: Il resto? Un gioco…
Ti ho notato seduto a un tavolino: un portatile, un cellulare, una valigetta da lavoro, abiti di classe, uomo di potere.
Mi piace il potere, mi esalta e mi eccita. Non solo e non tanto il potere economico, ma soprattutto quello mentale, quello che fa muovere il pensiero e il corpo come fossero delle marionette.
Sei un bell’uomo, sicuramente posizionato per come appari. Avrai una casa, una moglie, dei bambini, avrai, ma a me non importa, come sicuramente non importerà a te quello che ho io. Mi avvicino e ti chiedo se posso usare un momento il tuo portatile per connettermi alla mia posta “Mi scusi se sono indiscreta, ma ho visto che ha il pc acceso e una connessione ad internet e io non ho più batteria, le spiace se controllo la mia casella di posta? Attendo una mail estremamente importante…” I tuoi occhi sono su di me, mi guardano compiaciuti, sono bella e lo so, sono intrigante e lo so, non farti altri domande… osa! Controllo la posta e ti comunico raggiante che ho avuto conferma dell’acquisizione di un cliente importante. Ti chiedo se vuoi unirti a me per festeggiare, ordino due flute di champagne e tu mi guardi accondiscendente, osi e ti fai travolgere…
Ti sto corteggiando e mi faccio corteggiare. Accavallo le mie gambe lunghe e sottili, esaltate dalle calze velate e da un decoltè di Gucci. Indosso un tailleur gessato e una camicia in seta, la gonna è appena sotto il ginocchio, discreta e femminile. Un anello importante all’anulare sinistro ti rassicura: ho già la mia vità, non ti chiederò niente. Ho sciolto i capelli mentre scendevo in ascensore e li porto alle spalle, so che li immagini danzare sul tuo corpo, sento ciò che senti.
Faccio la gatta e ti circuisco perché ho voglia di te, ti ho scelto, vieni con me e fammi l’amore, vieni con me e fammi sentire i gemiti del mio corpo…
Sei venuto con me, sei nella mia stanza. Le giacche, le camicie, i pantaloni, la gonna, le scarpe, le calze, la biancheria, noi… siamo per terra e su quel letto ci sono i nostri corpi che chiedono e danno piacere.
La tua mano, il tuo pollice seguono il profilo del mio volto, come se tu fossi un pittore che sta prendendo le misure. Quel pollice segue il contorno della mia bocca esigente, la esplora, la penetra, la scopa allusivo… non posso non comprendere. Sorrido e ti dò lo scettro del comando, mi spoglio dei mie panni di donna abituata a comandare e mi trasformo in una femmina che sottostà al suo uomo.
Sei bastardo, avido, mi fai male quasi con l’irruenza della tua bocca, delle tue mani, del tuo corpo. Ansimo e mi faccio esplorare tutta, un terreno vergine sul quale piantare la tua bandiera di conquistatore.
Sei uomo e mi fai sentire una femmina impudica, una voce inarticolata, una troia implorante ancora…
Sei avvezzo all’amore, ti muovi con maestria e mi fai letteralmente impazzire. Sento le tue mani sul mio collo, sul mio seno, sui miei capezzoli, sul mio ventre, sul mio clitoride e lì, proprio lì, comincia il delirio. Titilli, strizzi, schiaffeggi e non so che altro ancora, so solo che spingo il mio bacino verso di te con tutta me stessa, con la disperazione di un naufrago che vede nel piacere la salvezza. Mi guardi e sorridi soddisfatto di te, sono nelle tua mani e ti imploro di farmi godere, ma tu dici di no, aspetta, siamo solo all’inizio…
Pensavo di governare e invece sono governata, travolta da una passione che non conoscevo, da una necessità fisica di essere riempita da te. Ti guardo, te lo chiedo:
“Scopami, ti prego…”
E tu mi prendi prima con le dita: uno, due, tre… stantuffi come una macchina da guerra e io vengo, vengo, vengo, e sento i miei umori colare fuori da me e avvolgerti tutto.
Mi giri e mi metti a pancia in giù. Un colpo solo, forte e sicuro e sei dentro di me, fino ai coglioni. Mi strappi un lamento, un lamento che non riconosco, che non suona essere mio, suona volgare, lascivo, osceno. Sono un buco, sono una fica, fino ad oggi non sapevo di esserlo, adesso ho scoperto il centro del mio mondo…
Mi sorprendi, cambi marcia, a volte colpi profondi e lenti, a volte colpi superficiali e veloci, a volte stai fermo dentro e ti muovi in cerchio. Ti vengo incontro ancora e ancora fino all’ennesima spinta fino al nostro orgasmo…
Sei stato magnifico e non sei stato un sogno. Dedicato a te che sai… io gatta, sempre!
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