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Una giornata no
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Titolo: Una giornata no
Autore: Nadine
Contatto:
Racconto n° 18
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- Nadine! Svegliati, bella, datti una mossa, qui non ci arriviamo più alla spesa!
Santo cielo, anche il sabato mattina. E' un incubo, quella ragazza è un incubo. Mi arrotolo svogliatamente nel lenzuolo, cerco con la disperazione sul volto le Diana rosse. Non ci sono, guardo sotto il letto: nulla.
- Cerchi queste?
Con un saio da frate e due ciabatte hippy vedo stagliarsi la figura di Corinne nel riquadro fastidiosissimo di una porta assolata, i capelli raccolti in un fermaglio a fiori e, nella mano destra, la mia salvezza che oscilla invitante. - Dammene una, - supplico con fare da bambina mentre sto seduta sul letto, una gamba sotto il sedere e l'altra a ciondolare. Ho i capelli in stato confusionale. Devo depilarmi.
- Finirai all'altro mondo con questa specie di veleno.
- Dàiiii!!!
- Ti vuoi muovere o no? Sono già le dieci e tu sei ancora lì tette al vento.
Sbatte la porta con stizza. Le urlo dietro: - sei cattiva! Devo farmi i peli, devo lavarmi i capelli, andare in bagno, e poi ho fame!
Sento qualche maledizione sconnessa dalla cucina, i suoi passi minacciosi, la porta che si spalanca e lei che entra gettandomi un cornetto gelido sulla pancia. - Ti do tre secondi, dopodiché ti butto giù a calci nel.
- .capito, capito!! Almeno i peli.
- Mettiti i jeans!
- Sei matta, ci saranno cinquanta gradi all'ombra!
- Mi dai una sigaretta?
- Dio mio, sei.sei.indefinibile!!!
- Ma insomma!
Trangugio il gelato, decido di vestirmi mentre la sento sacramentare in francese. Scelgo un paio di pantaloni di cotone fresco, un reggiseno qualsiasi, infilo anch'io un paio di sandali e sono in cucina, borsa alla spalla e occhiali da sole sulla testa. - Alleluja!
Incrociamo le imposte, socchiudiamo i vetri e accendiamo i ventilatori. Due giri di chiave e la faccia scura di Corinne si precipita per le scale.
- Non mi sono neppure fatta la doccia, - protesto!
- Si sente, - risponde seria
- Non puzzo, io!
Montiamo sulla R5 e partiamo al volo, quasi va a sbattere contro un posteggiatore.
- Hai deciso di morire? No, perché io al mondo ancora ci sto abbastanza bene.
- Taci, Nadine, oggi ti prego taci!
- Posso fumare, almeno? Posso chiedere di fumare?
Mi sbatte il pacchetto addosso con furia, poi mi insulta in francese e prosegue verso il supermercato.
- Insomma, Cory, si può sapere cos'hai? Dormito scoperta stanotte?
- Devo vedere mio marito.
- Ex marito, - preciso.
- Sì: ex, fu, era, chiamalo come ti pare. Appuntamento dall'avvocato alle undici e mezza.
- Scusa, non potevi dirmelo prima? La spesa la faccio io, tu vai dall'avvocato e poi ci si trova a casa. E poi non capisco perché ti agiti così ogni volta.
- E' un figlio di puttana, è un gran figlio di puttana!!! - urla.
- Vabbè, dai, anche lui ha i suoi buoni motivi, come li hai tu. Non vi siete capiti, due anime...
-.Due anime in rotta. Nadine, sono mesi che mi ripeti la stessa solfa, oggi non è proprio il caso.
Ci rimango male e sto zitta, mi infilo gli occhiali da sole e chiudo gli occhi, cercando di non entrare nei pensieri di Corinne. Ci fermiamo subito, il parcheggio del supermercato è pieno, mi viene male all'idea di dovere fare tutta quella coda.
- Cory, sono le dieci e mezza, tra un'ora devi essere dall'altra parte della città, qui c'è un casino boia, perché non vai e poi ci diamo appuntamento al bar verso le due?
- Non ho voglia di andarci!
- E non ci andare. Cosa ti può accadere? Mica ti arrestano se ti rifiuti di vedere tuo marito.
- Devo firmare la cessione del mutuo. Ci devo andare, altrimenti continuo a pagare per una casa che non so neanche più dove sia. E che si gode una ventenne, al mio posto.
- Ti accompagno?
MI viene da ridere: l'ultima volta che ho visto suo marito mi ha dato della lesbica schifosa solo perché l'ho ospitata in casa. Penso alla faccia che farà vedendomi. Lo racconto a Corinne.
- Sai la faccia di tuo marito quando mi vede? - e rido a crepapelle, rido tanto da contagiarla. E' bellissima quando sorride, è un fiore stupendo.
- Dai, smettila, è una cosa seria.
- Lo so, lo so - e rido - ma se noi andassimo là e facessimo occhietti dolci all'avvocato e all'amica di tuo marito?
- Ma noi non siamo lesbiche!
- Bè, un pochino.
- Sì, un po', tra di noi, ma con un'estranea.
- Dai, dai che ci divertiamo!
Corinne mi guarda, complice, poi sgomma e via, direzione casa per tirarci a lucido. Lei si trucca come sa fare, un po' lo da anche a me, scarpe coi tacchi entrambe, vestitini estivi succinti, via le mutande e si parte, come due ragazzine che vanno a fare una marachella.
Avvocati Associati Bandini & Rossi.
Lo studio è grande, moquette grigia sui pavimenti, sala d'attesa in legno, segretaria tutta fiori e frutta che ci accoglie sorridendo - attendete là, l'avvocato deve ancora arrivare.
- Partiamo dalla segretaria tutti frutti? - sussurro.
- Smettila, mi sento ridicola!
A me viene da ridere, mi copro la bocca con una mano, quando si spalanca la porta ed un tailleur beige con capelli biondi si impone nella visuale. Dietro la ragazza fa capolino la testa di Paolo, l'ex marito. Ci alziamo per salutare, la ragazza che scopro chiamarsi Claudia ci osserva come fossimo due imbecilli, Paolo mi guarda con fare sornione.
- Allora, donne, come va?
Corinne annuisce arrabbiata, io sorrido e decido di lanciarmi:- una meraviglia, ti assicuro, - ammiccando l'impossibile e con un sorriso da lasciare intendere qualsiasi porcheria. Però mi viene da ridere, troppo da ridere. Corinne evita di guardarmi per non scoppiare anche lei. Ci sediamo, io inizio a fissare Claudia che si arrampica in difesa al braccio di Paolo, polo firmata e pantaloni da intellettuale, gli occhiali ben piantati sul naso. Le guardo le gambe, le sorrido fino ad essere sicura che la sto mettendo in imbarazzo. Corinne intanto ritorna seria e si lancia in un battibecco serrato con Paolo.
- Spiegami perché c'è bisogno di un avvocato, - fa lei.
- Insomma, queste cose qua mica le puoi decidere così.
- Perché? Non ti fidi di me? Io, al tuo opposto, quando do una parola la mantengo.
- Bè, è da vedere, - ironizza in modo antipatico guardandomi. Vorrei prendere per mano Corinne ma non mi fido, temo una sua reazione impulsiva. Sdrammatizzo.
- Avranno un tè freddo, qui?
- Purtroppo no, - risponde sconsolata la segretaria da sopra il computer. - Comunque sarà qui a momenti.
Si apre di nuovo la porta, un signore sulla sessantina magro impiccato, altissimo, la faccia simpatica, entra di prepotenza con un saluto a voce piena. Corinne e Paolo spariscono nello studio. Di fronte ho Claudia che fa dondolare la gamba abbronzata e guarda fuori dalla finestra, evitandomi. Penso che la ragazzina abbia poca intenzione di socializzare, lascio perdere.
Passa un'ora nella quale leggo tutte le riviste di viaggio con il magone, pensando che le vacanze le sto passando a casa, all'afa maestosa che invade queste zone. Non escono, dall'interno non trapela alcun suono. Claudia è sul corridoio e parla al cellulare sorridendo. Mi alzo e vado ad ascoltare. - Sì, sono ancora dentro.ma no, non ti preoccupare.non lo so.certo che lei, mettersi con un'altra.sì, un'altra, a come donna.sì.una francese, o una cosa del genere.
Cosa. Io sarei una cosa. Esco dalla porta e mi piazzo di fronte, imperativa. - Con chi stavi parlando?
Lei saluta velocemente, spegne, mi guarda aggressiva. - Cosa te ne frega a te, scusa?
- Analfabeta! Si dice cosa te ne frega, non cosa te ne frega a te.
Fa una smorfia di disappunto e sufficienza.
- No, è inutile fare quelle facce. L'italiano è una lingua con dei criteri ben precisi, io no la conosco a fondo, lo so, ma tu, bambina mia bella, una che aspira ad un medico dovrebbe almeno conoscere un po' le basi della grammatica!
- Almeno non sono lesbica, io!
- Hai intenzione di offendere? No, perché se è così dimmelo! Vuoi litigare?
- No, con una come te non mi ci metto neanche.
Se ne va, torna a sedersi nella sala d'aspetto, campo neutro. Vado a sedermi accanto, lei si volta scocciata. - Devi sempre dirmi con chi stavi parlando, tesoro. Non mi dire con una tua amica, altrimenti la lesbica qui sei tu.
Non risponde, non accetta la provocazione. Insisto. - Chi era, il tuo amante? Gli stavi dicendo di non preoccuparsi, che il pollo sta per essere spennato? Stavi spettegolando gratuitamente di una che nemmeno conosci? E con che gusto, dimmi?
Diventa rossa, muove il polpaccio irritata e va in bagno di scatto. La segretaria esce, saluta dicendo di non rispondere al citofono, è tardi, il caldo fuori annulla quasi la presenza umana. Vado in bagno anch'io.
Guarda fuori dalla finestra. E' bella, certo, di una bellezza irrequieta e, probabilmente, è solo una ragazzina come tante oggi, furba fino a un certo punto. Sente i miei tacchi e si gira. - Si può sapere cosa vuoi?
- Nulla, - rispondo, - solo scoparti come si deve.
Arrossisce. Cerca la porta del bagno, poi si ravvede ed esclama: - io non sono lesbica! Io sono innamorata, io sono.-.
Con la lingua le chiudo la bocca, le pianto un ginocchio tra le cosce ed inizio una manovra frenetica con una mano sotto il tailleur. Porta solo il reggiseno, velocemente le sbottono la giacca, le stacco i ferretti e mi lancio sul suo seno caldo. Lei mugugna qualcosa, poi lascia che la mia lingua le vada ad esplorare la pancia, che le mie mani le sfilino la gonna e il perizoma e che finalmente il vortice delle mie labbra si accanisca sul suo clitoride ancora secco. Non ho tempo per fare piano, non mi voglio eccitare, la ragazza vuol essere posseduta come fossi un uomo ed io la accontento con due dita e la lingua che non smette di straziarla. Il respiro si fa affannoso, gocce di sudore le cadono dal viso, solleva una gamba e me la mette su una spalla per essere deflorata meglio. Sono sempre più veloce, una macchina in accelerazione, vado, vado finché non geme il suo orgasmo contraendo i muscoli delle gambe quasi a cadere. La lascio soddisfarsi fino in fondo, poi alzo gli occhi e noto due occhi carichi di desiderio ancora da sopire.
- Sei piena di luoghi comuni, bella, sei una ragazzina stupida che non sa godere. Ti stai allagando ancora solo all'idea di essere tu a possedermi, vero? E questo vuol dire essere lesbiche? No, bella, questo vuol dire godere, vuol dire sesso. Ma non vuol dire amore, come non lo è tra te e Paolo.
- Io.
- Tu sei giovane, quanti anni hai, venti, ventuno? Tu non sai quanto ho goduto io amando, amando veramente, amando fino allo stremo delle forze. Ti auguro solo di conoscere tutto questo. Adesso rivestiti e mettiti a posto i capelli, sei sconvolta.

Escono, seri come ad un funerale. Non si salutano neppure, nessuno si saluta. - com'è andata? - chiedo.
- Nulla, tra qualche mese forse ci saltano fuori i soldi per le ferie. Però è un gran maiale!
Torniamo a casa, io sto zitta e Corinne non ha voglia di interrogarmi. - Andiamo a fare la spesa? - chiedo.
- Combinate in questo modo?
- Che ti importa? Magari rimorchiamo un paio di ragazzi e la serata è fatta.
- Nadine, sei incorreggibile. Lo sai che stai diventando peggio di me?
- Lo so, Cory. E' per questo che ti amo.
Mi guarda, scuote la testa e si va al supermercato.