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E se solo per questa sera, tu...
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Titolo: E se solo per questa sera, tu...
Autore: Charlie m.
Contatto:
Racconto n° 1809
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Facciamo un gioco!
Allora, noi maschi ci mettiamo in cerchio e facciamo girare il bastone di legno. So che è il gioco più vecchio del mondo, ma se campa da così tanto tempo sarà perché è divertente. Quindi… il bastone si fermerà su uno di noi che si deve chiudere nella stanza degli scopini con la ragazza che viene sorteggiata nell’altro gruppo. E poi si perdono tutte le regole, ognuno può fare quello che gli pare.
Gira il bastone gira. Poi rallenta. E si ferma. Si ferma su Andrea.
La ragazza che gli terrà compagnia è Giada.
Vanno verso la prima stanza e poi diventano solo pensieri. Il bastone riprende a girare e io credo di essere l’unico a fermarmi a pensare che le persone, alla fine, sono solo pensieri, perché magari quelle che conosciamo non le incontriamo per parecchio tempo e quindi diventano solo delle idee e poi potrebbero morire e neanche da morte le ritroviamo, e se questo succede per le persone che conosciamo, figuriamoci con quelle che non abbiamo mai visto. Non le abbiamo mai viste eppure potremmo immaginarle. Perché alla fine le persone sono tutte uguali, tutta questa varietà io non la noto e…
E poi mi avvisano. Ha girato, il bastone ha girato. Poi ha rallentato. E si è fermato. Si è fermato su Luka.
Un attimo: Luka sono io! E adesso che devo fare? Devo buttarmi su una ragazza? Devo massacrarla? Devo ridurla in pezzi di epidermide perché squarciata e lacerata? E chi è questa vittima?
Eva. La ragazza bionda dal rossetto sbavato che mi è sempre piaciuta. Mi pareva una prostituta che si pente di ciò che fa. Mi pareva una ragazza incompresa che deve necessariamente non essere sé stessa per far piacere a qualcuno che la ricatta. E io sognavo di essere il suo principe azzurro, il suo principe viola che la protegge per poi salvarla. E ho sempre sognato di possederla e adesso…
-Che ne diresti, se solo per questa sera, tu…- dice qualcuno all’interno della stanza, e poi mi trovo catapultato nella camera degli scopini. In quella di centro. Chiudono la porta e io la guardo, così piccola nella sua età. Vorrei carezzarla dolcemente, così piano e delicatamente che l’orgasmo le arriverebbe col pensiero, perché a volte è più bello pensare di farle accadere, le cose.
Poi, una forza soprannaturale si impossessa di me, del mio corpo ma non della mia mente. Inizio a sbatterla violentemente contro le pareti, la spoglio e quasi le strappo i vestiti. Da dove mi esce tutta questa forza? Chi si è impossessato di me?
Lei non dice niente. Tutt’e due siamo nudi all’interno di quel minuscolo stanzino. Tento di riacquistare il potere sui miei muscoli, così le bacio i seni, sfioro le labbra coi capezzoli, e lei inizia a gemere, e per ogni rantolo si guadagna una penetrazione.
Dolorosissima.
Continua a non dire niente e mi chiedo come faccia. Quasi non respira. La metto alla prova e mentre il mio membro le sfonda le natiche e il suo corpo si piega lentamente verso l’esterno, io le tappo la bocca, ma lei non prova nemmeno ad urlare.
Semplicemente porta la sua mano sulla mia, e io continuo a muovere i fianchi, a muovere il mio sedere e le mie cosce, a renderla impotente di fronte a me.
Sempre più forte.
Sempre di più.
Velocemente, sembra un’unica grande azione. La nostra prestazione non è più il risultato di tanti avvenimenti, no, è un solo lungo passaggio per cui non le faccio capire niente.
Perdo il controllo.
Mi agito, mi muovo, urto, la prendo, la massacro, la recupero, la invito, la sposto, mi scaravento, la lecco, la penetro e alla fine lei riesce ad urlare.
Aprono la porta di quella maledetta stanza.
Noi siamo entrambi vestiti.
Tutti si chiedono cosa sia successo, chi abbia urlato.
- Gli è venuto solo un colpo di tosse - dice lei - ancora dobbiamo cominciare. -