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Guantanamera
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Titolo:
Guantanamera |
Autore:
Neter |
Contatto:
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Racconto
n° 1819 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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"Guantanamera... na na na... guantanamera..." Sculettava per la casa mentre passava l'aspirapolvere e cercava di muoversi al bel ritmo cubano. Perché non aveva mia studiato spagnolo? Era una lingua così sensuale, morbida, conturbante, sinuosa. L'inglese era un po' troppo freddo ed asettico. "Franca dai smettila. Non sai le parole" le urlò suo marito dal salotto. "Amore non m'importa.. ma non senti quanto è bello questo ritmo? Non ti viene voglia di ballare? Di cantare?" Gli passò davanti agitando il bel corpo. Indossava una maglietta bianca, un paio di calzettoni e null'altro. Lui non la vide: aveva il naso affondato nel quotidiano rosa. "Franca sei stonata." Gli fece una pernacchia silenziosa e riprese la sua danza scacciapensieri con l'aspirapolvere. Quella sera pioveva blandamente e faceva piuttosto freddo. In televisione non c'era nulla di interessante. Carlo era già a letto a leggere un romanzo di quelli alti minimo seicento pagine e dai titoli altisonanti e catastrofici. Franca accese lo stereo e il cd riprese ancora da dove era stato interrotto al pomeriggio. Istintivamente le sue dita presero a battere il tempo sul tavolo. Si alzò e piroettò attraverso il salotto fino alla camera da letto. Carlo si era addormentato col libro in mano; allora glielo sfilò e scostò leggermente le coperte. La musica cubana giungeva dall'altra stanza. Le spingeva dentro una sensazione indefinibile: uno strano intruglio di eccitazione e di insoddisfazione. Voleva fare sesso con suo marito. E lui ronfava alla grande. Ma quell'intruglio le chiedeva qualcosa di più, di diverso, di stimolante, di imprecisato. Di... non sapeva nemmeno lei cosa. Carlo era solito dormire nudo e, doveva ammettere, aveva ancora un fisico discreto nonostante avesse oltrepassato i quarant'anni. Aveva il petto liscio come quello di un bambino e tanti riccioli scuri a coprirgli l'inguine. Prese ad accarezzarlo. Osservò attentamente il rigonfiarsi del pene di suo marito: il colorito rosso-violaceo e liscio e una gocciolina densa iniziasse ad affiorare dalla punta. La musica le faceva muovere i fianchi e la mano ne seguì il ritmo. Carlo si risvegliò di colpo trovandosi col sesso turgido e sua moglie nuda davanti a sé. Non sapeva se approfittare della situazione o trovarsi scandalizzato: Franca non aveva mai avuto un comportamento del genere. Non dovette far nulla perché sua moglie era già sopra di lui, aprendo leggermente le grandi labbra con le dita e lo fece scivolare dentro di sé. Rimase ferma per un attimo, una frazione di tempo imprecisata e poi prese a muoversi al ritmo di "Cuando sali de Cuba". Carlo era stupefatto dalla strana luce che vedeva, forse per la prima volta, negli occhi di sua moglie: quello era lo sguardo di una donna che stava godendo totalmente, senza pudori né inibizioni. Le accarezzò i seni floridi cercando di afferrarne uno con le labbra regalandogli piccoli morsi. Lei si ritrasse, ridendo felice come una bambina piccola. Poi lo accontentò e si fece divorare. "Amore siamo su una spiaggia cubana. Senti il rumore dell'acqua? Il ritmo del rifrangersi delle onde? Senti il profumo dell'aria?" Carlo non riusciva bene a connettere. "Si - diceva - si, si". Poi iniziò un'altra canzone: Mambo n°8 di Perez Prado. Un ritmo più frenetico ed incalzante, un minuto e mezzo di sesso da lasciare senza fiato. I fianchi di Franca si muovevano al ritmo del tam tam, Carlo rispondeva all'assolo dei fiati. Affannati e con un grido di liberazione, esplosero quasi nello stesso istante. Poi si accasciarono sul letto, sudati e silenziosi. Ripensavano entrambi a quei pochi minuti così intensi che avrebbero volentieri vissuto ancora.
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